DA EURO 2016 ALLE OLIMPIADI IN BRASILE: LO SPORT NEL MIRINO DEI JIHADISTI?

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Il ritrovamento di un pacco sospetto allo stadio del Manchester United – fortunatamente solo un residuato di una precedente esercitazione antiterrorismo – ha scatenato il panico rievocando le terribili immagini di quel maledetto 13 novembre parigino.

La psicosi attentati resta sempre altissima, soprattutto Oltralpe dove si prospettano mesi “sportivamente” intensi: Roland Garros (16 maggio – 5 giugno), 24H di Les Mans (18-19 giugno), Tour de France (2-24 luglio 2016) e dulcis in fundo, Europei 2016 (dal 10 giugno al 10 luglio 2016). Ovviamente le preoccupazioni maggiori riguardano la sicurezza, viste le continue minacce e colpi assestati dall’ISIS al nostro stile di vita.

Attacchi che, viste le batoste che l’o Stato Islamio sta continuamente riportando sui campi di battaglia mediorientali, tenderanno sempre più a crescere. Sebbene il paniere di eventi sia alquanto ricco, l’avvenimento sportivo ritenuto più sensibile è il Campionato Europeo di calcio. Gli stessi timori sembrano attanagliare anche l’altra sponda dell’Atlantico con le Olimpiadi di Rio.

Non serviva di certo il tentato attentato allo Stade de France per dimostrare che tali eventi e strutture potessero essere obiettivi del terrorismo; se i precedenti storici non bastassero, il N° 12 di Inspire – la rivista di Al Qaeda – esorta ad attacchi contro manifestazioni sportive, in quanto eventi altamente affollati di soft targets.

Nella nuova ondata terroristica, infatti gli sforzi sono orientati al più alto body counts possibile – numero di vittime – per shockare l’opinione pubblica mondiale ed attrarre sempre nuove reclute e finanziatori. Perciò, si raccomanda di “colpire le persone, non gli edifici!”.

I campionati di calcio promettono di riunire ben 2,5 milioni di spettatori negli stadi di dieci diverse città francesi per 51 partite, oltre a più di 5 milioni di persone nelle fan zones  – maxi schermi allestiti in piazze, parchi ed altri luoghi pubblici – ognuna delle quali accoglierà dalle 10.000 alle 120.000 persone.

Per le Olimpiadi, invece l’ufficio del turismo brasiliano Embratur preventiva un flusso di 500.000 turisti, oltre a 206 delegazioni straniere. Entrambi gli eventi avranno coperture mediatiche globali, vale a dire occasioni imperdibili di visibilità!

La questione sicurezza è quanto mai rilevante per la Francia; da una parte una manifestazione serena e senza incidenti potrebbe solo che giovare alla candidatura per ospitare i Giochi Olimpici del 2024; dall’altra rinfrancherebbe il morale di un popolo che di certo non è dei migliori.

Dichiarazioni e rassicurazioni si fanno sempre più numerose: Il presidente Hollande ha ribadito la determinazione del Paese nel dimostrare che “lo sport, la cultura, il nostro stile di vita, non cederanno a queste pressioni e minacce”. Gli fa eco il ministro dell’interno Cazeneuve che ha promesso di mettere in campo qualunque cosa per garantire la più assoluta “sicurezza collettiva”.

Pascal Boniface, direttore del Institute of International Relations and Strategy aggiunge che “molti hanno proposto di cancellare Euro 2016 perché troppo rischioso. Ma se lo facciamo, non potremo più fare nulla in Francia. Dovremo cancellare concerti, dimostrazioni in qualunque luogo di aggregazione. La migliore ed unica decisione è quella di dire ‘No’ alla paura e di tenere Euro 2016 così com’è, aumentando le misure di sicurezza.”

Secondo un sondaggio condotto a fine marzo su di un campione di 1.002 cittadini francesi, l’82% è favorevole a che Euro 2016 ed il Tour de France si tengano come programmato.

Il dispositivo di sicurezza per gli Europei 2016 sarà formato da più di 90.000 uomini.

Gli agenti di polizia saranno 42.000, di cui 2.000 in assetto antisommossa, 5.000 della polizia di frontiera, 10.000 del Dipartimento di Polizia di Parigi, 25.000 di altre forze di pubblica sicurezza; 30.000 saranno i gendarmi e 5.200 di reparti vari come vigili del fuoco, artificieri, tiratori scelti, elicotteristi ecc. Vi si aggiungono 11.000 soldati, 13.000 operatori privati di sicurezza e 1.000 tra paramedici e volontari.

A detta delle autorità, nessuna località francese si troverà a più di 20 minuti dalla più vicina unità antiterrorismo, grazie anche alla creazione di sette nuovi raggruppamenti del GIGN e del RAID.

A questi due reparti antiterrorismo si aggiunge la BRI, alle dirette dipendenze della Prefettura di Parigi che, per l’occasione, ha visto raddoppiare il numero di effettivi a più di 200. Per velocizzare eventuali reazioni si è provveduto a “limare” i confini giurisdizionali, in modo che siano le squadre più vicine ad attivarsi. Finora, infatti il GIGN non era potuto intervenire a Parigi durante gli attacchi, così come la BRI parigina non aveva potuto asserragliare la cartiera dove si erano rifugiati i fratelli Kouachi.

