Fincantieri: via libera di Parigi all’acquisizione dei cantieri STX

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Con il via libera del Governo francese, Fincantieri avrà il controllo dei cantieri STX France con il 48%, mentre la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste acquisterà il 6-7%. La quota italiana sarà quindi pari a circa 54-55% contro circa il 45-44% francese.

Un primo passo di un più ampio disegno d’integrazione nella cantieristica europea, fortemente voluto dall’a.d. di Fincantieri Giuseppe Bono, che vede il gruppo italiano non soltanto rafforzarsi ulteriormente nel settore delle costruzioni di navi da crociera a livello mondiale, ma anche aprirsi potenziali nuovi scenari nel settore militare, con la partecipazione all’operazione del gruppo francese DCNS.

Con la conferenza stampa tenuta dal Segretario di Stato all’Industria ed Innovazione francese Christophe Sirugue lo scorso venerdì (nella foto sotto), il rappresentante del Governo francese ha annunciato che quest’ultimo ha dato il via libera a Fincantieri per l’acquisizione dei cantieri STX France a fronte di un ambizioso progetto industriale con investimenti e salvaguardia dei lavoratori francesi, oltre a alla partecipazione all’azionariato del gruppo francese DCNS ed al mantenimento della quota da parte dello stesso Governo francese con diritto di veto e vincoli d’azionariato nel tempo.

Dalla conferenza stampa è emerso che il gruppo italiano sarà azionista di riferimento con una quota del 48% e sarà vincolato a non superarla per 8 anni. All’azionariato parteciperà anche Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste con il 6-7%. “Fincantieri presenta un progetto ambizioso per i cantieri di Saint Nazaire, che va a rinforzare gli stessi nel settore delle navi da crociera e che persegue altresì la diversificazione industriale, in particolare nel settore dell’energia marina”, ha evidenziato il Ministro francese rimarcando il fatto che il gruppo italiano ha assicurato garanzie per l’occupazione, non procedendo a soppressione di posti di lavoro nei prossimi cinque anni.

Sempre secondo quanto dichiarato, nel capitale dovrebbe entrare anche il gruppo francese DCNS con 12% mentre lo Stato francese manterrà il 33,3% del capitale con diritto di veto.

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L’intesa raggiunta con il Governo francese rappresenta un via libera di principio perché quello definitivo dovrebbe arrivare soltanto dopo l’espletamento delle procedure di consultazione con le rappresentanze sindacali (non vincolanti ma evidentemente importanti nel caso specifico per l’opposizione strenua all’acquisizione da parte delle sigle sindacali), ma soprattutto dopo la conclusione delle trattative con il Tribunale di Seul, che sta gestendo la liquidazione degli importanti asset della controllante holding sud-coreana STX.

Soltanto a questo punto, il Governo Francese si esprimerà sull’accordo definitivo.  Fincantieri ha già raggiunto il 30 marzo scorso un accordo sul prezzo (circa 80 milioni come evidenziato dall’ a.d. di Fincantieri nelle scorse settimane, che si ridurranno secondo fonti non confermate, a circa 60 milioni in ragione dell’entrata nell’azionariato di STX France della Fondazione CR di Trieste e del gruppo francese DCNS), mentre entro la prossima metà del mese di aprile dovrà essere raggiunta l’intesa sul contratto.

L’intesa di principio che è stata raggiunta prevede che Fincantieri diventi “azionista di riferimento ma minoritario” di STX, con una partecipazione del 48%. Lo Stato francese conserverà il 33,3% acquisito nel 2008, mentre il gruppo francese a maggioranza pubblica DCNS specializzato nel settore militare, dovrebbe entrare con il 12%. L’amministratore delegato e presidente di DCNS, Hervé Guillou ha salutato con soddisfazione l’accordo annunciato.

“Il nostro ingresso nel capitale di STX France contribuirà a preservare l’accesso DCNS capacità produttive unica nei cantieri navali europei a Saint-Nazaire per la costruzione di navi militari di grandi dimensioni come la portaelicotteri Mistral-classe o vettori -avions, garantendo la salvaguardia degli interessi strategici di Francia, rafforzando la nostra capacità di esportare.

