L'Isis fa ancora soldi col petrolio: un flop i raid USA

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L’Isis continua a prosperare grazie alla vendita sotto banco di petrolio, con almeno 500 milioni di dollari incassati negli ultimi 12 mesi mentre i raid condotti in un anno dalla Coalizione a guida Usa sono stati, finora, sostanzialmente un flop. Lo scrive il Financial Times in un’inchiesta che smonta le indicazioni dei servizi occidentali sull’impatto dei bombardamenti sulla capacità petrolifere dei jihadisti: stimate invece tuttora dal giornale della City, nel loro territorio, a 34-40.000 barili al giorno.

Il quotidiano londinese presenta le sue conclusioni come il frutto di un’indagine giornalistica corroborata da decine di testimonianze di specialisti del settore petrolifero e di persone coinvolte nel contrabbando di petrolio con l’Isis in Siria e Iraq. E i dati sono sconfortanti. Ogni giorno, calcola FT, il Califfato ricava dal traffico di petrolio prodotto nei territori che esso di fatto controlla qualcosa come 1,53 milioni di dollari.

E il mezzo miliardo di dollari di incassi annui è ormai ammesso – a mezza bocca -anche da fonti diplomatiche americane e da singoli funzionari dei servizi d’intelligence occidentali. In sostanza, su questo fronte, l’Isis sembra quasi impermeabile alle bombe della Coalizione messa su da Washington con l’ambizione dichiarata di colpirlo. In barba ai ripetuti annunci di raffinerie e tratti di oleodotti colpiti nelle aree in mano ai seguaci del Califfo.

Questo stato di cose – sottolinea ancora il Financial Times -contrasta con i successi ottenuti invece a suo tempo dalla comunità internazionale nell’aggredire i canali di finanziamento di al-Qaeda dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Del resto, nota ancora il giornale britannico, l’Isis – a differenza di al-Qaeda – genera la maggior parte degli introiti di cui ha bisogno” dall’interno dei suoi confini e non dipende da raccolte occulte di fondi dall’estero”. Senza contare che raccoglie denaro, oltre che con il petrolio, con “la tassazione, le estorsioni e il traffico di antichità depredate”.

(con fone ANSA)

Foto AP e AFP

 

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