Lo Stato Islamico avanza a Gaza, Hamas sempre più debole

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Agenzia Nova – Il ruolo di Hamas nella Striscia di Gaza rischia di essere surclassato dalle frange più estremiste presenti all’interno e all’esterno dell’organizzazione, in particolare salafiti e simpatizzanti dello Stato islamico.

I recenti attentati contro le forze di sicurezza egiziane nei distretti di al Arish e Sheik Zuid (Sinai settentrionale), che vedrebbero implicate direttamente alcuni membri di Hamas, la ripresa del lancio di razzi nelle aree meridionali dello Stato di Israele da parte di gruppi al di fuori del movimento, sono per gli analisti un evidente segno della debolezza del movimento, anzitutto a partire dalle sue divisioni interne.

La frammentazione del movimento vede da un lato la vecchia guardia attualmente a capo delle istituzioni che gestiscono la Striscia di Gaza, impegnata in un tentativo di accordo con Israele, in particolare rispetto alla cancellazione dell’embargo e allo sviluppo del territorio, in cambio della fine degli attacchi contro il sud del paese, mentre dall’altro vede i giovani miliziani, molti dei quali cresciuti nelle brigate Izzledine al Qassam (braccio armato del movimento) virare su posizioni sempre più estremiste.

A pesare su tale situazione vi sarebbe la crisi del movimento dei Fratelli Musulmani, alla base dell’ideologia di Hamas, la riduzione del sostegno finanziario e politico da parte del Qatar e il congelamento dei rapporti con l’Iran, prima di Doha, storico finanziatore e sostenitore del movimento islamista. Oltre all’abbandono parziale dei partner economici e politici Hamas sta patendo le conseguenze del giro di vite lanciato contro il movimento islamista dalle autorità egiziane, dove l’arresto e le condanne a morte della maggior parte dei leader islamisti, fra cui la guida suprema Mohamed Badie e l’ex presidente egiziano Mohamed Morsi, avrebbero spinto migliaia di giovani ad aderire ad altri gruppi più integralisti, Stato islamico incluso.

Secondo l’analista egiziano Maged Atef, la vecchia generazione crede che per sopravvivere, il movimento abbia bisogno di un compromesso per mantenere un livello di legittimità negli anni a venire, ma sta vivendo un profondo dissidio interno, perché i giovani desiderano la vendetta e aderiscono al jihad violento.

La parabola dei Fratelli Musulmani egiziani saliti al potere con regolari elezioni e con grandi legami in occidente e paesi del Golfo ha minato soprattutto la rigida struttura del gruppo, che prevede da parte degli adepti l’assoluta fedeltà agli anziani, oltre ad un percorso di indottrinamento di circa cinque anni con passaggi analoghi a quelli della massoneria. Come in Egitto anche a Gaza le nuove generazioni avrebbero perso fiducia nel movimento islamista colpevole di aver ceduto in parte alla laicità, senza ottenere alcun beneficio in termini di sviluppo e ricchezza, trasformandosi in una sorta di mafia legalizzata.

I gruppi salafiti e jihadisti come “Jihad islamico” attivi all’interno della Striscia avrebbero sfruttato il malcontento con il risultato che le giovani generazioni ora preferiscono il Jihad armato. Tale tesi è condivisa da Zvi Mazel (foto a sinistra) ex ambasciatore israeliano al Cairo, che un’intervista al quotidiano “Jerusalem Post” ha sottolineato che quanto sta accadendo in Egitto e in altri paesi musulmani, fra cui Gaza, “rappresenta il declino della più importante organizzazione musulmana dei tempi moderni, un’organizzazione che aspirava a creare un califfato, ma ha perso di fronte ai movimenti jihadisti”.

Un altro segno evidente della perdita di potere del movimento è la minaccia diretta da parte dello Stato islamico che lo scorso 30 giugno ha dichiarato la volontà di trasformare la Striscia di Gaza in un altro dei suoi feudi del Medio Oriente, accusando Hamas di non essere sufficientemente severa nell’applicazione delle norme religiose. In un video apparso in rete girato in Siria, definito come messaggio ai “Tiranni di Hamas”, l’IS ha inoltre contestato i rapporti fra Hamas e Israele, oltre alla tregua con al Fatah: “Noi sradicheremo il regime degli ebrei, voi e al-Fatah e tutti i laici non sono nulla per noi e voi sarete rovesciati dai nostri adepti infiltrati”.

