La casbah alle porte di Milano: “Qui Amri ha cercato aiuto”

(FILES) This file photo taken on December 23, 2016 shows Walid Amri (back), the brother of 24-year-old Anis Amri, the suspected Berlin truck attacker, posing with a portrait of his brother Anis in front of the family house in the town of Oueslatia, in Tunisia's region of Kairouan.
German police on December 28, 2016 detained a Tunisian national on suspicion of having ties to Anis Amri, the suspected Berlin truck attacker gunned down by Italian police, prosecutors said. Twelve people were killed and dozens injured on December 19, when Amri is believed to have hijacked a truck and used it to mow down people at a Berlin Christmas market.
 / AFP PHOTO / FETHI BELAID

di Fausto Biloslavo – da Il Giornale del 29 dicembre 2016

Nel raggio di 3 chilometri da dove è stato ucciso Anis Amri, il «macellaio» del mercatino di Natale a Berlino c’è un rione a rischio e circolano personaggi islamici oltranzisti.
Amri è morto in un conflitto a fuoco con la polizia in piazza Primo maggio a Sesto San Giovanni. «Ci è arrivato per cercare qualcuno che lo aiutasse nella fuga tenendo conto del particolare contesto islamico della zona fra Sesto e Cinisello Balsamo, dove sono spesso transitati islamisti radicali» spiega al Giornale, Giovanni Giacalone del centro studi sul terrorismo Itstime di Milano.

La Crocetta è un rione di Cinisello Balsamo a poco più di un chilometro da piazza Primo maggio, oltre viale Fulvio Testi, diventato una specie di enclave ad alta concentrazione di stranieri, soprattutto musulmani. Quartiere previsto per 6mila persone ne ospita il doppio. Un rione isolato, con ingressi obbligati e grandi palazzoni di 15 piani. «Spaccio e degrado sono all’ordine del giorno. Gli stranieri sfiorano il 55%-60% con punte dell’80% in via Romagna. Qui potrebbe nascondersi chiunque, non escludo elementi jihadisti», dichiara al Giornale, Giacomo Ghilardi, leghista eletto al consiglio comunale di Cinisello.

Riccardo Visentin capogruppo del centrodestra di Lombardia popolare conferma che nel rione «Crocetta molti fra i musulmani non si stanno affatto integrando. È un contesto a rischio dove devianze jihadiste potrebbero trovare terreno fertile».
Il primo centro islamico di Cinisello nasce nel 2012 e una delle figure di riferimento è Usama Al Santawi. Due anni dopo in un’intervista al Fatto quotidiano si scaglia contro la democrazia e aggiunge: «I musulmani vengono umiliati, quindi non ci si deve stupire se 50 italiani (oggi sono circa 100, nda) vanno a combattere nelle file dell’Isis».

La moschea abusiva viene ben presto chiusa su richiesta del Comune, ma a Cinisello scoppia una guerra intestina alla comunità islamica. Santawi va a predicare a Lecco, ma si fa ancora vedere a Cinisello. La fazione più oltranzista composta da marocchini e balcanici sembra perdente. In realtà potrebbe essere ancora annidata nel sobborgo di Milano dove vivono 74mila persone. Non a caso i servizi segreti segnalano a Cinisello, nel 2014, il predicatore kosovaro Idriz Idrizovic. Poi ripara, guarda caso, in Germania. L’antiterrorismo di Pristina lo considera uno «degli imam che propugnano un Islam radicale e fanno il lavaggio del cervello ai giovani».

Il nuovo centro islamico di Cinisello apre in via Frisia, anche se pende un giudizio del Consiglio di Stato su richiesta del Comune che vuole chiuderlo «per uso improprio». Il 23 dicembre il presidente della Comunità islamica, Muin Qaraqe, «ringrazia e stringe la mano all’agente del commissariato di polizia di Sesto San Giovanni» per aver fermato per sempre Amri.

A Cinisello Balsamo, però, predica un imam uscito dall’università islamica «Al Iman» della capitale yemenita Sana’a. L’ateneo è sulla lista nera americana per l’appoggio ad Al Qaida.
Il 16 dicembre il camion polacco, poi dirottato per compiere la strage, parcheggia davanti ad una ditta di Cinisello per operazioni di carico. Poi si dirige in Germania, dove l’autista viene sequestrato e ucciso.

L’antiterrorismo non ha ancora trovato riscontri che il camion sia stato segnalato ad Amri dall’Italia, ma è almeno curioso che il ricercato sia morto ad un chilometro e mezzo, 19 minuti a piedi, dall’ultima sosta nel nostro paese del Tir. Non solo: a Sesto San Giovanni ad un chilometro e mezzo, 7 minuti in macchina, da dove è stato ucciso il terrorista abita un marocchino, che non potrebbe rientrare in patria a casa delle sue sospette simpatie radicali islamiche. Tutte coincidenze o forse qualcosa di più.

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