In altre occasioni, diverse sono state le unità antiterrorismo a convergere ed intralciarsi nello stesso punto. All’esterno degli stadi l’ordine sarà garantito dalle autorità francesi, mentre all’interno, fan zones ed altre strutture collegate, dagli organizzatori della manifestazione – EURO 2016 SAS –  attraverso compagnie di sicurezza private, destinate a fare affari d’oro.

Infatti, il numero previsto di guardie private, già consistente prima del 13 novembre, è stato aumentato di un 7% e, per ognuna delle 51 partite, ne verranno impiegate tra le 900 e le 1.200.

Il loro lavoro sarà quello della prevenzione e, nonostante il corso antiterrorismo di 14 ore, interventi veri e propri saranno lasciati alle forze dell’ordine.

Le società di sicurezza private assunte sono circa 45 in modo da scongiurare un fiasco simile a quello dei Giochi di Londra 2012. In quell’occasione, infatti le truppe di Sua Maestà hanno dovuto coprire un buco di 3.500 operatori privati che il colosso britannico G4S non era riuscito a fornire

Tra poliziotti, reparti antisommossa, forze speciali e tiratori scelti, invece ci si aspetta fino a 600 agenti per singola partita.

L’armamento di unità più prossime a potenziali minacce verrà integrato con 300 fucili d’assalto HK G36, per consentire una maggior capacità di fuoco,  in attesa dell’intervento delle teste di cuoio.

La novità di Euro 2016 sarà l’impiego di un team di esperti di sicurezza che studierà ogni singola partita, analizzando ed identificando rischi e criticità e predisponendo poi gli adeguati e specifici piani di emergenza.

Il maggior cruccio per gli organizzatori restano però le fan zones, particolarmente a rischio per loro natura e per le quali sono state adottate ulteriori misure: installazione di metal detectors e body scanners, videosorveglianza 24H/24H, divieto d’accesso con borse e zaini di particolari dimensioni, 400 guardie private e poliziotti in borghese all’interno e numerose unità cinofile anti-esplosivo all’esterno. Ulteriori 2 milioni di euro andranno ad aggiungersi a quanto già stanziato, raggiungendo i 24 milioni.

Si pensi che la fan zone di Parigi, che assorbirà i 2/3 degli stanziamenti, sarà di 130.000 metri quadrati, circa 30 campi da calcio – ed ospiterà fino a 90.000 persone al giorno per un mese.

Da proteggere saranno anche gli hotel, strutture sportive, campi per l’allenamento, infrastrutture dei trasporti e qualunque altro luogo destinato ad  accogliere grandi quantità di persone.

Le esercitazioni, con migliaia di partecipanti, sono incessanti e cercano di preparare ad ogni scenario possibile: dalle esplosioni agli active shooters , dagli attacchi combinati ai multi-sito, fino alle contaminazioni con materiale NBC e cyber-terrorismo. Ad esser contemplato è sempre il peggior scenario possibile, sulla logica del “Train Hard, Fight Easy”.

Lo spazio aereo sopra gli stadi sarà interdetto a qualunque velivolo; inclusi i droni, sempre più presenti nei pressi di strutture sensibili – tra cui centrali nucleari – e contro i quali verrà utilizzata una tecnologia in grado di prenderne il controllo ed allontanarli senza distruggerli, evitando così il rischio di danni collaterali.

Ziad Khoury, responsabile della sicurezza dell’Europeo – ribattezzato Monsieur Sécurité – ha optato comunque per un approccio di “protezione con proporzionalità”, affinché tutti possano divertirsi in sicurezza, ma senza un’ossessiva presenza di agenti armati. Saranno predisposti diversi anelli di sicurezza per accedere agli stadi, cercando di smaltire le code il più rapidamente possibile.

Nonostante quanto già accuratamente predisposto, gli attentati in Belgio hanno obbligato Parigi ad aumentare ulteriormente il livello d’allerta. Il budget per la sicurezza stanziato dalla UEFA è aumento del 15%, toccando i 34 milioni, mentre quello delle autorità francesi è salito di 233 milioni per la sicurezza nel Paese e 55 milioni per nuovi equipaggiamenti per le forze dell’ordine.

I confini continueranno ad esser presidiati da qualcosa come 30.000 agenti – sospensione di Schengen – che, da novembre, hanno condotto qualcosa come 6 milioni di controlli presso 220 valici di frontiera, vietando l’ingresso nelPaese a circa 10.000 persone.

Altri 1.600 poliziotti verranno impiegati a presidio di strutture sensibili, soprattutto dei trasporti pubblici (stazioni ferroviarie, della metropolitana, aeroporti ecc.) ai quali sarà vietato l’accesso a chi sprovvisto di biglietto e/o documenti.

Tali rinforzi si aggiungeranno ai circa 11.000 soldati in pieno assetto di combattimento – 6.500 nella sola regione parigina – che già presidiano 1.500 potenziali obiettivi in tutto il Paese.

Il contingente impiegato nell’ Opération Sentinelle, lanciata all’indomani degli attacchi a Charlie Hebdo, costituisce la metà degli effettivi schierati in tutte le attuali operazioni militari, nonché il primo e maggior dispiegamento di forze sul suolo patrio dalla Seconda Guerra Mondiale.