Lo Stato islamico ha avvertito che la sharia sarà attuata a Gaza, nonostante le opposizioni di Hamas e che quanto accaduto nel campo di Yarmouk in Siria, accadrà anche nella Striscia.

In questi mesi le forze di sicurezza di Hamas hanno arrestato decine di salafiti, sostenendo che essi erano membri dello Stato islamico, sequestrando ingenti quantità di ordigni ed esplosivi che sarebbero serviti per attentati contro edifici pubblici, fra cui strutture delle Nazioni Unite e la casa di Gaza del presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas.

In maggio Hamas ha anche distrutto una moschea che utilizzata come quartier generale dalle frange salafite pro Stato islamico. La tesi che l’Is sarebbe già a Gaza è sposata anche dai vertici militari israeliani, che dopo aver lodato implicitamente Hamas per il suo impegno ora starebbero in realtà voltando le spalle al movimento accusandolo di sostenere direttamente i terroristi.

Il 6 luglio il coordinatore dell’Attività del governo israeliano nei territori palestinesi (Cogat), Yaev Mordechai, ha detto in un intervista all’emittente del Qatar, al-Jazeera, che i membri dell’ala militare di Hamas nella Striscia di Gaza hanno sostenuto i terroristi dello Stato Islamico nella serie di attacchi dello scorso primo luglio contro le forze di sicurezza egiziane nel Sinai settentrionale.

“Nei recenti attacchi, Hamas ha dato armi e assistenza organizzativa a un gruppo che sostiene lo Stato islamico”, ha detto il responsabile del Cogat, precisando che vi sono esempi di comandanti di Hamas che hanno partecipato attivamente all’offensiva come ad esempio Wael Faraj, il quale ha gestito inoltre la fuga dei feriti dall’area del Sinai verso la Striscia di Gaza.

Mordechai ha aggiunto che un altro membro di Hamas ha addestrato membri dello Stato del Sinai, sottolineando che le due organizzazioni hanno contatti regolari per la pianificazione di azioni sul territorio egiziano. “Io sono convinto di quello che sto dicendo, e ho le prove”, ha affermato l’ufficiale israeliano. Secondo il quotidiano israeliano “Haaretz” le dichiarazioni del responsabile del Cogat confermano una serie di precedenti rivelazioni da parte di altri membri delle forze di sicurezza e fanno inoltre emergere una sorta di campagna diplomatica sui media da parte di Israele contro Hamas.

Infatti come nota il quotidiano è di fatto impossibile che Mordechai abbia rilasciato tali dichiarazioni senza avere il benestare dei vertici militari e del governo.

La dichiarazioni di Mordechai offrirebbero inoltre ulteriori conferme rispetto ai tentativi da parte di Gerusalemme di spingere Il Cairo ad agire direttamente contro l’ala militare di Hamas a Gaza, nonostante in queste settimane Israele abbia evitato scontri diretti con il movimento islamista dopo il lancio di razzi verso il sud di Israele, precisando inoltre che Hamas aveva preso misure per frenare tali azioni.

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore un articolo pubblicato dal quotidiano israeliano “Haaretz”, nel quale una fonte vicina al governo egiziano rivelava la possibilità di un’alleanza militare fra Egitto e Gerusalemme contro lo Stato islamico. Secondo la fonte infatti il presidente Abdel Fatah al Sisi sarebbe pronto, in caso di un rischio reale di una presa di potere dei terroristi a Gaza, ad invitare le forze di difesa israeliane ad agire.

Di fronte alla perdita di potere di Hamas all’interno della Striscia di Gaza, l’Autorità nazionale palestinese (Anp) che guida invece la Cisgiordania, sta approfittando di fatto per lanciare un giro di vite contro gli esponenti del movimento nei territori.

Dopo aver sciolto l’appena nato governo di unità nazionale realizzato circa un anno fa insieme ai leader di Gaza, questa notte con una operazione sostenuta anche dalle forze di sicurezza israeliane, gli agenti di polizia dell’Anp hanno arrestato 100 membri di Hamas accusati di essere responsabili di vari attacchi contro israeliani dentro e fuori dai territori.

La campagna di arresti è la più imponente dalla scontro fra Hamas e al Fatah dopo la presa di potere del movimento islamista nella Striscia nel 2007, che segnò la mattanza dei seguaci del partito di Mahmoud Abbas per le strade di Gaza. (Res)

Foto: Reuters, AP, Stato Islamico, Limes, Hamas.

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