I RIBELLI SIRIANI E I TANK TURCHI PRENDONO JARABLUS

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I ribelli siriani, col sostegno dei militari turchi e la copertura aerea dei caccia statunitensi, hanno strappato allo Stato islamico (SI) la città di Jarablus, nei pressi del confine turco-siriano.

L’assalto finale è iniziato all’alba di ieri, quando aerei da guerra, carri armati e forze speciali di Ankara hanno varcato la frontiera e colpito postazioni di Daesh [acronimo arabo per lo SI] (e curde).

La maggior parte dei jihadisti si è ritirata dall’area.  La Turchia afferma che il proprio intervento mira a colpire tanto i miliziani dello SI quanto l’alleanza fra curdi e siriani che sta cercando di conquistare porzioni sempre più vaste di territorio nella zona di Jarablus.

Commentando l’operazione militare il presidente Recep Tayyip Erdogan riferisce che i ribelli hanno riconquistato la città “assieme alle persone provenienti dalla stessa Jarablus”. Il leader turco ha aggiunto che l’operazione “Euphrates Shield” intende “mettere la parola fine” ai problemi lungo il confine.

Ieri mattina erano entrati in Siria una ventina di tank turchi e altrettanti mezzi corazzati per appoggiare l’offensiva e colpire le postazioni dello Stato Islamico e nel pomeriggio caccia F-16 turchi sono entrati per la prima volta nello spazio aereo siriano da quando lo scorso novembre le Forze Armate turche hanno abbattuto un jet militare russo sul confine con la Siria.

Il vice presidente Usa Joe Biden, in questi giorni in missione diplomatica ad Ankara, ha confermato che gli Stati Uniti hanno garantito copertura aerea all’operazione. Si tratta della visita del più alto funzionario americano in Turchia dal fallito colpo di Stato del 15 luglio, con l’obiettivo di dissipare ogni dubbio sui legami e la solidarietà di Washington all’alleato Nato.

“Abbiamo detto chiaramente alle Forze siriane democratiche e al Pyd (curdi siriani) che dopo l’operazione di Manbij devono tornare al di là del fiume (a est dell’Eufrate, ndr) e, se non lo faranno, non avranno il supporto degli Stati Uniti” ha detto Biden, rispondendo ai giornalisti nel corso di una conferenza stampa ad Ankara con il premier turco, Binali Yildirim, che a sua volta ha espresso apprezzamento per “la determinazione” di Washington su questo punto.

Un attivista legato ai gruppi ribelli, Ahmad al-Khatib, ha pubblicato alcune foto che ritraggono combattenti del fronte anti-Assad nel centro della città, in posa accanto a edifici con l’effige dello SI. Con la sconfitta di Jarablus, i jihadisti del sedicente Califfato hanno perso il controllo dell’ultimo punto di frontiera con la Turchia sotto il loro diretto controllo.

Le operazioni militari turche oltreconfine in Siria non mirano solo a colpire i miliziani dello SI. Come riferisce dietro anonimato un alto funzionario del governo statunitense, Ankara intende creare “una zona cuscinetto per bloccare l’avanzata dei curdi”.

Nei giorni scorsi le milizie curde Ygp (Unità di Protezione Popolare) avevano sconfitto lo SI nella città di Manbij, assumendo il controllo dell’area.

Il timore dei turchi è che l’avanzata dei curdi sul territorio siriano possa favorire la creazione di una regione autonoma curda, che finirebbe per interessate anche l’area a sud-est del Paese. In risposta all’offensiva turca a Jarablus, i vertici militari curdi affermano che adesso anche la Turchia è a tutti gli effetti coinvolta “nel pantano siriano” e che verrà presto sconfitta come successo con lo SI.

Fonti di AsiaNews a Beirut avevano riferito martedì che ieri 15 esperti militari americani si sono recati alle linee di demarcazione con Jarablus, per uno studio del terreno che si stende da Zor Mghar fino al villaggio di Shuyukh, verso ovest, con lo scopo di fissare il fronte di battaglia nella zona.

A Jarablus prima della guerra vivevano 100mila abitanti (l’ultimo cristiano, un armeno ortodosso, è stato ucciso da Daesh l’anno scorso), composti all’80% da arabi, 10 % di turkmeni, 5% di armeni cristiani e 5% di curdi.

La città è caduta sotto il controllo dello SI nel 2014 e dai 100mila abitanti iniziali si è passati ai 4500 di oggi, governati da 40 capi dell’IS.

L’operazione su Jarablus, denominata ‘Scudo dell’Eufrate’ e sostenuto dalle forze della coalizione internazionale capeggiate dagli USA, è stata avviata in seguito all’attentato suicida attribuito all’Isis che sabato scorso ha causato la morte di oltre 50 persone a Gaziantep, nel sudest turco.

Ad affiancare i soldati dell’esercito turco nell’operazione anche i ribelli dell’Esercito libero siriano, sostenuti da Ankara contro il regime di Bashar al-Assad, e i membri del Fronte Turkmeno.

Sebbene il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu abbia assicurato che l’operazione in corso ha come obiettivo ‘l’Isis e lo sgombero della parte opposta del confine turco dalla sua presenza’, ha anche aggiunto che Ankara ‘continuerà la lotta con tutte le organizzazioni terroristiche’, inclusi il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) e il PYD (Partito di unione democratica, braccio siriano del PKK).

Diversi osservatori sottolineano il rischio che i ribelli sostenuti dal governo turco possano arrivare ad uno scontro con le Forze democratiche siriane (FDS), un’alleanza di combattenti sostenuto dagli USA il cui nucleo principale è costituito dalle forze curdo-siriane dello YPG (Unità di difesa popolare).

Le FDS si trovano già dalla parte occidentale del fiume Eufrate, a pochi chilometri da Jarablus. Negli ultimi mesi la formazione ha respinto l’Isis, arrivando di recente a prendere la città di Manbij, con conseguente allargamento del territorio sotto il proprio controllo nel Nord della Siria.

(con fonti Asianews, Il Velino, Adnkronos, AGI e Ansa)

Foto: US DoD,Ttwitter e Reuters

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