Siria: le truppe di Assad avanzano nel nord ovest

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L’esercito siriano, sostenuto da milizie sciite prosegue l’avanzata in Siria nord occidentale con il supporto dei raid aerei russi. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti mani (organizzazione vicina ai ribelli con sede a Londra sostenuta dagli anglo-americani) i militari di Assad e i combattenti degli Hezbollah libanesi hanno assunto il controllo di Tal Skik, strategico altopiano nella provincia di Idlib vicino alle postazioni dei ribelli lungo l’autostrada che collega Damasco a Homs, Hama e Aleppo.

Anche l’agenzia di stato siriana Sana, riferisce che Tal Skik è ormai sotto il controllo dell’esercito siriano dopo una “vasta operazione militare” sostenuta dai raid russi contro “organizzazioni terroristiche” nella zona. Negli scontri sarebbero morti 50 combattenti nemici.

L’emittente televisiva libanese “al-Mayadeen” riferisce invece che un veterano di Hezbollah èstato ucciso durante i combattimenti. Nell’area di Idlib è attivo l’Esercito della Conquista, un’alleanza jihadista di insorti che include il Fronte al Nusra, affiliato ad al Qaeda I raid russi si sono concentrati soprattutto sulle provincie di Hama e Idlib, dove i ribelli avevano ottenuto importanti vittorie negli ultimi mesi respingendo le forze lealiste e minacciando le roccaforti governative lungo la fascia costiera.

Secondo quanto riferito dal premier israeliano Benyamin Netanyahu migliaia di soldati iraniani sarebbero giunti in Siria per appoggiare l’offensiva delle forze di Assad.

Intanto i ribelli siriani hanno lanciato domenica un’ offensiva nei confronti dello Stato islamico nella provincia settentrionale di Aleppo.

Il gruppo ribelle Ahrar al-Sham avrebbe riconquistato il villaggio di Tal Soussin e starebbe cercando di riprendere il controllo di Tal Qrah. Entrambi i villaggi erano caduti recentemente in mano all’Isis.

Mosca sembra puntare ad allargate il suo ruolo contro le forze jihadiste e ha fatto sapere di essere disponibile a creare altri centri di coordinamento per la lotta ai jihadisti in Siria dopo quello realizzato a Baghdad e a cui partecipano i vertici militari di Russia, Iraq, Iran e Siria. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, sottolineando che il governo russo è “pronto a considerare altri punti nella regioni dove tale coordinamento può essere stabilito, non solo coinvolgendo questi Paesi, ma anche altri del Medio Oriente e del Nord Africa”.

Le forze aeree russe hanno compiuto ieri  55 raid contro 53 obiettivi. Lo ha  riferito Igor Konoshenko, portavoce del ministero della difesa.

Gli attacchi hanno riguardato le province di Homs, Hama, Latakia e Idlib. raid hanno distrutto sette punti di comando, sei campi di addestramento (tra cui uno pe miliziani  stranieri, vicino a Mastum, nella provincia di Idlib) ,sei depositi di armi e una postazione fortificata vicino al villaggio di Salma nella provincia di Latakia.

L’aeronautica russa ha attaccato anche 24 postazioni con armi e veicoli e sono stati colpiti un convoglio di veicoli, un gruppo mobile di mortai e tre bunker.

Tra il 9 e il 12 ottobre i jet di Mosca hanno effettuato 250 sortite da combattimento, un numero che conferma l’escalation di raid rispetto alle 20 sortite dell’8 ottobre, in concomitanza con l’attacco terrestre siriano.

In appoggio ai ribelli invece gli Stati Uniti hanno fornito domenica notte  almeno 50 tonnellate di munizioni alle forze anti-Assad nel nord della Siria paracadutandolo con velivoli C-17 scortati dai caccia.

Il flusso di armi che da Washington arriva ai ribelli attraverso Riad si è fatto molto consistente dall’inizio dell’intervento russo, perfino “superiore a quello necessario”, ha spiegato al New York Times uno dei capi delle milizie ribelli impegnati a fronteggiare le forze armate di Damasco ad Hama, nella Siria centrale, una delle prime province colpite dai raid aerei di Mosca e Damasco.

“Abbiamo ciò che chiediamo in pochissimo tempo”, racconta Ahmad al-Sud, comandante dei ribelli, entusiasta dei successi ottenuti in due giorni dal suo gruppo, la Divisione 13, che è riuscito a centrare con i missili anticarro Tow “sette blindati su sette”. Blindati, detto per inciso, costruiti e forniti dai russi.

I ribelli dispongono di quella che un altro comandante ha definito “carta bianca”, in grado di volgere a proprio vantaggio le sorti del conflitto e guadagnare “terreno” in vista di un negoziato politico sul destino del paese.

L’iniziativa di trasferimento dei missili è coordinata dalla Cia, e non dal Pentagono, e, più ampia nel numero di armi, sembra avere più successo di quella varata dal ministero della Difesa, fallita perché i missili venivano utilizzati solo in funzione anti-Isis e non per combattere le truppe di Assad.

Secondo queste fonti quindi russi e statunitensi si confrontano giù indirettamente sul campo di battaglia in Siria.

Del resto la Nato si è detta anche eri “preoccupata” per “le azioni della Russia in Ucraina e, più recentemente, in Medio Oriente”. Lo ha ribadito il segretario generale, Jens Stoltenberg. Parlando all’assemblea parlamentare dell’Alleanza riunita a Stavanger (Norvegia), ha definito “inaccettabili le violazioni dello spazio aereo della Turchia e della Nato ma anche il rafforzamento” in Siria “ed i suoi attacchi aerei e missilistici” riferendosi al lancio di 26 missili da crociera rissi dalle unità navali della Flottiglia del Mar Caspio.

Armi che hanno colpito obiettivi dell’Isis e dei qaedisti dl Fronte al-Nusra, proprio come i 47 missili da crociera Tonahawk lanciato il 24 settembre 2014, quando presero il via in Siria le operazioni della Coalizione, dalle navi statunitensi nel Mediterraneo.

Stoltenberg ha poi affermato che la Russia” dovrebbe avere un ruolo costruttivo nella lotta contro l’Isis “mentre “il sostegno al regime di Assad non è costruttivo e prolunga solo la guerra”.

Foto: Novosti, SANA, ISW

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