AL VIA L’OFFENSIVA SU MOSUL

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(aggiornato alle 21,00)

Nell’aria da settimane, ha preso il via la notte scorsa l’offensiva irachena per la riconquista di Mosul, nel nord dell’Iraq. Secondo quanto riferisce l’emittente televisiva “Sky Arabia”, l’esercito iracheno è già riuscito in poco tempo a sfondare la prima linea difensiva posta all’esterno della città avanzando dalla zona di Baashiqa.

A supporto dell’offensiva irachena ci sono i cacciabombardieri statunitensi e della Coalizione che stanno colpendo con raid mirati le postazioni dell’Isis in particolare nella base di al-Qiyara.

Oltre alle milizie di Difesa popolari sciite, presenti con 9 mila uomini, partecipano a questa offensiva anche i peshmerga curdi che stanno avanzando dalla direttrice di al Sawatir, già conquistata, e  hanno espugnato dopo un breve scontro 7 villaggi della zona di al Hamdania.

L’offensiva è iniziata all’alba dopo l’annuncio in conferenza stampa del premier Hayder Abadi le cui forze schierano complessivamente circa 30 mila uomini per metà forze militari e poliziotti con aerei F-16 e Su-25 ed elicotteri da attacco Mi-24/35 e Mi-28.

In un discorso trasmesso dalla tv di Stato nelle prime ore di oggi il premier al-badi ha sottolineato che “l’ora della vittoria è arrivata” e “l’operazione per liberare Mosul è iniziata”.

Oggi, ha aggiunto il Primo Ministro, “dichiaro l’inizio delle eroiche operazioni per liberarvi da Daesh”.
Circondato dallo stato maggiore dell’esercito, il leader dell’esecutivo ha sottolineato – richiamando le polemiche dei giorni scorsi, in particolare con Ankara – che solo le forze governative e la polizia irakena potranno entrare a Mosul.

All’offensiva partecipano anche circa 1.500 dei 3 mila combattenti iracheni, in maggioranza sunniti turcomanni, addestrati dall’esercito turco nella base di Bashiqa, una trentina di chilometri a nord-est di Mosul.

Lo indicano fonti militari turche, citate da media locali, precisando che la restante metà dei combattenti turcomanni sarà tenuta come riserva nella retroguardia.

Nei giorni scorsi, Ankara e Baghdad sono tornate ai ferri corti sulla presenza dei soldati turchi a Bashiqa.
Saranno l’esercito iracheno e la polizia federale, “e nessun altro”, ad entrare a Mosul ha affermato al-Abadi, cercando di rassicurare la popolazione su possibili violenze e rappresaglie che potrebbero scoppiare in questa città multietnica e multiconfessionale, ma a maggioranza sunnita, dopo la cacciata dell’Isis.

In particolare il piano prevede che le forze curde, le milizie sciite filo-iraniane e quelle sunnite filo-turche non entrino in città.

“I peshmerga curde partecipano all’operazione per circondare Mosul, ma non entreranno in questa città multietnica e multiconfessionale, lasciando il compito alle sole forze governative di Baghdad per non fomentare tensioni” ha detto Kifah Mahmud Karim, consigliere per i media di Massud Barzani, presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno.

Karim ha precisato il compito di entrare a Mosul, in mano all’Isis, è affidato alla 16ma divisione dell’esercito e alla polizia federale a cui aggiungere le forze d’élite di Baghdad appartenenti alla “Divisione Dorata” .

Le truppe di terra dell’esercito iracheno hanno iniziato a muoversi verso la zona di Sahl Ninve per poi avanzare su Mosul. Le forze di Baghdad avanzano anche dalla direttrice a sud di Mosul, quella di Hamam al Halil, che dista 50 chilometri dalla città dove questa mattina era in corso uno scambio di colpi di artiglieria.

In serata il  Pentagono ha reso noto che le forze di Baghdad e i curdi si trovavano ad appena 15 chilometri dalla città

In città invece si registrano numerosi incendi in quanto i jihadisti hanno dato alle fiamme i depositi di benzina per provocare alte colonne di fumo e ridurre la visibilità per i jet che conducono i bombardamenti sulle loro postazioni.

Intanto il vicesegretario generale dell’Onu per gli Affari umanitari Stephen O’Brien ha espresso “profonda preoccupazione per la sicurezza di 1,5 milioni di civili” che vivono a Mosul e che potrebbero subire le conseguenze delle operazioni militari. “Alcune famiglie – ha aggiunto – corrono il rischio estremo di trovarsi in mezzo al fuoco incrociato o sotto quello dei cecchini”.

L’operazione lanciata dalle forze irachene potrebbe richiedere diverse settimane o anche di più per essere portata a termine.

Lo ha detto il comandante della coalizione di Stato anti-islamico a guida Usa, il tenente generale Stephen Townsend.

“L’operazione per riprendere il controllo della seconda città dell’Iraq probabilmente continuerà per settimane, forse più a lungo” ha commentato Townsend come riferito da ABC News.

Il generale ha aggiunto che le forze di combattimento di terra irachene avrebbero condotto l’operazione con l’assistenza di supporto aereo, artiglieria e intelligence degli Stati Uniti.

Townsend ha sottolineato che l’operazione “può rivelarsi una battaglia lunga e difficile” nonostante il supporto offerto dagli alleati.

Oltre ai jet della Coalizione (tra i quali droni Reaper e i cacciabombardieri Amx dell’Aeronautica Militare Italiana) sarebbero coinvolti almeno un migliaio dei quasi 5.300 militari statunitensi schierati in Iraq dei quali almeno 600 sono dislocati nelle basi di al-Asad e Qayyarah.

Washington ha messo in campo anche uno squadrone di elicotteri da attacco Apache e batterie di cannoni M-777 da 155 millimetri (video)  e lanciarazzi Himars basati a Makhmour, Londra schiera lo Special Air Service che secondo indiscrezioni avrebbe dato il via all’offensiva con incursioni mirate nelle linee del Califfato mentre i francesi hanno schierato una task force con 150/200 militari delle forze speciali e dell’artiglieria con 4 obici semoventi da 155 millimetri Caesar per offrire supporto di fuoco  alle truppe di Baghdad.

Foto: Us Army, Esercito Iracheno, AP, Reuters e AFP

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