SE LA FRANCIA GUARDASSE A SUD PER BILANCIARE BERLINO

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C’è un fiume, la Loira , che divide la Francia in due nettamente.

A Nord della Loira essa è un paese dell’Europa Centrale , una parte di quel l’impero di Carlomagno, sostanzialmente nordico, che alla morte del grande Imperatore si scisse in una componente francese ed in una tedesca destinate a sopravvivere ed a condizionare il futuro del continente mentre invece la sua parte italo-borgognona, la Lotaringia, veniva rapidamente schiacciata dalla morsa della storia.

A Sud della Loira la Francia è invece meridionale e latina , aperta al sole ed al Mediterraneo. Una cosa che il Nord ben raramente le perdona e che è stata probabilmente il vero motore di quella “crociata contro gli albigesi ” con cui, una volta per tutte, i francesi nati a nord della Loira hanno imposto il loro primato a quelli cresciuti a Sud del fiume.

In più la Francia è anche giacobina. Crede cioè nella validità delle decisioni adottate centralmente, forse perché oltralpe il peso della tradizione monarchica più accentratrice d’Europa  supera di gran lunga quello di autonomie locali che non raggiunsero mai i livelli e l’importanza di cui godettero i liberi comuni dell’Italia e delle Fiandre.

In definitiva dunque ci troviamo di fronte ad un paese accentratore , in cui tutto si decide a Parigi cioè in  una capitale che è quasi il centro geografico di quel nord che da sempre domina la Francia.

È facile capire come in queste condizioni i francesi si considerino più parte della Europa Centrale e Nordica che di quella Meridionale, pretendendo altresì di essere costantemente considerati come tali. Una condizione particolare che non ha creato alcun problema sino a quando la costruzione europea e’ stata trainata dal cosiddetto “motore franco tedesco”,  in cui ciascuno dei due protagonisti equilibrava l’altro in una perenne competizione che esaltava le virtù ed attenuava i difetti di entrambi.

 

Con l’unificazione tedesca e quanto è avvenuto successivamente il calibrato equilibrio di un tempo è divenuto però soltanto un ricordo, mentre la macchina europea finiva col somigliare sempre più ad una di quelle biciclette dell’Ottocento dotate di una grande ruota anteriore, la Germania, e di un ruotino posteriore , la Francia, che al massimo poteva sperare di contribuire non più all’avanzamento ma bensì solo alla stabilità del mezzo.
Si tratta di uno squilibrio di cui, volente o nolente, la Francia ha dovuto certamente rendersi conto, se non altro per il martellamento incessante e feroce delle innumerevoli battute sull’argomento .

Chi non ricorda, ad esempio, quella secondo cui ai vertici europei il Cancelliere tedesco prende le decisioni mentre al Presidente francese tocca ormai soltanto il compito di leggere i comunicati finali?

L’unico settore in cui Parigi mantiene ancora una innegabile superiorità su Berlino è unicamente quello militare. Da un lato per la presenza di una componente nucleare francese che oltre Reno non esiste , dall’altro per la reticenza che ancora condiziona da parte tedesca lo sviluppo di una componente militare che sia all’altezza del nuovo ruolo del paese …..ma che avrebbe come primo e principale effetto quello da spaventare immediatamente tutti i suoi vicini.

E’ quindi agendo sul piano militare che Parigi tenta ormai da anni di bilanciare il crescente strapotere tedesco in pressoché tutti gli altri settori.

Si tratta però di un processo molto pericoloso, anche perché come ebbe modo di ricordare il Presidente Obama parlando ai cadetti di West Point ” quando uno possiede soltanto un martello la sua prima tentazione è quella di trasformare tutti i problemi in chiodi “.

Una considerazione che forse contribuisce a spiegare l’eccessivo avventurismo con cui la politica di sicurezza francese ha affrontato, e contribuito a provocare, le  varie crisi del settore nella Africa Settentrionale e Sahelica e nel Medio Oriente nel corso degli anni più recenti.

