I nostri soldati «invisibili» in Afghanistan

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di Fausto Biloslavo da Panorama del 2 marzo 2017

I corpi speciali italiani aiutano le forze di sicurezza del Paese dei talebani a catturare i capi jihadisti, fra cui anche miliziani dell’Isis. La Nato ne parla addirittura su Twitter. Roma opta invece per il basso profilo. Motivo? Evitare ripercussioni politiche interne.

I nostri corpi speciali in Afghanistan aiutano le forze di sicurezza afghane a catturare i «cattivi ragazzi», i capi di quella guerra santa che non è mai finita. Nella seconda metà di febbraio sono scattate le manette per un reclutatore dello Stato islamico a Herat, capoluogo della parte occidentale del paese, dove sono ancora impegnati 950 soldati italiani.

Il generale Claudio Minghetti, che comanda la missione, conferma a Panorama «l’arresto di questo personaggio» senza fornire ulteriori dettagli. Il comandante spiega che «a Ovest la presenza di Daesh (lo Stato islamico, nda) non è radicata come nell’Est del Paese, anche se ci sono simpatizzanti e attività di proselitismo». Il governo di Roma preferisce mantenere un basso profilo, in questi tempi di subbuglio politico, ed evita di parlarne. La Nato, al contrario, esalta il ruolo dei Ranger, gli alpini paracadutisti del 4° reggimento, nella guerra dimenticata dell’Afghanistan.

Un tweet di Resolute support, la missione militare dell’Alleanza nel Paese con 13 mila uomini, fa un annuncio in inglese. «I membri delle operazioni speciali afghane hanno completato l’addestramento per compiere arresti ad alto rischio» nei confronti dei comandanti della guerra santa.

4-pattuglia in avanzamento

E poi chiude nella nostra lingua, con un «Ben fatto Esercito italiano». Gli alpini paracadutisti, qualche decina di uomini del task group Tora Alfa, sono di stanza a Camp Arena, la nostra base a Herat. In un video dal taglio grintoso, girato e messo in rete dalla Nato, il capitano Luca con occhiali scuri e senza cognome (per motivi di sicurezza) annuncia la missione: «Addestrare, consigliare e… assistere» i corpi speciali afghani.

«Garantiamo la piena capacità (degli alleati locali), il lavoro di coordinamento con altre agenzie di intelligence, la raccolta di informazioni e la pianificazione per raggiungere l’obiettivo» spiega l’ufficiale dei corpi speciali italiani. E aggiunge: «Lo sforzo principale sono gli arresti ad alto rischio».

Pur non partecipando alla parte combat dell’operazione, gli alpini paracadutisti aiutano gli afghani «a catturare i cattivi ragazzi» sottolinea Luca. Non solo con l’addestramento, ma anche grazie a informazioni di intelligence e all’affiancamento degli alleati localinella pianificazione dell’operazione.

01 elicottero A-129 'Mangusta' in volo

Il video della Nato mostra i nostri corpi speciali, fianco a fianco con gli afghani, mentre sparano o simulano le tattiche di combattimento. «All’inizio dell’anno ci siamo spostati per una settimana a Farah, nella nostra vecchia base avanzata Dimonios, per addestrare e assistere la 2° brigata del 207° corpo d’armata afghano» dice il generale Minghetti. Farah è uno dei cinque capoluoghi di provincia sotto minaccia di conquista talebana.

«La parte meridionale è quella più esposta all’insorgenza» aggiunge il comandante. «A Herat teniamo sotto osservazione la zona Nord, da dove lanciavano razzi contro l’aeroporto». Scalo che, peraltro, in parte è inglobato nella base di Camp Arena. Gli americani partecipano ancora alle missioni combat.

Nel 2016 in tutto il Paese sono state compiute 350 operazioni mirate, che hanno portato alla cattura o uccisione di 250 membri di Al Qaeda. Nel mirino anche le forze del Califfo, stimate da un minimo di 3.500 uomini a un massimo di 10 mila.

Foto ISAF

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