Il nuovo vertice talebano continuerà la guerra

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Dopo la frattura tra i talebani registrata lo scorso anno con la nomina contestata a leader di Akhtar Mansour, ucciso sabato scorso da un drone Usa, i 20 membri del consiglio direttivo talebano riuniti nella shura (consiglio supremo) in Pakistan hanno eletto “all’unanimità e giurato fedeltà” al mullah Haibatullah Akhundzada.

Quest’ultimo è un religioso, ex capo dei giudici negli anni (1996-2001) in cui i talebani erano al potere in Afghanistan, più che un combattente anche se da giovane partecipo al jihad contro gli invasori sovietici (1979-1989).

Ma soprattutto è considerato una figura in grado di ricucire gli strappi nel movimento che ha subito emorragie importanti a favore di Isis ma difficilmente si discosterà dal solco tracciato dal predecessore, di cui era uno dei due vice, e non accetterà di trattare la pace con il governo del presidente Ashraf Ghani.

Un indizio del suo orientamento emerge dall’attentato suicida avvenuto subito dopo la notizia della sua elezione (avvenuta in Pakistan per paura di essere colpiti in Afghanistan dai droni Usa): un kamikaze talebano si è fatto saltare in aria ieri al passaggio di un autobus che trasportava dipendenti del tribunale di Kabul a Paghan, vicino alla capitale.

Anche il governo di Kabul ha chiarito di non farsi troppe illusioni sulla predisposizione alla pacificazione di Akhundzada: “La nomina di un nuovo leader rappresenta una buona opportunità per i talebani per tornare ai negoziati di pace e ricostruire il Paese.

Se respingeranno le trattive faranno la stessa fine di Mansour”, ha dichiarato il portavoce del presidente Ghani, Dawa Khan Menapal. A conferma della sua missione unificatrice Akhundzada come prima scelta ha confermato nel ruolo di vice Sirajuddin Haqqani (figlio del potente signore della guerra Jalaluddin, ucciso nel 2014), comandante delle operazioni militari e uomo forte della Rete Haqqani basata nel Nord Waziristan pakistano.

Dimostrando fiuto politico ha scelto come secondo vice il Mullah Yakoub, figlio del fondatore del movimento, il mullah Omar, deceduto nel 2013 per complicazioni renali e la cui morte fu tenuta segreta per due anni. Yakoub non aveva mai riconosciuto la legittimità della nomina di Mansour.

Akhundzada, che si pensa abbia 55 anni, è nato nella turbolenta provincia di Kandahar (culla degli ex studenti coranici ch ha datio i natali anche al Mullah Omar e a Mansour)  ed è membro della tribù Noorzai. Secondo Rahimullah Yousafzai, esperto degli ex studenti coranici, la nomina di Akhundzad non cambierà nulla: “lo status quo resterà immutato.

Non prevedo nessun mutamento rispetto alle politiche (intransigenti) di Mansour. E’ altamente improbabile che negozierà con il governo afghano”

  “Anche se fosse a favore delle trattative è improbabile che intavolerà negoziati senza il placet della shura” dove la maggioranza si oppone con forza a qualsiasi contatto con Ghani, anche perchè nella cultura tribale afghana trattare potrebbe essere considerato un elemento di debolezza che contribuirebbe a rafforzare la branca locale di Isis, ha spiegato l’analista Amir Rana.

Intanto prende corpo la voce di un’offensiva aerea degli Usa in Afghanistan contro i talebani. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui i vertici militari americani vorrebbero un’autorizzazione dal presidente Barack Obama con l’obiettivo di fermare l’avanzata dei talebani in diverse aree afghane. Obama sarebbe però perplesso. Non solo per il timore di riaprire un capitolo che sembrava oramai chiuso.

Ma anche – sottolineano alcuni osservatori – per non dare l’idea all’opinione pubblica di un ritorno dei talebani nel pieno della campagna elettorale per le presidenziali americane, a svantaggio di Hillary Clinton.

I servizi di intelligence da tempo hanno informato la Casa Bianca sulla campagna che i talebani vogliono sferrare nelle prossime settimane per riconquistare parte del territorio afghano.

E i vertici militari statunitensi non smettono di sottolineare ad ogni occasione la debolezza delle forze afghane, che non sarebbero in grado di reggere l’onda d’urto.

Per questo si renderebbe necessario colpire i talebani prima che scatenino nuove offensive su vasta scala. E il pressing su Obama si è intensificato nelle ultime ore, dopo la morte del Mullah Akhtar Mansour.

Il presidente, che al momento si trova in Asia per la sua visita in Vietnam e Giappone, prima di prendere una decisione vorrebbe prima capire quali saranno le conseguenze della morte di Mansour, e le decisioni che verranno prese dai capi talebani.

Per i generali Usa potrebbe però essere troppo tardi.  Ecco allora che sono tornati alla carica per chiedere una revisione delle regole di ingaggio nel paese caucasico, profondamente cambiate nel gennaio 2015 nell’ambito del piano Obama.

Un piano che prevede un graduale disimpegno militare degli Usa in Afghanistan e il sostegno agli sforzi di riconciliazione con gli stessi talebani.

Foto Newsweek, Khaama,com, Afghan Islamic Press, Reuters e AP

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