Violenze degli immigrati: la resa della Germania

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di Stefano Magni da Nuova Bussola Quotidiana del 26 febbraio 2016

Dalla polizia tedesca arriva un’insolita ammissione di impotenza: “Potremmo anche non prendere mai la maggior parte degli aggressori di Colonia”. Dunque, la maggior parte dei responsabili delle violenze sessuali nella notte di Capodanno, resterà impunita e a piede libero. Lo dichiara Juergen Mathies, l’uomo a capo della polizia di Colonia che ha sostituito Wolgang Albers, licenziato dopo i fatti del 1 gennaio.

Dalle oltre 500 denunce di ragazze che hanno subito atti di violenza sessuale, tutto quel che la polizia è riuscita a fare è stato l’arresto di tredici persone per furti, di cui due (entrambi marocchini di 23 e 18 anni) sono stati condannati a pene minori e piccole multe. C’è un solo algerino di 26 anni a processo per presunta aggressione sessuale. E basta. Mathies dichiara che i video di sorveglianza non sono sufficienti a identificare i colpevoli. E così, con questa dichiarazione di impotenza delle forze dell’ordine, si chiude il capitolo che ha sconvolto la Germania. E che è solo la punta di un iceberg di violenza.

Un rapporto confidenziale della polizia tedesca, puntualmente filtrato alla stampa e pubblicato dalla Bild, ha rivelato le cifre imbarazzanti, l’altro volto dell’immigrazione massiccia. Sono almeno 208.344 i reati commessi dagli immigrati nell’ultimo anno. Si tratta di un aumento dell’80% rispetto all’anno precedente, un dato che è dunque correlato cronologicamente all’ondata migratoria del 2015.

Sono 570 crimini commessi dagli immigrati ogni giorno, o 23 ogni ora, giusto per rendere l’idea della frequenza e dell’estensione del fenomeno. Un centro studi tedesco, Statista, calcola che i reati commessi dagli immigrati possano essere anche il doppio, perché solitamente solo nella metà dei casi gli autori vengono individuati. Nel caso di Colonia, come abbiamo appena visto, solo un cinquantesimo circa degli autori delle aggressioni è stato identificato.

Le violenze legate all’immigrazione iniziano nei centri per i rifugiati e poi esondano nelle città. In Germania troviamo abbondantemente notizie su attacchi razzisti commessi da tedeschi contro i profughi.

Sono in netto aumento dopo i fatti di Colonia. Si riportano meno, però, le informazioni che riguardano le violenze fra immigrati, all’interno dei centri di accoglienza. Nell’ottobre 2015, un incendio doloso nel centro di prima accoglienza di Ingolstadt era stato attribuito ai neonazisti. Solo successivamente si scoprì che ad appiccarlo era stato un siriano, durante una lite. Sempre quel mese, il Die Zeit riportava gravi disordini nel centro per i rifugiati di Kassel: per un insulto e una banale lite su una coda per il cibo, era nata una faida di grandi dimensioni fra albanesi e pakistani.

Nell’agosto del 2015, il centro di Thuringa si era trasformato in un vero campo di battaglia fra opposte fazioni di immigrati musulmani, per una disputa nata dalla distruzione di una copia del Corano. Non si tratta di casi isolati. Secondo Reiner Wendt, presidente del sindacato della polizia, nei soli primi sei mesi del 2015, la polizia è dovuta intervenire per 1288 volte nei centri di prima accoglienza per sedare risse e ha registrato 499 crimini.

Dentro ai centri di prima accoglienza, così come avviene nei campi profughi, proseguono persecuzione religiosa e discriminazione sessuale. Sempre secondo Wendt, le violenze più frequenti sono fra gruppi di musulmani: “etnia, religione e clan dividono i rifugiati in gruppi chiusi che si affrontano con coltelli o armi improvvisate”.

Si combatte per “lotte di potere”, che sono “motivate soprattutto dalla politica e dalla religione (…) Sunniti combattono contro sciiti, ci sono salafiti di varie fazioni, le donne sono costrette a portare il velo.

Gli uomini sono costretti a pregare. Gli islamisti vogliono imporre i loro valori e il loro ordine”. Coloro che rischiano di più la vita sono ovviamente i musulmani che si sono convertiti al cristianesimo: la possibilità che subiscano intimidazioni e violenza fisica “rasenta il 100% dei casi”. “Quasi tutti loro incontrano gravi problemi nei centri di accoglienza – riferiva il pastore protestante Gottfried Martens, di Berlino – i fondamentalisti islamici veicolano chiaramente il loro messaggio: ovunque noi siamo, governa la shariah, governa la nostra legge”.

“Durante il Ramadan, mi svegliavano prima dell’alba e mi dicevano che dovevo mangiare prima del sorgere del sole – racconta un anonimo cristiano iraniano al Die Welt – quando mi rifiuto, mi accusano di essere un ‘infedele’, mi sputano addosso e mi minacciano di morte.

Mi trattano come un animale”. Un altro gruppo particolarmente a rischio è quello delle donne sole, prive di marito e parenti, che costituiscono un quarto della popolazione dell’onda migratoria. Non esiste una statistica completa sulla diffusione della violenza sessuale. Le tracce che possediamo sono comunque inquietanti: nel solo centro di Giessen, in un solo mese, sono stati registrati 15 casi di abusi sessuali.

Non stupisce affatto, dunque, che di fronte a queste notizie, la prima reazione dell’opinione pubblica tedesca sia quella di voler la chiusura dei confini e l’espulsione degli stranieri.

La propaganda populista di destra, ovviamente, cavalca l’onda e propone la fine di Schengen, della libera circolazione di persone in Europa, impedendo l’arrivo anche di pacifici lavoratori, studenti e veri perseguitati.

L’atteggiamento delle autorità, al contrario, è sempre lo stesso: tacere finché è possibile, minimizzare quando non è più possibile. Ma le notizie, anche i rapporti confidenziali come abbiamo visto, trapelano lo stesso. E la reazione è, se possibile, ancora peggiore.

Il problema, però, non è nell’apertura delle frontiere, ma nella completa mancanza di gestione dei nuovi arrivati.

Non si sa quanti ne debbano ancora arrivare, il flusso non è legato ad un evento specifico (non tutti arrivano dalla Siria) ed evidentemente, stando agli episodi riportati dalla stampa, le autorità non hanno idea di come governare una massa di rifugiati, parte della quale è pronta a proseguire in Europa la guerra da cui è fuggita.

E’ insostenibile una gestione, per esempio, che per evitare accuse di razzismo, non vengano separati per religione e le minoranze (musulmane e cristiane) non siano protette. E’ altrettanto incredibile che donne non accompagnate siano in balia di una maggioranza di maschi, spesso e volentieri privi di scrupoli o abituati a considerare la donna come una preda a disposizione. Quando poi la violenza esonda e arriva nelle piazze in festa, come a Colonia a capodanno, la polizia non fa altro che spallucce. Perché arrivati a quel punto, senza alcuna opera di prevenzione, c’è veramente poco da fare.

Foto: Krasniqi, Getty Images, DPA e Reuters

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