Un’operazione che ha attirato una valanga di critiche bipartisan in quanto ritenuta un semplice, ma costosissimo “teatrino della sicurezza” – un  milione di euro al giorno – oltre al tempo sottratto all’attività addestrativa e alla mancanza di alloggi per le truppe nella capitale. Si lamenta inoltre un mancato sfruttamento delle piene potenzialità dei reparti, ma allo stesso tempo una loro inadeguatezza nel fronteggiare il terrorismo.

Critici tra le fila delle forze armate stesse paragonano Sentinelle alla Linea Maginot: il complesso di fortificazioni che i tedeschi hanno aggirato durante la Seconda Guerra Mondiale passando per le Ardenne. I militari per le strade, infatti non sono riusciti ad evitare le stragi nei ristoranti e al Bataclan che non rientravano nell’elenco dei luoghi da proteggere.

Contestazioni queste che paiono essere alla base delle recenti variazioni dell’operazione: pattugliamenti meno statici, coperture più ampie, modalità e percorsi meno prevedibili. Il colonnello Benoît Brulon, portavoce dell’operazione parla di una missione di protezione e diffusione concreta della sicurezza, oltre che di una misura psicologica indirizzata ad accrescere la resilienza della nazione.

A sostegno dei soldati nelle strade vi è il 79% della popolazione che apprezza la loro presenza; le critiche popolari sono rivolte solamente alla politica, non di certo ad un esercito tradizionalmente molto amato.

Lo stato d’emergenza dichiarato a Novembre è stato esteso prima a febbraio, poi al 26 Maggio ed ora fino alla fine del Tour de France con l’apporto di alcune modifiche.

E’ permesso porre agli arresti domiciliari chiunque ritenuto una minaccia per la sicurezza e l’ordine pubblico e vietare la circolazione di persone e veicoli in orari e luoghi specifici.

A differenza della versione precedente, la polizia non ha più il potere di fare irruzioni e perquisizioni senza mandato (da novembre a metà aprile sono state condotte 3.500 perquisizioni e 56 le persone poste agli arresti domiciliari). Il provvedimento è stato nuovamente criticato dalle associazioni dei diritti umani che continuano a denunciare discriminazioni, abusi ed il “sacrifico” delle libertà fondamentali in nome dell’antiterrorismo.

Un giro di vite sarà dato anche a tutte quelle attività criminali che possono supportare il terrorismo quali il contrabbando e traffico di armi nonché l’apologia di terrorismo da parte di numerosi siti estremistici.

La Francia ha anche invocato l’articolo 42 (comma 7) del Trattato di Lisbona. Per la prima volta gli stati membri dell’Unione Europea saranno chiamati ad “assistere e a contribuire con ogni mezzo in loro potere lo stato membro che ha subito un’aggressione armata sul proprio territorio”. Nella fattispecie, uno di questi contributi verrà dato dal Regno Unito che distaccherà un contingente di SAS, le proprie forze speciali per aiutare a sorvegliare le strutture sportive secondarie e gli alberghi delle  nazionali.

Ognuna delle 24 squadre si sposterà protetta da una quindicina tra poliziotti, guardie private e almeno due membri dei GIPN, le SWAT francesi.
Un ruolo proattivo e di supporto è stato infine richiesto anche alla popolazione sulla falsa riga del “If you see something, say something”, la campagna lanciata dal Dipartimento dell’Homeland Security statunitense per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di denunciare qualunque attività sospetta.

Non dimentichiamoci che i Paesi partecipanti all’Europeo – chi più chi meno – sono fortemente impegnati contro lo Stato Islamico e patria di numerosi foreign fighters: oltre cinquemila partiti per Siria e Iraq, circa 1.600 i rientrati.

Sebbene non esisterebbero minacce precisamente rivolte al campionato, dagli interrogatori è emerso che la cellula terroristica dei massacri di Parigi e Bruxelles progettava di colpire Euro 2016. L’attacco alla capitale belga sarebbe stato condotto solo a causa della cattura di Salah Abdeslam e possibili nuovi blitz delle forze dell’ordine.

Il capo di Europol, Rob Wainwright ha definito il torneo UEFA “un obiettivo attraente”, mentre il Dipartimento di Stato ha emanato un travel alert per i cittadini statunitensi che si trovano in
Europa. E’ ormai risaputo che in questi casi la maggior difesa è l’intelligence, oltre ad un effettivo coordinamento, comunicazione e scambio d’informazioni ad ogni livello.

A tal fine risultano importanti i contatti con servizi e forze dell’ordine straniere, in particolare di quei Paesi che si trovano – o si troveranno – ad affrontare le stesse sfide come il Brasile con le Olimpiadi e la Russia con i Mondiali di Calcio del 2018. Anche il livello di sicurezza del Tour de France sarà elevato: per la prima volta un team del GIPN accompagnerà i ciclisti durante l’intera manifestazione, mentre 23.000 tra agenti e gendarmi saranno dislocati lungo tutto il percorso.

