La Marina Saudita

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Nella piena consapevolezza che l’affermazione potrebbe anche non essere particolarmente originale, appare altresì difficile resistere alla tentazione di ricorrervi quale punto di partenza di qualsiasi analisi: la Royal Saudi Naval Force (RSNF), e cioè la Marina militare del Regno dell’Arabia Saudita, rappresenta sotto diversi punti di vista una sorta di “Cenerentola” in termini di attenzione e risorse dedicate rispetto alle altre componenti del complesso apparato militare Saudita.

Complesso perché esso risulta essere composto non solo dalle Forze Armate poste sotto il controllo del Ministry of Defence and Aviation e cioè, oltre alla RSNF, la Royal Saudi Land Force (RSLF), Air Force (RSAF) e Air Defence Force (RSADF), ma anche dalla Saudi Arabian National Guard (SANG) che invece dipende dal Ministry of National Guard. Quest’ultima, lo si ricorda, rappresenta a tutti gli effetti una vera e propria Forza Armata, andando per l’appunto ad accrescere le capacità complessive dello strumento militare Saudita. Fermo restando, giusto per completare la rassegna che tra i Comandi più importanti, si devono anche ricordare le Royal Saudi Air Defense Force (RSADF) e Strategic Missile Force (RSSMF).

Ebbene, a fronte di un tale spiegamento di forze e di una spesa militare tra le più elevate al mondo, sia in valore assoluto (che in assenza di informazioni ufficiali viene indicata, a seconda delle diverse fonti, tra i 60 e i 67 miliardi di dollari) sia in termini relativi (con percentuali sul PIL che variano tra l’8 e il 9% circa), la Marina Saudita non gode certo della stessa attenzione riservata ad altri corpi e, fatto ancora più singolare, fatica a trovare una linea di sviluppo sufficientemente costante e omogenea nel tempo; al contrario, nella sua pur breve storia sono già diversi i momenti nei quali a una fase di espansione anche impetuosa ha fatto seguito un’altra caratterizzata invece da un sostanziale immobilismo.

Sull’analisi complessiva pesa poi la scarsità di informazioni e di notizie; notizie certe si intende perché di indiscrezioni, illazioni o ipotesi se ne registrano numerose e tra le più disparate.
Riuscire dunque a tracciare un quadro preciso non è affatto semplice.

Cenni storici

A conferma delle difficoltà a ricostruire per l’appunto un quadro preciso nei suoi diversi aspetti, basterebbe ricordare come lo stesso anno di fondazione della RSNF, da taluni (raramente) indicata anche come Royal Saudi Navy, sia oggetto di indicazioni diverse; secondo alcune fonti infatti, la data di “nascita” della stessa RSNF dovrebbe risalire al 1960 mentre altre la posizionano 5 anni più tardi.

Ciò che invece può essere indicato con certezza è che fino ai primi anni 70, la forza navale Saudita era ben poca cosa; circa un migliaio di uomini e una dozzina di piccole unità. Tra queste, 3 motosiluranti del tipo Jaguar acquistate nel 1969 quali massima espressione delle capacità di questa Marina.

A cambiare completamente lo scenario provvederà però di lì a poco un evento in qualche modo storico e cioè il cosiddetto ritiro della Gran Bretagna a “est di Suez” con il quale Londra ridisegna (era il 1971) la propria presenza militare per l’appunto a est del Canale di Suez; una mossa che sebbene rivestisse un valore particolare più per lo storico abbandono delle basi in Malesia e a Singapore, fini con l’avere conseguenze anche sul Golfo Persico dove, con la fine del protettorato britannico su alcune isole poste in posizione strategica nei pressi dello Stretto di Hormuz, queste ultime divennero oggetto di contesa tra vari Stati della regione.

Proprio la loro successiva presa da parte dell’Iran si trasformò per l’Arabia Saudita nel segnale inequivocabile delle intenzioni da parte di Teheran; peraltro a loro volta confermate dal processo di riarmo avviato dallo Scià Mohamed Reza Phalavi.

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Giovanni MartinelliVedi tutti gli articoli

Giovanni Martinelli è nato a Milano nel 1968 ma risiede a Viareggio dove si diplomato presso l’Istituto Tecnico Nautico per poi lavorare in un cantiere navale. Collabora con Analisi Difesa dal 2002 occupandosi di temi navali in generale e delle politiche di Difesa del nostro Paese in particolare. Fino al 2009 ha collaborato con la webzine Pagine di Difesa.

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