“Questo progetto è parte della nostra storia con Fincantieri, con il quale abbiamo già collaborato per i programmi fregate antiaeree Horizon o FREMM multi-missione fregate e la nostra volontà comune di collaborare in futuro nel militari campo navale. ”

La quota rimanente sarà quella che verrà acquisita dalla Fondazione CR di Trieste che unitamente a quella di Fincantieri darà la maggioranza all’Italia, e così non potrebbe essere stato in quanto Fincantieri acquisirà il 66,7% di STX France.

La Fondazione CR di Trieste va a rimpiazzare la proposta mai ufficializzata di acquisizione della medesima quota da parte di emanazioni di Cassa Deposito e Prestiti come inizialmente ipotizzato ma non accettato dal Governo Francese, e viene proposta da Fincantieri come “investitore privato e indipendente di lungo termine”. In aggiunta a tale richiesta, il Governo francese vuole che questa nuova governance di STX France con la minoranza di Fincantieri, sia mantenuta per almeno otto anni.

Sempre a sostegno degli interessi francesi, del cantiere e dell’occupazione (con assunzione di altre 200 persone entro il 2018), il Governo francese ha imposto un diritto di voto che gli permetterà di opporsi alla riduzione sostanziale delle attività del cantiere e del suo bureau di sviluppo e studi, a che le proprietà intellettuali ed il know-how siano trasferiti altrove, allo sviluppo di partnership, creazioni di filiali ed acquisizioni fuori dall’Europa, ed a strategie contrarie agli interessi in materia di difesa nazionale. Tale diritto di veto è esteso ad un ventennio, ma dopo dodici anni, Fincantieri potrà rivedere la propria posizione, ed a questo interverrà lo Stato francese con un diritto di prelazione nel caso il gruppo italiano volesse ridurre o non rinnovare tale patto.

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L’annuncio dell’accordo con il Governo francese avvenuto nel corso della conferenza stampa arriva tre mesi dopo che il Tribunale di Seul ha ritenuto quella di Fincantieri come l’unica offerta valida per l’acquisizione di STX France ovverosia degli ex-Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire, nell’ambito della procedura di liquidazione di importanti asset della controllante STX Offshore & Shipbuilding.

Tre mesi di trattative, che lo stesso Segretario di Stato all’Industria ed all’innovazione ha definito in alcuni momenti aspra e difficile, ma ha tenuto a ribadire che la posizione del Governo francese non è mai cambiata e non ha mai pensato all’eventuale nazionalizzazione. In realtà, il dossier STX France con la cessione al gruppo italiano è diventato un argomento di dibattito da parte dei candidati all’elezioni presidenziali francesi, e lo spauracchio della nazionalizzazione anche se temporanea è stato avanzato per fare pressioni sulla parte italiana e non perdere punti con l’opinione francese ed i lavoratori. Uno spauracchio che non ha impedito a Fincantieri di ottenere il via libera all’acquisizione del 48% a cui s’aggiunge il 6-7% da parte di Fondazione CR di Trieste per un totale che di oltre il 50% in mano italiana. Un’operazione in cui il numero uno di Fincantieri, l’ing. Giuseppe Bono ha creduto fin dall’inizio, e la cui prossima conclusione è frutto di una paziente strategia di negoziazione sul filo del compromesso, che ha saputo aver ragione anche delle ultime resistenze ma anche forti pressioni francesi legate all’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, che negli giorni si sono materializzate in minacce di una possibile nazionalizzazione, peraltro sempre paventata nel corso degli ultimi mesi.

E’ grazie al numero di Fincantieri ed alla ‘moral suasion’ del Governo italiano che la cantieristica italiana ma in particolare l’Industria di Stato riesce in un’operazione che in altri settori ha invece visto la finanza e l’industria francese prendersi dei pezzi di quella italiana. “Sono molto soddisfatto della decisione del governo francese di dare il via libera all’acquisizione di STX da parte di Fincantieri. Con la partecipazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste la quota italiana nella società francese arriva al 54%. E’ un grande successo della cantieristica italiana. È la dimostrazione che le grandi imprese italiane che hanno investito sulla competitività e la credibilità internazionale possono conseguire posizioni di leadership in settori strategici per l’economia globale. Se da un lato gli investimenti stranieri in Italia possono dare un contributo alla crescita, dall’altro ritengo molto importante che ci sia più Italia all’estero’’, ha dichiarato il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in una nota ufficiale.