Per Monsieur Sécurité resta comunque da non trascurare anche la minaccia hooligans – ritenuta la più importante durante i Mondiali di Francia 98 – in particolare per le partite che coinvolgeranno Inghilterra, Galles e Russia. Confessa infatti di preferire “scazzottate vecchio stampo tra tifosi ubriachi” che dover fronteggiare qualcosa di peggio.

E proprio i tifosi di Paris Saint Germain e Olympique Marsiglia hanno fatto emergere la prima falla nel dispositivo di sicurezza.

Il 21 maggio, proprio allo Stade de France, sono riusciti ad introdurre petardi e fumogeni occultandoli nei sandwiches. Ne sono nati tafferugli, lanci di lacrimogeni, una trentina di arresti, ma soprattutto pericolosissime ondate di panico di massa. Jacques Lambert, presidente del Comitato Organizzatore di Euro 2016, ha spiegato “invece di imbottirli con delle salsicce, nei panini sono stati messi dei fumogeni. Se così fosse, significa che dovremo controllare ogni sandwich, il nostro lavoro diventerà particolarmente complicato.”

Il ministro dell’interno Cazeneuve ha dichiarato che “sebbene non si tratti di un test generale, dobbiamo prendere atto di quanto accaduto per  trarre le dovute conclusioni e fare in modo che tutto funzioni perfettamente” e “evitare che si formino lunghe code che potrebbero trasformarsi in bersagli”.

Tutto ciò mentre le forze dell’ordine d’oltralpe stanno attraversando un periodo molto difficile. I 200.000 poliziotti e gendarmi attualmente in servizio in Francia hanno subito una riduzione di personale di 13.000 unità dal 2007 per i tagli al bilancio.

Gli agenti lamentano turni estenuanti e l’impossibilità di recupero da giornate fisicamente ed emozionalmente logoranti, sia per la mancanza di personale che per la gravosa situazione dell’ordine pubblico degli ultimi mesi: terrorismo, migranti, conferenza climatica COP21, eventi sportivi vari e manifestazioni violente contro la riforma del lavoro che si protraggono a cadenza settimanale da quasi un anno. Lo stress accumulato sta portando all’insorgere di disturbi depressivi, cali di produttività, abusi e violenze, divorzi e suicidi (70 nel 2015) tra i poliziotti. Il premier Valls ha promesso 9.000 nuovi agenti, – le prime 800 reclute già a giugno – ma vista l’inesperienza ci vorrà tempo prima di poterne apprezzare il contributo.

Le Olimpiadi brasiliane

Il sistema di sicurezza dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro sarà di responsabilità della Commissione Statale di Sicurezza Pubblica e Difesa Civile per i Giochi di Rio 2016 (COESRIO2016). Essa  fa parte della Segreteria Straordinaria di Sicurezza dei Grandi Eventi (SESGE) creata nel 2011 per pianificare, monitorare e coordinare tutto ciò che riguarda la sicurezza degli eventi a partecipazione massiva quali la Confederations Cup, la Coppa del Mondo 2014 e le Olimpiadi 2016 appunto.

I primi Giochi Olimpici sudamericani della storia daranno vita alla più grande operazione di sicurezza nella storia del Brasile, basata sulla stretta collaborazione tra Ministero dell’Interno, della Difesa e l’ABIN, l’agenzia nazionale d’intelligence. Nella città di Rio verrà attivato un Centro di Comando e Controllo Integrato che sarà collegato con altri centri subordinati presso i quattro hubs olimpici: Barra da Tijuca, sede del villaggio olimpico, stadio Maracanà, dove avranno luogo le cerimonie di apertura e chiusura dei giochi, Deodoro e Copacabana.

Essi soprassederanno le attività delle forze dispiegate in ognuna delle 54 aree di Rio de Janeiro utilizzate per i Giochi: strutture competitive e di allenamento, il villaggio olimpico ed il Centro Televisivo Internazionale. Da presidiare ci saranno anche le città in cui avranno luogo le partite di calcio: São Paulo, Brasilia, Belo Horizonte, Salvador e Manaus.

Sul campo è previsto lo schieramento  di 85.000 uomini – il doppio di Londra 2012 – di cui 47.000 poliziotti e 38.000 militari di Esercito, Marina ed Aviazione. Un’aliquota di soldati (~ 20.000) verrà dislocata a Rio de Janeiro mentre l’altra (~18.000) sarà suddivisa tra le altre 5 città in cui si trovano gli stadi. Presso il CML, Comando Militare Orientale di Rio de Janeiro, ha stabilito la propria sede il Centro Antiterrorismo Integrato, un reparto interforze di 2.000 uomini.

Mediante uno dei suoi ultimi provvedimenti, la presidente Roussef ha autorizzato le forze armate brasiliane ad abbattere velivoli “ostili” che sorvoleranno il territorio nazionale durante i Giochi; intendendo come tali qualunque velivolo “sospetto” che non si attenga agli ordini delle autorità.

Un ruolo considerevole verrà giocato anche dalle società di sicurezza private il cui settore brasiliano è decisamente sviluppato ed innovativo. Il dispositivo di sicurezza dei giochi sarà affidato per  il 41% alle forze di pubblica sicurezza  e per il 59% ai privati. Il Comitato Olimpico Internazionale infatti verserà alle compagnie di sicurezza private circa 63 milioni di euro per i loro servigi.

