Contro l'Isis gli USA puntano sui curdi siriani

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La già infinita lista di sigle che identificano milizie e alleanze che compongono il variegato panorama delle forze irregolari che si contendono la Siria si arricchisce di un nuovo protagonista.

Una forza di 50mila uomini, per lo più miliziani curdi siriani dell’YPG (gli stessi che difesero Kobane), ma composta anche da arabi sunniti e assiri cristiani, si è costituita al confine tra Turchia e Siria col sostegno statunitense per combattere lo Stato Islamico  nel nord della Siria. L’obiettivo dichiarato è “liberare Raqqa” la ‘capitale’ dello Stato islamico.

Secondo media panarabi nelle ultime ore è stato diffuso l’annuncio della nascita dell’Esercito Siriano Democratico (Jasad in arabo),  una coalizione che si presenta “contro l’estremismo, perla democrazia e il laicismo”, formata in larga parte dalle milizie curde siriane con una partecipazione minoritaria di miliziani sunniti delle regioni settentrionali di Raqqa, Aleppo e Hasaka, e di assiri cristiani. L’obiettivo dichiarato è “liberare Raqqa”, dal 2013 in mano all’Isis.

Secondo i suoi portavoce, sono in corso contatti con gli Stati Uniti che nei giorni scorsi avevano annunciato di aver abbandonato il piano di addestramento di miliziani “moderati” da addestrare in Turchia e impiegare sul fronte a nord di Aleppo dopo che i primi due reparti erano stati attaccati e poi assorbiti dalle milizie qaediste del Fronte al-Nusra.

Washington sembra ora preferire giocare  “la carta curda”, nel settore nord est siriano.

Una scelta non priva di difficoltà poiché il rafforzamento dei curdi non vedrà certo il favore dei turchi che proprio in quel settore avrebbero dovuto colpire l’ISIS e invece a quasi tre mesi del loro intervento si limitano ad attaccare le milizie curde del PKK, alleate dell’YPG il cui leader politico, Saleh Muslim, tre giorni fa aveva incontrato a Parigi il vice ministro degli esteri russo Mikhail Bogdanov, mostrando interesse alla cooperazione militare con Mosca contro lo Stato Islamico.

Inoltre questa nuova alleanza non pare certo ostile al regime di Bashar Assad. In diversi settori, come quello di Hasaka, le truppe siriane e le milizie curde combattono fianco a fianco contro le forze dello Stato Islamico.

Un aspetto contraddittorio quindi per la sempre più confusa politica degli Stati Uniti che da pochi giorni hanno abbandonato il progetto di addestrare 15 mila miliziani anti-Isis, sostiengono nel nord est l’Esercito Siriano Democratico mentre nel nord ovest riforniscono di armi (inclusi missili anticarro Tow) le milizie appartenute all’Esercito Siriano Libero che combattono le truppe di Damasco e i loro alleati russi.

All’Esercito Siriano Democratico sarebbero state paracadutate con aerei cargo C-17 le 50 tonnellate di armi e munizioni di cui è stata data notizia lunedì ma fonti dei ribelli siriani in Libano citate dal New York Times rivelano che il flusso di armi americane e delle monarchie del Golfo, gestito dalla CIA con i servizi sauditi e del Qatar, si è intensificato dopo l’intervento russo al fianco di Assad.

Non a caso Mosca ha espresso il timore che la nuova strategia statunitense di aumentare le forniture belliche ai ribelli in Siria possa finire con l’armare l’Isis.

“E’ stato riportato ora che con gli aerei sono forniti munizioni ed equipaggiamento all’Esercito Siriano Libero, ma dov’è questo Esercito Siriano Libero? Non finirà tutto questo, come è successo nel corso dell’addestramento del personale militare, nelle mani dell’Isis?

Dove sono le garanzie?”, ha chiesto il presidente russo Vladimir Putin durante un forum economico  in corso a Mosca in cui ha accusato gli americani di avere il cervello in pappa”.

Il 13 ottobre l’aeronautica russa ‘ha colpito 86 “obiettivi terroristici” in Siria secondo quanto reso noto dal Ministero della Difesa di Mosca.

“Nelle ultime 24 ore, aerei Su-34, Su-24M e Su-25SM hanno portato a termine 88 missioni contro 86 obiettivi terroristici nelle province di Raqqa, Hama, Idlib e Aleppo”, ha fatto sapere il portavoce del ministero, Igor Konashenkov.

Intanto le milizie qaediste siriani del Fronte al-Nusra (bersaglio prioritario dei raid russi) hanno rivolto un appello ai ‘colleghi’ ceceni, spronandoli a compiere attentati contro civili e militari in Russia per  ritorsione contro l’intervento di Mosca in Siria.

“Se l’esercito russo uccide il popolo siriano, allora voi uccidete la loro gente. E se loro uccidono i nostri soldati, allora voi uccidere i loro. Occhio per occhio”, ha esortato Abu Mohamed al-Jolani, il capo del Fronte al-Nusra, in un messaggio audio.

Foto SANA, Pravda, Novosti, Ministero Difesa Russo

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