Bilancio 2017: le priorità del Pentagono

Ashton-Carter

Da sempre gli Stati Uniti stanziano per la Difesa una delle quote più rilevanti dell’intero bilancio federale. Per l’anno in corso (FY 2016), la spesa raggiunge i 534 miliardi di dollari, pari al 3,2% del Pil. Questo dato si riferisce però allo stanziamento “di base” (analogo all’italiano “Funzione Difesa”), cui devono aggiungersi gli ulteriori stanziamenti per le missioni all’estero (OCO, Overseas Contingency Operations) in parte condivisi col Dipartimento di Stato, pari ad altri 50,9 miliardi.

Vi sono inoltre gli stanziamenti ad altri Dipartimenti ma comunque inerenti la Difesa ed il suo personale, come le spese del Dipartimento per i Veterani (70,2 mld), gli aiuti militari all’estero (46,3 mld), il Dipartimento Homeland Security (41,2 mld), la Cybersecurity (8,4 mld), la Sicurezza Nucleare (12,6 mld). Nell’insieme, il budget per il Settore Difesa inteso in termini estensivi arriva a sfiorare i 764 miliardi, collocandosi come seconda voce di spesa federale dopo la Sicurezza Sociale (Social Security).

Ma anche limitandosi allo stanziamento “di base” più le missioni all’estero (come peraltro fa il “Green Book”, il documento previsionale di spesa del Pentagono), si raggiunge  il ragguardevole impegno di 585,3 miliardi.

Non si tratta solo del bilancio militare più consistente del pianeta ma che è anche l’equivalente della spesa della decina di paesi che seguono gli USA nella graduatoria per spese militari secondo i dati elaborati dal britannico International Institute for Strategic Studies (IISS) nel suo report “The Military Balance”  per il 2015, e cioè Cina, Arabia Saudita, Russia, UK, Francia, Giappone, India, Germania, Sud Corea (l’Italia è collocata al 12° posto). Questa particolare graduatoria è comunque destinata a mutare notevolmente qualora la spesa militare venga invece considerata non in termini assoluti ma in rapporto al Pil ed alla popolazione, ed in questo caso balza al primo posto l’Arabia Saudita seguita da Iraq ed Israele, quindi USA e Russia in posizioni abbastanza vicine.

Il bilancio della Difesa, per quanto astronomico come quello americano, non dev’essere comunque considerato in relazione all’ammontare complessivo dello stanziamento ma rispetto alla sua struttura, nel senso cioè della rilevanza che assumono le principali imputazioni di spesa ed il loro rispettivo equilibrio.

Nell’ultimo documento denominato FYDP (“Future Years Defense Program”), valido per gli anni dal 2016 al 2020, per il prossimo quinquennio non vi sono sostanziali incrementi/diminuzioni rispetto all’attuale standard di bilancio. Per il 2017, il budget che Obama ha presentato al Congresso per l’approvazione (basic+OCO) è di 582,7 mld, con una modesta riduzione dello 0,7% rispetto al 2016. Quanto alla suddivisione tra “bilancio base” e missioni all’estero, ancora in fase di discussione presso le commissioni parlamentari, la prima voce si attesta su 523,9 mld e la seconda su 58,8.

Su questo futuro stanziamento il Segretario alla Difesa Ashton Carter ha comunque voluto fin d’ora mettere le mani avanti.In un discorso recentemente tenuto all’ “Economic Club” di Washington, Carter ha voluto indicare le “cinque sfide” che a suo modo di vedere il Pentagono deve tenere in considerazione: in primo luogo l’ormai abituale “aggressione russa in Europa”, quindi “l’ascesa della Cina”, la pericolosità della Corea del Nord, l’Iran con la sua “influenza maligna” contro gli alleati nel Golfo ed infine la “guerra al terrorismo” (da notare l’ordine in cui Carter pone le “minacce”, probabilmente diverso da come la percepisce l’opinione pubblica che certo non porrebbe la lotta all’ISIS all’ultimo posto).

Come hanno rilevato vari commentatori, la filosofia di Carter è che il Pentagono non debba impegnare troppe risorse finanziarie nella lotta allo Stato Islamico quanto semmai impiegarle nei programmi di modernizzazione a lungo termine in vista della competizione tra “grandi potenze”.

-“Dobbiamo avere, e far vedere che l’abbiamo”- ha detto Carter -“la capacità di imporre a degli aggressori dei costi inaccettabili, dissuaderli da mettere in atto azioni provocatorie, o di farli profondamente pentire se lo fanno”- Ed ha poi aggiunto: -“In questo contesto, la Russia e la Cina sono gli avversari che ci danno maggiori pensieri”.

In sostanza, in accordo alla sua filosofia, Carter ha preannunciato che la proposta di budget 2017 vede favorito il settore della ricerca e sviluppo (71,4 miliardi). Tra gli altri impegni di rilievo, l’avvio del progetto pluriennale di acquisizione di nove sottomarini nucleari d’attacco Classe “Virginia” (8,1 mld), la lotta all’ISIS (7,5 mld, il 50% in più rispetto al 2016), vari programma di Cyber-security (7 mld), l’acquisizione di sistemi aerospaziali (5 mld) nonché munizionamento tecnologicamente avanzato (45.000 bombe “intelligenti” a guida GPS e laser per 1,8 miliardi.

Un discorso a sé merita l’annunciato aumento del 400% rispetto al 2016 del finanziamento delle azioni per il contenimento della “aggressione russa” in Europa con la quadruplicazione dei fondi destinati al programma ERI, “European Reassurance Initiative”, che passerà da 0,789 a 3,4 miliardi.

In sostanza, con la denominazione ERI si intendono tutte quelle iniziative messe in atto dagli Stati Uniti e che consistono nell’incremento delle Forze presenti sul suolo europeo, nell’intensificazione delle attività addestrative con i paesi partners, nel rafforzamento o nella costruzione di nuove infrastrutture, ed in particolare nel pre-posizionamento di materiali ed equipaggiamenti nell’ambito di quel che viene denominato EAS, “European Activity Set”, ossia quanto necessario all’impiego di una Unità a livello Brigata corazzata, il cui personale può così essere trasferito dagli USA per via aerea ed entrare rapidamente in condizione “combat ready”.

Le nuove risorse previste per il 2017 consentiranno quindi la costituzione di nuovi APS, “Army Pre-positioned Stock” nei vari paesi in cui già esistono (Bulgaria, Estonia, Germania, Lituania, Lettonia, Polonia e Romania).

Ovviamente, la quadruplicazione delle risorse finanziarie non comporterà necessariamente una corrispondente quadruplicazione delle Unità impiegabili (secondo le indiscrezioni, una quota di 1,8 mld è destinata alla costituzione di APS ed 1 mld al trasferimento permanente di un’unità ABCT, “Armored Brigade Combat Team”), ma certamente un considerevole aumento delle forze statunitensi in Europa determinerà un inasprimento dell’attuale confronto.

Foto: US DoD

Padovano, classe 1954, è Colonnello dell'Esercito in Ausiliaria. Ha iniziato la carriera come sottufficiale paracadutista. Congedatosi, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza ed è rientrato in servizio come Ufficiale del corpo di Commissariato svolgendo incarichi funzionali in varie sedi. Ha frequentato il corso di Logistic Officer presso l'US Army ed in ambito Nato ha partecipato nei Balcani alle missioni Joint Guarantor, Joint Forge e Joint Guardian.

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