Tuttavia, a differenza della Coppa del Mondo 2014, il ruolo delle compagnie private di sicurezza a Rio 2016 sarà più defilato, ma pur sempre di 9.000 operatori. Essi si occuperanno infatti solo delle aree amministrative, lasciando le strutture sportive, il villaggio olimpico da circa 9.300 uomini della Força Nacional.

Questo per una scelta politica indirizzata al risparmio, visto che le forze pubbliche sono già pagate dai contribuenti mentre l’ulteriore dispiegamento di operatori privati avrebbe inciso troppo sui costi.

Inoltre, gli agenti pubblici avrebbero una preparazione superiore rispetto agli “stewards” impiegati durante la Coppa del Mondo; essi potranno essere sia in servizio attivo – anche facendo gli straordinari – che in congedo, senza esser necessariamente armati o in uniforme. Questo rappresenterebbe un altro sistema per evitare improvvise carenze di personale come a Londra 2012.

Nella sola Rio esistono più di 220 compagnie di sicurezza private ed in occasione delle Olimpiadi, molte ne hanno approfittato aumentando i propri tariffari fino a 4 volte.

A queste si affiancano realtà che operano senza i requisiti legali minimi o guardie del corpo free-lance che per un trasferimento da una struttura sportiva ad un altra, con autista e veicolo blindato arrivano a chiedere  tra 2.700 e 6.300 euro al giorno. Molti contractors stranieri che operano nel Paese si trovano obbligati a collaborare con società di sicurezza locali in quantonon è loro concesso portare armi.

Questo mentre le compagnie di sicurezza private autoctone, di Rio soprattutto, sarebbero responsabili di più del 30% delle armi da fuoco che finiscono nelle mani dei criminali. Secondo un report della Polizia Federale divulgato dal giornale Globo, infatti almeno 17.662 armi da fuoco sarebbero state rubate o trasferite dalle scorte delle compagnie private di Rio negli ultimi 10 anni, senza che ciò sia mai stato investigato dalla Polizia.

Come se non bastasse la ISDS, società multinazionale israeliana operante nel settore della sicurezza e con una propria succursale in terra carioca, nel ottobre 2014 aveva annunciato l’assegnazione di  un appalto da 2.2 miliardi di dollari per la consulenza ed il coordinamento dell’apparato di sicurezza dei Giochi.

Tuttavia, a seguito di un’accesa contestazione da parte di circa 30 sigle sindacali il Governo brasiliano si è visto obbligato a prendere le distanze da una società che, a detta dei contestatori, aveva collusioni con Israele, fornendole sistemi repressivi contro i palestinesi e con diverse feroci dittature centroamericane del passato.

La pressione avrebbe poi dovuto dirigersi verso il Comitato Olimpico affinché ritirasse il titolo di fornitore ufficiale dei Giochi Olimpici riconosciuto alla società.

Boicottaggio riuscito o meno, sul sito (non proprio aggiornato!) della società israeliana compare ancora una lettera che ne definisce titolo e compiti affidatogli: gestione dei rischi, intelligence sulle minacce, coordinamento tra polizia e servizi di sicurezza, gestione delle crisi compresi sequestro di persona a scopo di estorsione, test di penetrazione (valutazione della sicurezza di un sistema simulandone un attacco), contromisure di sicurezza e addestramento cercando di adattare alla specificità del caso il tanto decantato “metodo israeliano”. 

Decisamente singolare è risultata infine l’operazione Segurança Presente (Sicurezza Presente) lanciata il 1 dicembre da Fecomercio, federazione di 59 società. Per un contratto da 11,4 milioni di euro, quattrocento agenti stanno pattugliando tre zone commerciali e turistiche di Rio de Janeiro. Negli ultimi due mesi hanno fermato 869 persone per vari reati ed allontanato 209 senzatetto.

Sebbene le forze dispiegate siano consistenti, ciò che farà la differenza sarà la loro preparazione ed un’efficace azione preventiva.

Esercitazioni e simulazioni si sono svolte in continuazione considerando ogni possibile scenario – da sofisticati attacchi di cyber-terrorismo in grado di paralizzare servizi critici e d’emergenza ai droni “suicidi” carichi di esplosivo o sostanze chimiche, fino a tipologie di attacco più tradizionali, ma combinate fra loro – con particolare attenzione al miglioramento dell’interazione tra gli operatori di sicurezza civili e militari e alla gestione della folla. Aspetto questo trattato proprio in collaborazione con la polizia francese che allo Stade de France si è trovata a gestire 80.000 spettatori nel panico e per il quale, secondo il tenete Anne-Christine Poinchon “non si può essere mai preparati abbastanza”.

Addetti militari di oltre 20 paesi (tra cui Stati Uniti, Germania, Giappone, Russia e Gran Bretagna) hanno assistito personalmente alle esercitazioni in cui i padroni di casa hanno dimostrato di poter garantire al meglio la sicurezza, non solo dei propri concittadini, ma di tutte le rappresentanze.

L’attaché giapponese Toru Yamachi, il cui Paese sarà il prossimo ad ospitare i Giochi Olimpici, è stato decisamente soddisfatto e ha dichiarato che il modello di sicurezza integrato, già messo alla prova durante la Coppa del Mondo 2014, verrà adottato anche da loro.

