Assad avanza verso Deir Azzor, gli iracheni su Tal Afar

AFP Getty Images deir-ezzor-airport

Continua in Sira e Iraq l’offensiva delle forze governative e dei loro alleati contro le milizie dello Stato Islamico.

L’esercito siriano sta muovendo verso Deir Azzor, ultima grande città siriana parzialmente in mano all’Isis in cui resiste dal 2015 una guarnigione militare assediata e rifornita finora con aerei ed elicotteri.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Onlus con sede a Londra vicina ai ribelli anti Assad) l’esercito di Damasco sta attuando una manovra a tenaglia e ha raggiunto al-Sukhna, a 70 chilometri da Palmyra, l’ultimo centro in mano all’Isis nella zona desertica tra Palmyra e Deir Ezzor.

“Sono in corso intensi combattimenti, con tiri d’artiglieria e lancio di razzi”, ha reso noto il direttore dell’Osservatorio Rami Abdel Rahman aggiungendo che gli aerei da guerra russi stanno sostenendo l’operazione. I comandanti Isis sarebbero fuggiti nelle montagne circostanti e in quell’area era stato segnalato anche Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell’Isis dato per morto in un raid aereo russo presso Raqqa a fine maggio scorso ma che secondo fonti citate dal quotidiano panarabo al Quds al Arabi sarebbe “vivo e si sposta tra villaggi della provincia orientale siriana di Deir Ezzr” a ridosso della frontiera con l’Iraq.

Secondo la fonte del giornale, di proprietà qatariota, “al Baghdadi sta molto probabilmente nascosto tra i villaggi che si trovano tra Albu Kamal ed al Mayadin sul lato siriano del confine”.

Per la fonte di al Quds al Arabi “le notizie diffuse ultimamente sulla sua morte, hanno fatto confusione tra il Califfo ed un alto comandante dell’organizzazione che era stato ucciso alcune settimane fa nei pressi della frontiera irachena-siriana”.

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La provincia di Deir Ezzour è divenuta negli il rifugio preferito della maggior parte dei leader dell’Isis che hanno abbandonato le città dalle quali hanno, negli ultimi tempi, perso il controllo sia in Iraq che in Siria, secondo il giornale. E stando a quanto riferisce la fonte il Califfo “ha ancora un ruolo fondamentale nel vertice dell’organizzazione nonostante che negli ultimi tempi si è reso molto difficile per gli altri leader riunirsi o entrare in contatto lui”.

In particolare “dopo le notizie diffuse sulla morte di importanti leader iracheni che erano molto vicini ad al Baghdadi come Ayad al Qaraquli che è stato ucciso a Mosul e Ayad al Jumeili, della cui uccisione comunque non ci sono ancora conferme nonostante che il governo iracheno ne ha annunciato due volte la sua uccisione”, ha spiegato la fonte che non viene nominata dal giornale.

“L’acuta emorragia di leader, ha dato ai comandanti militari e agli altri emiri un ampio margine di autonomia” ha aggiunto la fonte spiegando anche che al-Baghdadi avrebbe sciolto il cosiddetto “Comitato delegato in Siria”, massimo organo direttivo dell’organizzazione nel paese in guerra facendolo fondere con quello analogo iracheno in un unico comitato sotto i comandi del “Consiglio di Shura”. Una sorta di Consulta che risponde direttamente al Califfo circa i pochi territori ancora amministrati dal Califfato tra Iraq e Siria.

Il fronte di Raqqa

Duri scontri anche a Raqqa dove le Forze democratiche siriane (SDF), milizie curde e arabe sostenute dagli US impegnate a liberare Raqqa dall’Isis, sono riuscite a respingere un contrattacco dei jihadisti nel quartiere meridionale di Shahada, uccidendo 41 miliziani-

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Lo hanno riferito i media locali. I combattenti dello Stato Islamico si sono divisi in sette unità, rinforzati con auto-bomba e hanno attaccato le postazioni SDF vicino alla Moschea di Mustafa. I combattenti sono riuscite a fermare l’offensiva e hanno contrattaccato, distruggendo due auto-bomba e uccidendo 41 terroristi e sequestrando armi e componenti di attrezzature militari.

Secondo il portavoce della Coalizione a guida USA (Operazione Inherent Resolve) il colonnello John Dillon “a Raqqa rimangono circa 2.000 combattenti dell’Isis e circa il 45 per cento della città è sotto il controllo delle SDF – ha spiegato ai giornalisti -. Stimiamo che meno di 2.000 combattenti del Daesh siano rimasti ancora a Raqqa”. La città è sotto il controllo dell’Isis dal 2013.

L’avanzata su Tal Afar

Dopo la liberazione di Mosul l’esercito di Baghdad si prepara a lanciare l’offensiva per cacciare i jihadisti dalla città di Tal Afar, ultimo bastione del Califfato in Iraq a una sessantina di chilometri a nord-ovest di Mosul. “Un centinaio di veicoli militari (Hummer e mezzi per trasporto truppe) con a bordo centinaia di soldati ha preso posizione la scorsa settimana nel perimetro di Badush, una zona che dista 40 chilometri a est del distretto di Tal Afar.

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“L’obbiettivo di questi concentramenti è quello di muoversi verso il distretto di Tal Afar e liberarlo dal controllo degli estremisti”, ha dichiarato il maggiore dell’esercito Fahad Abdullah al-Tai spiegando che “il piano militare è diverso da quello intrapreso per la liberazione di Mosul, e il ruolo maggiore sarà assegnato alle forze aeree irachene e della coalizione internazionale” guidata dagli Stati Uniti. La città di Tal Afar venne espugnata dall’Isis il 15 giugno del 2014 dopo violenti combattimenti con le forze irachene.

Patto di ferro con l’Iran

Quanto agli assetti post bellici dell’Iraq la Coalizione ha confermato che resterà nel Paese anche dopo la disfatta dell’Isis (pare resterà anche il contingente italiano) mentre il 24 luglio il ministro della Difesa iracheno Erfan al-Hiyali è giunto a Teheran a capo di una delegazione militare su invito del suo omologo iraniano Hossein Dehqanun per firmare un accordo di collaborazione militare che prevede lo scambio di informazioni nella lotta contro il terrorismo e l’estremismo, l’incremento del livello di sicurezza delle frontiere, il reciproco supporto militare, logistico, tecnico e l’addestramento congiunto delle forze.

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“Useremo il massimo della nostra capacità politica, economica e militare insieme a quella irachena per creare sicurezza sostenibile e stabilità nella nazione e creare un Iraq potente” ha detto Dehqan.

L’Iran è del resto l’unico stato islamico a inviare in Iraq consiglieri militari e volontari per la lotta contro l’Isis e furono i battaglioni di pasdaran di Teheran a fermare le milizie del Califfato a 80 chilometri da Baghdad nell’agosto 2014. Un ruolo rafforzatosi con la costituzione degli Hashd al Shaabi, i Comitati Popolari iracheni formati per lo più da volontari sciiti.

Foto: AFP/Getty Images, SANA, FARS, AP e Reuters

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