Marò: l'incoerente verdetto del tribunale del Mare

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Il Tribunale Internazionale del Mare (Iclos) ha deciso di ieri di non decidere con un verdetto ricco di contraddizioni forse determinato dalle pressioni politiche e diplomatiche sorte intorno alla disputa tra Italia e India per il caso che vede protagonisti i fucilieri Salvatore Girone e Massimiliano Latorre accusati di aver ucciso due pescatori indiani nel Kerala il 15 febbraio 2012.

Il governo italiano ha definito il verdetto un successo parziale perché La Corte di Amburgo ha tolto la giurisdizione del caso all’India per attribuirla esclusivamente al Tribunale arbitrale dell’Aja, stabilendo, come ha detto ieri in udienza il giudice russo Vladimir Golitsyn presidente dell’Iclos, che “Italia e India devono entrambe sospendere tutti i procedimenti giudiziari e astenersi da nuove iniziative che possano aggravare o estendere la disputa o pregiudicare qualsiasi decisione del tribunale arbitrale”.

Successo parziale perché la  Corte non ha voluto accettare la richiesta italiana di rimettere temporaneamente in libertà (anche con l’obbligo di risedere in un Paese terzo) i due fucilieri italiani considerato che Girone è ancora in India e Latorre è autorizzato a restare in Italia solo fino al termine della convalescenza dopo il malore che lo colse l’anno scorso.

“Non sarebbe appropriato prescrivere misure provvisorie nel rispetto della situazione dei due Marines perché queste entrerebbero nel merito di un caso la cui competenza spetta a un tribunale arbitrale” recita la sentenza dell’Iclos che invita Italia e India a presentare al Tribunale “una rapporto di ottemperanza con le misure previste” entro il prossimo 24 settembre.

Reazioni simili si sono registrate in India dove è stato apprezzata la decisione di lasciare i marò in mano a Nuova Delhi lamentando però il fallimento della stategia tesa a conservare in mani indiane la giurisdizione del caso.
Vari media a New Delhi non hanno esitato a definire la sentenza di Amburgo una “tegola” ed una “grossa delusione” per il governo di Narenra Modi.

Il giudice indiano dell’Iclos, Chandrasekhara Rao, ha sottolineato che “sebbene appaia che la misura disposta di sospendere ogni procedimento giudiziario e di non attivarne altri sia indirizzata ad ambo le parti, di fatto è rivolta solo all’India”.

Di fatto Amburgo ha scaricato ogni decisione sulla Corte arbitrale dell’Aja ma è paradossale che da un lato inibisca l’India a protrarre azioni giudiziarie disconoscendone di fatto ogni legittimità giurisdizionale e dall’altro lasci nelle mani della giustizia indiana i due militari italiani.
Una contraddizione sollevata anche dal rappresentante italiano nominato alla Corte di Amburgo, il giudice Francesco Forcioni che si chiede come possa essere efficace la sentenza che vieta ai due Paesi di avviare o continuare azioni giudiziarie “senza che vengano revocate, pro tempore, le misure di limitazione della libertà individuale dei due marò italiani?”

Per l’ambasciatore Francesco Azzarello, che guida la delegazione italiana ad Amburgo, il tribunale “ha riconosciuto la piena legittimazione e competenza della Corte arbitrale sulla vicenda” ma “siamo comunque delusi che non abbia adottato nessuna misura sulla situazione di Latorre e Girone, ritenendo che della questione debba occuparsi la costituenda Corte arbitrale. Per tale ragione, l’Italia sta valutando di rinnovare le richieste relative alla condizione dei Fucilieri davanti alla Corte arbitrale, non appena essa sarà costituita”

Per i giudici di Amburgo, divisi sulla sentenza approvata con 15 si e 6 no, sarebbe stato facile ordinare la liberazione dei due militari nel nome dell’immunità funzionale che rende responsabile lo Stato di appartenenza del loro operato.

Non facendolo o  non disponendo che i due militari vengano trasferiti in un Paese terzo, i giudici dell’Iclos legittimano in concreto quella giurisdizione indiana che hanno appena negato disponendo che il caso possa essere dibattuto solo all’Aja.

La sentenza specifica che le decisioni della Corte “non devono in nessun modo essere interpretate come un modo di appoggiare rivendicazioni di una delle due parti” ma se da un lato l’ambiguo e pilatesco verdetto di Amburgo non accontenta l’Italia, dall’altro non rende felice neppure l’India che vede respinto il tentativo dei suoi avvocati (e dei luminari stranieri assoldati per il caso) di contestare l’attribuzione del caso alla Corte arbitrale sostenendo che i due italiani devono venire processati in India.

La Corte arbitrale dell’Aja potrebbe richiedere anche due anni per giungere a un verdetto e, secondo Roberto Virzo, docente di diritto internazionale all’Università del Sannio, “ci vorrà almeno un anno per la prima udienza”.

Di certo troppo per Salvatore Girone condannato a restare “recluso” nell’ambasciata italiana a Delhi e forse anche per Massimiliano Latorre soprattutto se al termine della convalescenza venisse costretto (per la seconda volta) a tornare in India nonostante le promesse di Roma.

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Nato a Bologna, dove si è laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportages dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Libero, Il Mattino e Il Corriere del Ticino, con i settimanali Panorama e Oggi e con i periodici Limes, Gnosis e Focus Storia. E' opinionista delle reti tv RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7 e radiofoniche Rai, Capital e Radio24. Ha scritto Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane.

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