Ha inoltre aggiunto che “In questa esercitazione, i poliziotti e militari brasiliani hanno offerto una grande opportunità di apprendimento. Abbiamo un sistema integrato simile, ma è importante vederlo messo in pratica”, e “credo che i giochi olimpici di Rio de Janeiro saranno un grande successo”.

L’addetto militare statunitense, Jose Espinosa, ha rimarcato l’importanza di trattare adeguatamente la minaccia terroristica e ha sottolineato la lunga collaborazione col Brasile,risalente alla Seconda Guerra Mondiale. In particolare è da segnalare il programma di addestramento antiterrorismo a cui sono stati sottoposti uomini delle forze dell’ordine brasiliane con i reparti antiterrorismo dell’Ufficio Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato.

Accordi per programmi simili sono in corso con Spagna, Francia, Gran Bretagna e Germania. Dal 2011 più di 13.000 agenti brasiliani hanno partecipato a questa formazione e altri 7.674 – 5.636 militari e 2.030 poliziotti – dovrebbero farlo entro inizio Giochi.

Per quanto riguarda l’Intelligence, più di novanta Paesi contribuiranno alla condivisione di informazioni sensibili, lasciando da parte eventuali rivalità.

Tramite il sistema API-PNR, le autorità brasiliane potranno controllare immediatamente i passeggeri dei voli in ingresso ricevendo in tempo reale tutte le informazioni necessarie dai vari Paesi d’origine.

Nonostante il Brasile si sia sempre considerato al riparo dal terrorismo, sia per la mancanza di gruppi interni che per le proprie scelte “non allineate” in politica internazionale, la minaccia sta progressivamente crescendo con l’approssimarsi dei Giochi Olimpici e Paraolimpici (dal 5-21 agosto e dal 7-18 settembre).

Luiz Alberto Sallaberry, direttore dell’antiterrorismo, ha ribadito che la situazione è peggiorata con gli attacchi in Europa e con l’aumento di simpatizzanti dello Stato Islamico nel Paese; Maxime Hauchard, cittadino francese legato allo Stato Islamico, ha minacciato apertamente su Twitter: “Brasile, tu sei il nostro prossimo bersaglio,”.

Il Segretario alla sicurezza dello Stato di Rio de Janeiro, Jose Mariano Beltrame ha dichiarato di non aver previsto variazioni nei piani di sicurezza in quanto la minaccia terroristica è sempre stata trattata con assoluta priorità.

Tuttavia, esperti di sicurezza indipendenti sostengono che i vertici brasiliani non si rendono conto dell’opportunità che i giochi olimpici rappresentano per chiunque voglia seminare il terrore: 300.000-500.000 turisti attesi, 7,5 milioni di biglietti emessi, circa 15.000 atleti, 206 delegazioni nazionali, 54 strutture olimpiche e 6 città interessate.

Per non parlare dell’ordine pubblico che deve essere comunque garantito anche nel resto del Paese. Paulo Storani, consulente di sicurezza internazionale ed ex capitano dei reparti speciali della polizia di Rio denuncia un’estrema ingenuità delle autorità causata dalla mancanza di nemici dichiarati e di esperienza dell’intelligence.

Dello stesso parere il Tenente Colonnello dell’Esercito Andre’ Soares, con un’esperienza trentennale nei servizi segreti, sia sul campo che a livello dirigenziale; il quale denuncia inoltre come l’ABIN – i servizi segreti brasiliani – sia così inefficiente da godere di una pessima reputazione nella comunità dei servizi, nonché una scarsa volontà di collaborazione con i partner internazionali per la bassa qualità del proprio lavoro.

Di certo non rincuorante ciò che l’ex campione di calcio verde-oro Rivaldo ha scritto su Instagram “Le cose qui si stanno facendo ogni giorno sempre più brutte. Consiglio a chiunque intenda visitare il Brasile per le Olimpiadi di Rio di restare a casa. Mettereste la vostra vita in pericolo qui. Senza parlare dello stato degli ospedali pubblici e tutto il caos politico brasiliano. Solo Dio può cambiare la situazione del nostro Brasile.”

Altre criticità sorgono dalle caratteristiche storiche, politiche e geografiche del Paese.

I confini sono sempre stati particolarmente porosi: 23.000 chilometri condivisi con 10 Paesi, spesso in zone impervie che rendono difficoltoso il contrasto al traffico di droga e di armi. Tra Brasile, Argentina e Paraguay si trova la Triple Frontera, un area di 2.500 chilometri quadrati in cui contrabbando e terrorismo trovano riparo e possono avere libero accesso ai vari Paesi.

Come se non bastasse, le autorità brasiliane hanno approvato l’esenzione del visto per un periodo di 90 giorni dal 1 giugno al 18 settembre, per incentivare l’afflusso di turisti da Stati Uniti, Giappone e Australia. Molte le proteste sul fatto che, dopo i tragici fatti di Parigi, l’importanza dei visti come sistema di registrazione di ingressi e transiti non dovrebbe essere trascurata.
La cosa più inquietante, però è che il Brasile risulta altamente pericoloso a prescindere dal terrorismo!

