L’Isis ha perso il 75% del territorio iracheno occupato

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L’Isis ha perso oltre i tre quarti del territorio iracheno che aveva conquistato dall’estate del 2014: lo ha reso noto nei giorni scorsi il portavoce dell’Esercito Yahya Rasool sottolineando che il gruppo controlla attualmente meno di 30.000 chilometri quadrati in Iraq – pari al 6,8% del totale rispetto a un picco di oltre il 40%.

Negli ultimi 12 mesi l’Isis ha accusato pesanti sconfitte sia in Siria, sia Iraq: in particolare, è stato estromesso dalla parte est di Mosul a gennaio e secondo Rasool oltre la metà della parte ovest della città è già stata riconquistata-

L’attacco finale all’Isis in terra irachena non riguarda però soltanto Mosul. Gli uomini del Califfato stanno lentamente arretrando nel cuore delle loro roccaforti e anche nel distretto di Hawija è scattato da mesi il conto alla rovescia per la liberazione. Dal 16 giugno 2014 la zona, nella provincia petrolifera di Kirkuk, è sotto controllo dell’Isis.

Ad Hawija i miliziani jihadisti sono entrati senza colpo ferire, facendo leva sulle spaccature politico-culturali che caratterizzano l’intera zona. Alcuni la chiamano “la Mecca degli insorti” a voler dimostrare le ritrosie verso le coalizioni che negli ultimi vent’anni sono state presenti in Iraq.

L’intero distretto, a maggioranza sunnita, contava oltre 400 mila abitanti e secondo i dati del governatorato di Kirkuk sono 191 mila quelli fuggiti dalle morsa dell’Isis, che nel frattempo si è trincerato nelle cittadine di Hawija e nelle vicine al-Zab e al-Riyadh.

TOPSHOT - An Iraqi army Mi-35 helicopter shoots a missile at an Islamic State (IS) group target near the village of Tall Abtah, near the city of Mosul on November 25, 2016, during a massive operation to oust IS jihadists from the country's second city. Around 70,000 people have fled their homes in the region since the start on October 17 of a huge offensive against Mosul, only about 30,000 of them from inside the city itself. / AFP PHOTO / THOMAS COEX

Secondo i dati dell’intelligence sono poco più di un migliaio i jihadisti presenti e la zona è accerchiata dalle forze della coalizione composta a ovest dall’esercito iracheno e a est dalle milizie scite della PMU (Popular Mobilization Forces) e dai Peshmerga curdi che vengono addestrati dai militari italiani nella base di Bnslawa.

Nell’area è intrappolato un numero imprecisato di civili. La via di fuga principale è attraverso il monte Hamrin ma il rischio di essere intercettati dagli uomini del califfato è alto. La maggior parte si allontana nelle ore notturne per eludere posti di blocco e gruppi armati. In città i terroristi – stando alla testimonianze di un uomo recentemente fuggito dal distretto – chiedono 600 dollari a persona per lasciare la zona.

L’alternativa è imbracciare le armi della jihad o rischiare di essere giustiziati come è accaduto a 12 prigionieri che, secondo fonti del CTD (Counter Terrorism Department), sono stati uccisi nella zona di Tal Al-Baeer per aver utilizzato i loro telefoni cellulari,

“Il nemico è ancora a Tal Afar, a ovest di Mosul, così come nella provincia di Kirkuk e nella valle del fiume Eufrate vicino a Qaim” ha detto recentemente il capo degli stati maggiori riuniti, generale Joseph Dunford. “Queste sono le tre aree su cui concentreremo, dopo aver liberato Mosul”.

(con fonte AGI/AP)

Foto AFP e Askanews

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