La battaglia di Kunduz riaccende il fronte afghano

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Nelle stesse ore in cui Barack Obama, Premio Nobel per la Pace, definiva “un disastro” i raid degli aerei russi in Siria contro ISIS e al-Qaeda e accusava il regime di Bashar Assad di usare “armi micidiali come i barili-bomba contro il suo popolo” i jet statunitensi colpivano ripetutamente l’ospedale gestito da Medici senza Frontiere a Kunduz, in Afghanistan, provocando almeno 22 morti secondo Msf.

Molti gli aspetti da chiarire nel raid che ha colpito l’ospedale, oberato di lavoro per il continuo afflusso di feriti causati dalla battaglia strada per strada tra truppe di Kabul e talebani. Msf ha fatto sapere di aver non solo fornito le coordinate gps dell’ospedale alle forze statunitensi (l’operazione Resolute Support) ma di aver avvisato il comando alleato che i jet lo stavano colpendo.

Ciò nonostante le incursioni sono continuate per altri 30 minuti (forse impiegando anche una cannoniera volante AC-130U Spectre) provocando gravi danni che hanno costretto Msf ad abbandonare l’ospedale.

“Le incursioni dei cacciabombardieri che gli Stati Uniti ancora schierano a Bagram così come l’intervento di unità di forze speciali e consiglieri militari per aiutare le truppe governative a riconquistare Kunduz City sono state chiesti dal governo afghano che ha spiegato come dentro l’ospedale di Medici senza frontiere si fossero rintanati diversi miliziani talebani.

“I terroristi, da 10 a 15, si erano nascosti lì” ha affermato Seddiq Seddiqi, portavoce del ministero dell’Interno.
Come spesso accade nei conflitti asimmetrici (da Gaza al Libano, dall’Iraq all’Afghanistan) dove forze armate regolari combattono milizie, gli insorti dispiegano postazioni di razzi e mortai a ridosso di scuole, ospedali e altri obiettivi civili o addirittura vi si barricano dentro per rendere più complicata la reazione a fuoco nemica.

Il governo e i comandi militari afghani avevano fretta di riprendere il controllo di Kunduz City la cui caduta ha rappresentato uno smacco senza precedenti per il governo di Ashraf Ghani: non era infatti mai accaduto che i talebani espugnassero un capoluogo provinciale.

Considerati allo sbando dopo la morte di mullah Omar e le dispute sulla successione, i talebani guidati ora dal mullah Mansour hanno conseguito un successo rilevante anche se ora mantengono in città solo alcune sacche di resistenza.

L’offensiva ha però dimostrato l’incapacità delle truppe governative di combattere e vincere una grande battaglia senza l’appoggio degli alleati sia nell’aria (Kabul non dispone di aerei da combattimento) sia sul terreno dove truppe alleate hanno guidato il contrattacco dei governativi.

– I talebani si sono impossessati a inizio ottobre anche di tre distretti nelle province  del Nord: Khawaja Ghar nella provincia di Takhar, Tala Wa Barfak a Baghlan e QalaZal a Kunduz.

Il portavoce del governo provinciale di Takhar, SunatullahTimori, ha confermato che gli insorti hanno sferrato un attacco la sera del 3 ottobre coordinato in direzione del centro del distretto di Khawaja Ghar, riuscendo a conquistarlo all’alba.

Per quanto riguarda invece la sorte di Tala Wa Barfak, un ex  comandante ‘jihadista’ locale di nome Khairullah ha indicato all’agenzia Pajhwok che i militanti ne hanno preso il controllo la sera del 3 ottobre costringendo le forze di sicurezza a ritirarsi verso la provincia di Samangan.

Infine Abdul Shakoor, influente personalità del distretto diQala Zal, in provincia di Kunduz, ha reso noto che gli insorti sono entrati di notte e senza incontrare resistenza nell’area di Aqtapa, impossessandosi degli edifici pubblici e amministrativi distrettuali e del quartier generale della polizia.

Caduto nelle stesse ore anche il distretto di Warduj nella provincia nord-orientale di Badakhshan, dopo una serie di attacchi a check-point della polizia che hanno indotto agenti e militari a ritirarsi nel distretto di Bahark. Nella stessa provincia, secondo il governo di Kabul, un raid aereo statunitense avrebbe ucciso il governatore ombra dei talebani e 40 miliziani.

La battaglia di Kunduz City (in cui i talebani avrebbero sofferto 150 morti e 90 feriti secondo fonti di Kabul) e le offensive talebane in atto nel nord potrebbero avere pesanti conseguenze sulla permanenza delle forze internazionali in Afghanistan.

Gli ultimi 16 mila militari alleati (inclusi 9.800 statunitensi, 900 georgiani, 850 tedeschi e 750 italiani) avrebbero dovuto ritirarsi definitivamente nel 2016 ma il presidente Ghani ha già chiesto a Washington di prolungare la presenza militare.

Secondo indiscrezioni della stampa, la Germania  si appresterebbe a prolungare la missione militare nel nord dell’Afghanistan fino al 2017 e in tal caso anche l’Italia verrebbe chiamata a lasciare ancora a Herat il contingente di 700 militari che avrebbero dovuto rientrare la prossima primavera.

Foto AP, Reuters, Resolute Support e Tolo News

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