Le strutture olimpiche, così come alcune note spiagge ed hotel di lusso si trovano a pochi passi dalle favelas; baraccopoli in cui povertà, degrado e bande criminali la fanno da padroni: esse sono state teatro di vere e proprie battaglie – nel 2009 un elicottero della polizia è stato abbattuto mentre sorvolava una favela – con le forze dell’ordine.

Senza arrivare a queste situazioni estreme, molti posti restano comunque poco sicuri, specialmente nelle ore notturne. Secondo le statistiche, il Brasile ha circa 50.000 omicidi all’anno di cui 1.715 (dolosi) nella sola Rio de Janeiro, tra gennaio e aprile di quest’anno.

La situazione è tale che alcune delegazioni si faranno addirittura accompagnare dalle proprie forze dell’ordine: 2.000 gli agenti dell’FBI al seguito degli atleti statunitensi, mentre francesi, israeliani, canadesi, tedeschi e australiani avranno una media di 100-300 agenti di scorta.
Le morti attribuite alle operazioni di polizia, sempre nei primi quattro mesi dell’anno sarebbero 2.036 (+12% rispetto al 2015).

Queste cifre portano l’attenzione su di una polizia considerata tra le più letali del mondo: le vittime più diffuse sono giovani di colore, delle favelas, spesso giustiziati extra-giudizialmente quando già arresi o feriti. Le denunce di Amnesty International parrebbero trovar conferma nelle circa 40 persone uccise durante i Giochi Pan Americani del 2007 o i nove abitanti della favela Maré durante la Confederation Cup del 2013.

A dicembre le Nazioni Unite hanno accusato le autorità brasiliane di assassinare deliberatamente nel tentativo di “ripulire le strade” per le Olimpiadi. Vi sarebbe poi il problema delle ricollocazioni forzate per la realizzazione di infrastrutture sportive o di viabilità: circa 22.000 famiglie — o più di 77.000 persone — tra il 2009 e 2015.

La favela Vila Autódromo – zona occidentale di Rio de Janeiro – è stata quasi completamente demolita per costruire le strade d’accesso al Parco Olimpico.

La peggior recessione degli ultimi 100 anni, la disoccupazione allarmante e lo scandalo che ha investito Dilma Roussef ha fatto riversare nelle strade milioni di persone al grido di “Fora Dilma” (Vattene Dilma); numerose ed affollate anche le contro proteste a favore della Presidente, ritenuta vittima di un golpe.

Mobilitazioni che possono degenerare rapidamente in tafferugli e scontri violenti ed avere ripercussioni sul dispositivo organizzativo e di sicurezza delle Olimpiadi. La violenza negli stadi poi non è da trascurare, visto che  dal 1988 ha causato la morte di ben 253 tifosi.

Questi rischi e minacce all’ordine pubblico e alla sicurezza dei Giochi sono accompagnate da un altro fattore che, seppur anch’esso minimizzato dalle autorità, dovrebbe far comunque riflettere. Per la sicurezza di Rio 2016, secondo la società 4GS, sono stati stanziati solamente  175 milioni di eutro contro i  781 di Londra 2012, gli 1,1 miliardi di Atene 2004 e i 2,6 miliardi di Sochi. A  sua volta lo stato di Rio de Janeiro ha ridotto il proprio budget per la sicurezza di circa  494 milioni di euro, visto che, come ha detto il Segretario Beltrame, non può focalizzarsi solo sui giochi, trascurando il resto della città.

Un contesto pericoloso

Sport e terrorismo sono purtroppo andati spesso di pari passo, perlomeno dagli anni 70.

Chi può dimenticare l’azione di Settembre Nero contro la delegazione israeliana alle Olimpiadi di Monaco del 1972 (17 morti), oppure le bome alle Olimpiadi Atlanta 1996 (2 morti) o  alla Maratona di Boston nel 2013 (3 morti); per non parlare degli atleti ripetutamente bersagliati durante le trasferte o nei loro alberghi e tutti gli attacchi sventati o che non hanno provocato vittime.

Nell’antica Grecia esisteva la “Tregua Olimpica” che prevedeva una sospensione delle ostilità durante i Giochi; oggi questi eventi sono diventati invece un catalizzatore per il terrorismo.

Un terrorismo che è diventato sempre più “sanguinario” negli anni, non solo per armi più potenti e semplici da reperire – gli attentatori della maratona di Boston hanno ucciso con pentole a pressione trasformate in bombe come istruzioni da “Preparare una bomba nella cucina di tua Madre”, articolo di Inspire, la rivista di Al Quaeda – ma proprio per l’intenzionalità di provocare sempre più vittime.

L’esperto di terrorismo Brian Jenkins, ha dovuto infatti modificare il suo famoso aforisma risalente agli anni 70 “Terrorists want a lot of people watching, not a lot of people dead” (I terroristi vogliono che molta gente guardi, non che muoia) in  “Terrorists want a lot of people watching and a lot of people dead” (parafrasando, più pubblicità e più morti). Jenkins racconta che, anche se sempre terrorismo, quello del passato era maggiormente caratterizzato da una sorta di moralità e di una volontà di non alienarsi troppo l’opinione pubblica; ora invece si ricerca la violenza più brutale ed indiscriminata.

