Condannati 22 dei 330 foreign fighters bosniaci

Roma, 3 lug. (askanews) - Sono oltre 36mila, tra morti e feriti, le vittime del terrorismo in Iraq nel 2014. Il bialncio di sangue, ad un anno dalla nascita dello Stato Islamico (Isis) autoproclamatosi il 29 giugno 2014, lo ha reso noto con un rapporto il ministero dei Diritti dell'Uomo iracheno. Oltre i morti e i feriti, il ministero ha censito anche altri danni provocati dalla furia distruttrice degli uomini del Califfato come la distruzione di ben 201 moschee e della fuga di circa mezzo milione di famiglie dalle province controllate dai Jihadisti: Ninive, al Anbar e Salhuddine.

"Il numero dei morti nel corso dell'anno scorso in tutte le province irachene ad eccezzione di Ninive, Salhuddine e al Anabr (quelle controllate dall'Isis, ndr) e la regione autonoma del Kurdistan è stato di 4722 persone uccise mentre quelle ferite sono state in 28.525", ha detto il ministero iracheno in un comunicato diffuso oggi. 

Pesante anche il bilancio delle vittime tra gli uomini dei media. Secondo i dati del ministero, dal 2013 al 2014 sono stati uccisi 406 giornalisti, "14 dei quali trucidati nel 2014". Tributo di sangue anche tra i magistrati che nel corso dell'anno appena passato hanno perso "sei giudici uccisi dai terroristi".

Nel rapporto del ministro viene censito anche il numero dei luoghi di culto musulmani distrutti dagli islamisti del Califfato; secondo i dati della Sovraintendenza sunnita dalla nascita dell'Isis a giugno ad oggi nelle zone controllate dagli uomini del Califfo Abu bakr al Baghdadi "sono stati colpiti 201 moschee". Ed infine stando ai dati del ministero della Migrazione, "nel 2014 sono state 493.990 le famiglie che sono fuggite dalle proprie province" a causa della violenza.

La Bosnia-Erzegovina è al settimo posto al mondo per numero di combattenti dell’Isis in rapporto alla popolazione. Stando a un rapporto statunitense di cui hanno dato notizia i media a Belgrado, sono 330 i cittadini bosniaci che si sono recati a combattere con le formazioni jihadiste dello Stato islamico.

In tale classifica che tiene conto del rapporto popolazione/combattenti islamici la Bosnia-Erzegovina è preceduta da Tunisia, Maldive, Giordania, Libano, Kosovo e Libia.

In termini assoluti senza tener conto del numero di abitanti, il Paese balcanico occupa la 15a posizione pr numero di combattenti che hanno aderito alle milizie del Califfato.

Sono 22 i cittadini bosniaci finora condannati a pene detentive, con sentenze passate in giudicato, per aver combattuto in Siria e in Iraq nelle fila del cosiddetto Stato islamico.

Lo ha reso noto la Procura bosniaca, citata dall’agenzia di stampa Fena. Finora, si sottolinea, non e’ stata pronunciata nessuna sentenza assolutoria e le agenzie competenti hanno fornito le prove utili alla condanna grazie anche alla collaborazione con le agenzie di sicurezza dei paesi della Regione e dei paesi partner di tutto il mondo.

Non pochi foreign fighters sono stati scoperti ed arrestati al momento della partenza dalla Bosnia o in territorio turco. Secondo le stime una cinquantina di foreign fighters bosniaci ha perso la vita e altrettanti sono ritornati in patria.

Quest’anno, ha dichiarato di recente il ministro della sicurezza Dragan Mektic, nessun bosniaco è andato a combattere in Medio Oriente, e un forte deterrente sarebbe la legge (ma pesano soprattutto le sconfitte militari dell’Isis) approvata tre anni fa, che considera un reato penale la partecipazione a guerre all’estero.

Foto AP

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