BILANCIO DELLA DIFESA 2016: QUANDO LE APPARENZE INGANNANO

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Volendo ricorrere a una delle più classiche fra le metafore, quella del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, per i meno attenti (e, al tempo stesso, più ottimisti) il giudizio sul bilancio della Difesa per il 2016 potrebbe anche rispondere alla prima condizione; quella cioè del bicchiere mezzo pieno.

In effetti, bisogna ammettere che la sessione di bilancio per quest’anno era nata sotto pessimi auspici; i dati contenuti nel Documento Programmatico Pluriennale 2015-’17 (che restituivano valori per il 2016 in caduta libera, con la Funzione Difesa assestata appena sopra i 12,7 miliardi di euro), le anticipazioni di stampa in vista della Legge di Stabilità che riferivano di richieste da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) di nuove, e pesanti, riduzioni di fondi allo stesso dicastero della Difesa e, infine, le poco rassicuranti rassicurazioni della stessa Ministra Pinotti che annunciava la fine dell’epoca dei tagli al proprio Ministero (più volte annunciata, mai concretizzatasi) avevano fatto temere il peggio.
In estrema sintesi, un clima molto preoccupante.

Che in qualche modo trovava una sua pressoché puntuale conferma nella Nota Aggiuntiva allo Stato di Previsione del Ministero della Difesa consegnata alle Camere; sebbene non precipitato ai livelli catastrofici che era lecito immaginarsi, la Funzione Difesa sfondava comunque al ribasso la soglia dei 13 miliardi (per la precisione 12.921 milioni di euro), raggiungendo nuovi record storici negativi in termini d’incidenza sul PIL (fissato allo 0,768%) e altrettanti record negativi in fatto di ripartizione fra i vari capitoli di spesa (con il Personale che superava il 75% del totale, l’Esercizio che non riusciva a superare la barriera del 10% e con l’Investimento ormai intorno al 15%).
Insomma, il ritratto della catastrofe.

Un ritratto che cambiava di poco una volta inseriti i provvedimenti predisposti nell’ambito della Legge di Stabilità, sostanzialmente riassumibili in una manciata di milioni di euro aggiuntivi legati al (parziale) rinnovo del contratto del pubblico impiego, a un taglio di 19 milioni (decisamente meno di quelli prospettati, e concentrati sul capitolo dell’Investimento) nonché un paio di ben poco rilevanti stanziamenti pari ad appena un milione di euro per le esigenze del Comsubin e di 1,5 milioni per servizi legati all’Arsenale di Taranto.
Dunque, ben cosa; se non una sostanziale conferma di tutte le considerazioni appena svolte. …

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Giovanni MartinelliVedi tutti gli articoli

Giovanni Martinelli è nato a Milano nel 1968 ma risiede a Viareggio dove si diplomato presso l’Istituto Tecnico Nautico per poi lavorare in un cantiere navale. Collabora con Analisi Difesa dal 2002 occupandosi di temi navali in generale e delle politiche di Difesa del nostro Paese in particolare. Fino al 2009 ha collaborato con la webzine Pagine di Difesa.

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