L’odio etnico e religioso ha soppiantato l’agenda politica e i “titoloni” sui giornali si ottengono con tanti morti! Ed ecco quindi una delle novità di gruppi come Al Qaeda e IS:  la gente comune si trasforma in bersagli tanto importanti quanto i VIP.

Un qualunque assembramento di persone allo stadio, al cinema, in un ristorante, al check-in di un aeroporto o in spiaggia diventa di estrema attrattività. I terroristi di Parigi non sono riusciti ad entrare nello stadio perché i controlli hanno funzionato, ma ciò non ha impedito la loro azione: certo, ne ha ridotto la letalità!

Parlare di sicurezza totale è pressoché un’utopia; non esiste un posto assolutamente sicuro, perfino le basi militari sono oggetto di attacchi, figuriamoci luoghi come stazioni della metropolitana o ferroviarie di libero accesso a chiunque. E’ più facile compiere un attentato che prevenirlo. Ciò spiega il perché, nonostante draconiane misure di sicurezza, Paesi come Russia, Cina, Stati Uniti ed Israele siano sempre e comunque nel mirino. Anzi, per paradosso, esiste un filone di ricercatori che sostiene che quanto più una struttura sia protetta, più possa essere attrattiva per i terroristi.

Da una parte l’esasperata protezione di certi obiettivi può dirottare gli attacchi verso altri, portando l’effetto sorpresa ai livelli massimi. Dall’altra un bersaglio estremamente protetto può spingere alla ricerca di metodi d’attacco sempre più potenti e letali.

L’approccio “ring of steal” (anello d’acciaio) adottato ai Giochi Olimpici di Sochi, ad esempio, è stato caratterizzato da un’estrema sorveglianza ed altissimi costi. Sebbene il dispositivo abbia funzionato evitando vittime, esso è stato altamente dannoso per il morale e la libertà, diffondendo un clima di estrema ansia tra partecipanti e spettatori.

Proprio per le sue caratteristiche, esso non può essere adottato per estesi periodi di tempo e resta appannaggio di pochi eventi solamente; manifestazioni minori non hanno di certo le stesse possibilità economiche, pur rimanendo possibili bersagli.

I costi e l’impossibilità per le autorità di presidiare in forze ogni evento a partecipazione massiva, permetteranno alle compagnie private di sicurezza di rivestire un ruolo sempre più importante. Ciò richiederà tuttavia una maggiore e migliore regolazione del settore, nonché l’applicazione di standard più elevati per i controlli dei propri dipendenti, sia al momento dell’assunzione, che prima di prestare servizio ad ogni singolo evento.

Una lattina esplosiva posta sull’aereo russo da un dipendente dell’aeroporto di Sharm, ha concretizzato uno dei peggiori incubi per la sicurezza: infiltrazioni per colpire dall’interno. Una possibilità inquietante così come quella di bersagliare la  folla durante l’afflusso o deflusso dai grandi eventi o zone circostanti; ciò che è accaduto ai tifosi di calcio in Uganda nel 2010 ed in Nigeria nel 2014 dovrebbero aver insegnato qualcosa.

Gli attacchi saranno ormai sempre più indirizzati a grandi eventi o luoghi di aggregazione della più banale quotidianità – infrastrutture dei trasporti durante gli orari di punta – in quanto stracolmi di soft targets.

Obiettivi che possono essere colpiti con attentati tipo “Lo-fi” (bassa fedeltà, semplici): chiunque può impugnare coltelli, armi bianche, utensili o mettersi alla guida di veicoli da lanciare sulla folla.

L’Intifada palestinese dei coltelli o gli attentati di Pechino del 2014 dimostrano che per uccidere non servono armi all’ultimo grido. Panico e l’isteria di massa che si generano rappresentano un’ulteriore opportunità per l’effetto moltiplicatore che possono avere sul bilancio finale di vittime. Per non parlare del vantaggio tattico che la folla può fornire all’infiltrazione ed esfiltrazione di terroristi pre- e post-attacco.

I dispositivi di sicurezza di Euro 2016 e Rio 2016, così come di altri eventi del genere, sono frutto di studi, progetti, scelte ed accesi confronti; tutto sembra pronto e nulla lasciato al caso, ma vista l’imprevedibilità di minacce che si adattano ed evolvono sempre più rapidamente, gli organizzatori degli eventi potrebbero aver bisogno di qualcosa in più della propria preparazione.

Magari un po’ di fortuna. Ma come ebbe a dire un terrorista dell’IRA rivendicando il fallito attentato del 1984 alla Tatcher “noi dobbiamo essere fortunati una volta – voi dovete esserlo sempre.”

Foto: EPA, AP, Reuters, AFP, Getty Images,, EMA, CBC e Forze Armate Brasiliane

Nato nel 1983 a Brescia, ha conseguito la laurea specialistica con lode in Management Internazionale presso l'Università Cattolica effettuando un tirocinio alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite in materia di terrorismo, crimine organizzato e traffico di droga. Ha frequentato il Corso di Analista in Relazioni Internazionali presso ASERI. Si occupa di tematiche storico-militari seguendo in modo particolare la realtà delle Private Military Companies.

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