In tutte le maniere comunque Parigi tenta ancora di prolungare quanto più possibile il mito del motore franco-tedesco quale asse portante dell’Europa e per fare questo continua a sottolineare ed a considerare unicamente la sua natura centro europea, rifiutando nel contempo con decisione una visione più meridionale e mediterranea del proprio ruolo nel continente.

Si tratta di un atteggiamento che col tempo ha contribuito a squilibrare una Europa che gli allargamenti più recenti hanno orientato sempre più verso il Nord Est e le sue necessità, a scapito di quanto avveniva a Sud.

La posizione francese, sommandosi a quella assunta dai numerosi paesi di quella che Rumsfeld definiva come “la nuova Europa”, ha infatti concentrato la visione europea soltanto sulla frontiera con la Russia , facendo passare in seconda linea tutti gli altri problemi , compreso quello – di scottante attualità- della convivenza del continente con l’area araba.

Bisogna tra l’altro anche sottolineare come la decisione francese , oltre a non accrescere in alcun modo il ruolo comunitario di Parigi , abbia da un lato ottenuto l’effetto di rinforzare ulteriormente la Germania mentre dall’altro incideva pesantemente sui tradizionali rapporti preferenziali che la Francia aveva sempre mantenuto con la Russia .

Per non parlare poi della reazione di un mondo arabo che si è sentito abbandonato da una delle sue storiche madrine, “notre mère la France!”, per dirla con i maroniti libanesi.

 

Contemporaneamente, nel sud dell’Europa , uno degli altri grandi paesi comunitari, il nostro, l’Italia, era costretto a muoversi praticamente da solo per cercare di riportare un minimo di equilibrio fra i due scacchieri est e sud nonché per indurre ad un minimo di buon senso tutti coloro che sembrano pensare che la duplice minaccia del terrorismo islamico nonché di ondate di emigrazione di massa sempre più alte e sempre più inarrestabili possano essere comunque contenute senza una politica unitaria ed una giusta ripartizione degli oneri di ogni tipo che la situazione comporta.

Qualche risultato, è vero, è stato conseguito, non ultima la creazione di una guardia costiera comune recentemente annunziata.

Per potere però godere della possibilità di essere comunque sempre ascoltato allorché la necessità preme , il Sud europeo dovrebbe riuscire a presentarsi tanto nell’ambito comunitario quanto in quello della Alleanza Atlantica come un blocco unico , capace se non altro di costringere tutti gli altri a dare di volta in volta ai suoi problemi la priorità che essi meritano.

Per far questo l’Italia da sola non è sufficiente, ne è sufficiente che ad essa si associ la Spagna, o che si formi un gruppo che comprenda l’intero spolverio dei paesi mediterranei, tranne i nostri vicini francesi, troppo occupati a cercare ancora di sentirsi e gabellarsi per nordici.

Per fare il peso giusto, quel peso che le istituzioni internazionali giudicano indispensabile per darci udienza , con noi ci dovrebbe essere anche la Francia, da cui tra l’altro tutti noi potremmo imparare molto, se non altro in termini di gelosa tutela dell’onore nazionale, di capacità di dire no seccamente e senza remissione quando ciò appaia indispensabile, e magari anche di ostinazione nel continuare ad inseguire i nostri sogni senza sacrificarli alla realtà troppo presto!

È chiedere troppo? Probabilmente no, considerato come in ballo ci sia un equilibrio che alla lunga rischierebbe, se intaccato, di far cadere l’intera costruzione. Quindi, cara sorella latina, pensaci su molto bene e poi vieni a raggiungere noi meridionali!

Foto: Ansa, NATO, AFP e Reuters

Giuseppe CucchiVedi tutti gli articoli

Entrato alla Scuola Militare di Napoli nel 1955, il Generale Cucchi ha avuto una lunghissima carriera conclusa nel 2008 come Direttore Generale dell'Intelligence Nazionale. Dopo il definitivo pensionamento ha lavorato due anni per le Nazioni Unite come esperto nell'ambito della crisi del Mali/Sahel. Attualmente insegna management alla Università LUISS di Roma ed alla Business School della Università di Bologna.

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