NUOVI ELICOTTERI E PIÙ “GREEN ON GREEN” IN AFGHANISTAN

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di Francesco Bussoletti

L’Aeronautica militare afghana (AAF) ha ricevuto nei giorni scorsi cinque elicotteri d’attacco leggeri MD 530F Cayuse Warrior, variante armata dell’OH-6 Cayuse dell’US Army Aviation sviluppata da MD helicopters.

I velivoli, giunti a Kabul il 17 giugno, serviranno per fornire supporto aereo ravvicinato (Cas) alle truppe sul terreno durante le operazioni di contrasto ai talebani e all’Isis. Con questa consegna, il numero delle macchine che il paese asiatico ha ricevuto dagli Stati Uniti arriva a 18 di cui almeno una andata perduta a causa di un incidente.

La prossima consegna è prevista entro la fine di agosto e vedrà arrivare altri nove elicotteri MD 530F.

Complessivamente per la fornitura e manutenzione degli elicotteri afghani di questo tipo la società MD Helicopters ha ricevuto tre contratti a prezzo fisso per un valore di oltre 100 milioni di dollari.

Il velivolo è armato mitragliatrici Browning da 12,7 millimetri e FN Herstal da 7,62 millimetri. Armi giudicate troppo leggere: per questo negli ultimi velivoli consegnati sono stati aggiunti sei tubi lanciarazzi che verranno installati anche sugli elicotteri già in servizio.

Il Cayuse Warrior può atterrare anche in terreni sconnessi e trasportare un carico fino a 684 chili. Vola a una velocità massima di 248 chilometri orari fino a una distanza massima di 430 chilometri.

Oltre alla recrudescenza degli scontri con i talebani, le forze regolari afghane devono fare i conti con l’aumento dei casi di infiltrati talebani tra le fila dell’esercito e delle forze di polizia che attaccano i commilitoni (“green on green” nel gergo militare statunitense).

 

Dopo anni di “green on blue” in cui i talebani infiltrati nelle Afghan Security Forces attaccavano per lo più gli istruttori e i consiglieri militari statunitensi e dei Paesi NTO, da tre anni sembrano prendere piede gli attacchi ai militari afghani, già provati da perdite molto elevate in combattimento che hanno raggiunto anche i 400 caduti al mese.

L’ultimo caso riguarda un soldato che il 22 giugno ha ucciso almeno 4 commilitoni ferendone un altro prima di venire a sua volta abbattuto nel distretto di Jund, a Badghis, nell’ovest afghano, non lontano da Bala Murghab che venne a lungo presidiata da truppe italiane. La nuova ondata di “green on green” si estende anche alle altre regioni del paese asiatico. Da Kunduz a Zabul.

Il fenomeno, che ebbe il suo picco nel 2013 con un’ondata di avvelenamenti e uccisioni ai checkpoint, recentemente ha visto un nuovo aumento ed è diventato preoccupante nella zona occidentale dove operano anche 950 militari italiani basati a Herat

Lo stesso giorno sei agenti di polizia sono invece strati uccisi da tre loro colleghi nel distretto di Charchino nella provincia meridionale di Oruzgan. Il mese scorso un agente aveva ucciso altri otto poliziotti in un check-point sito sull’autostrada Kabul-Kandahar nell’area di Zabul.

(con fonte Il Velino AGV)

Foto: Shepard, MD Helicopters e AP

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