E’ da tempo che l’amministratore delegato di Fincantieri punto alla creazione di una sorta di Airbus dei Mari’ in Europa, un nuovo colosso mondiale delle costruzioni navali, che sia in grado di fronteggiare la super potenza dei concorrenti asiatici. Questa sfida nasce nel settore della costruzione delle navi da crociera ma le stesse dichiarazioni del numero uno di DCNS sopra riportate, e da ultimo quelle del Presidente di Fincantieri Giampiero Massolo in occasione del Workshop Ambrosetti al Cernobbio e lo stesso comunicato ufficiale del Gruppo italiano in ordine alla conferenza stampa del rappresentante governativo francese lasciano intravedere ulteriori sviluppi, che si legano anche al settore militare.

In particolare nella nota di Fincantieri, dopo aver accolto con soddisfazione le dichiarazioni del Segretario di Stato del Governo francese per l’Industria, che confermano il raggiungimento di un accordo di principio tra Fincantieri ed il Governo francese in merito all’acquisizione di STX France, il Gruppo italiano ha dichiarato che continuerà a lavorare con le controparti per negoziare e concludere i relativi accordi definitivi, ed ha evidenziato che “tale accordo conferma altresì la lunga e fruttuosa collaborazione che Fincantieri ha avviato da anni nel settore militare con la società francese DCNS”.

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Lo stesso presidente di Fincantieri in occasione del Workshop Ambrosetti presso il Cernobbio il giorno successivo alla conferenza stampa, ha evidenziato che il Gruppo italiano ha sempre visto il dossier STX France, “non come un obiettivo in sé ma come una tappa verso un disegno più ampio di integrazione della cantieristica europea”. Questa formula, ha continuato lo stesso esponente di Fincantieri, “fa presupporre ulteriori sviluppi futuri. Naturalmente non è questo il momento per parlarne in dettaglio, adesso resta da formalizzare l’intesa, vedremo poi successivamente, man mano che passerà il tempo, come dare questo contenuto europeo”. Sempre lo stesso presidente di Fincantieri ha concluso dicendo che “del resto il futuro non è quello di farsi concorrenza tra di noi all’interno dell’Europa ma far fronte comune per affrontare meglio il mercato mondiale”.

Nello specifico settore militare, con l’acquisizione del controllo di STX France, Fincantieri acquista anche le infrastrutture cantieristiche per costruire unità militari di grandi dimensioni in Francia ma non soltanto, che il gruppo DCNS si prevede realizzi per la stessa Marine Nationale ma anche per l’estero (mentre non è ancora noto in dettaglio cosa potrà fare Fincantieri per l’utilizzo del cantiere ai fini delle proprie commesse militari), acquisendo una capacità strategica non soltanto per gli interessi nazionali francesi, ma anche a livello europeo.

Una grande vittoria per l’industria di Stato e per l’Italia, che dovrebbe influenzare le future scelte del Governo in questo settore ed in quelle strategiche industriali nazionali, come quelle aerospaziali e della Difesa.

Foto Fincantieri, Ansa, STX e AFP

Nato a Genova nel 1966 e laureato in giurisprudenza, è corrispondente per l'Italia e collaboratore delle riviste internazionali nel settore della difesa del gruppo inglese IHS Markit (Jane's Navy International e Jane's International Defence Review) e della casa editrice tedesca Mittler Report Verlag (European Security & Defense e pubblicazioni collegate) nonché delle riviste di settore Armada International, European Defence Review e The Journal of Electronic Defense. In Italia collabora anche con Rivista Marittima, Aeronautica & Difesa e la testata online dedicate al settore marittimo ed economico The MediTelegraph (Secolo XIX).

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