Immigrazione: una linea più ferma. Ma quanto è difficile!

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L’approccio politico più energico che il Governo italiano ha adottato, nelle recenti settimane, riguardo al problema dell’afflusso di migranti via mare, va fatto risalire al combinato disposto di due fattori.

Il primo è la consapevole competenza e la seria determinazione del Ministro Minniti. Da tempo al Viminale non sedeva un titolare di tale spessore. Egli tuttavia incontra ostacoli e perplessità anche nello stesso esecutivo.  La sua linea non è inoltre gradita in aree piuttosto consistenti della sinistra che, con la classe operaia in progressivo declino, sono alla ricerca di un improbabile ed anacronistico “Quinto Stato”, utile per nuovi antagonismi.

Non piace a taluni ambienti cattolici, influenti più nelle sagrestie e nelle redazioni che tra i fedeli e, ovviamente, ad ogni populismo trombone ed inconcludente. Ma, la sua, è l’unica strategia ragionevole secondo un profilo democratico: considerare i diritti di ogni uomo in un contesto di regole certe da osservare.

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Il secondo fattore attiene all’imminenza delle elezioni politiche. Anche il PD si è reso conto, grazie a sondaggi dall’esito inequivocabile, che la maggioranza degli Italiani non ha apprezzato l’operato dei governi di questa legislatura. Essi hanno assunto misure inconsistenti se non addirittura idonee ad incoraggiare le partenze di immigrati economici, poi avviati in mare per lo più grazie ad organizzazioni criminali ed a connivenze ben radicate sulla sponda africana. Sul ruolo poi di talune ONG, anche prestigiose, che si sono precipitate a soccorrere sta indagando la nostra Magistratura ed una maggiore chiarezza su tanti aspetti assai opachi di sicuro servirà a meglio decifrare ogni vicenda.

Il Governo è comunque tornato al timone di un vascello che pur naviga in acque agitate e ricche di pericoli. Ma non si vede come l’immigrazione possa prescindere da un ancoraggio alla legalità. Riprendere l’iniziativa è un dato positivo, come è doveroso ricondurre l’operato della Marina Militare e della Guardia Costiera in un’ottica di politica nazionale, distinguendole in modo più netto da un’armata umanitaria dove i più nobili slanci di solidarietà sono troppo a contatto con spietate attività criminali.

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E’ altrettanto doveroso che quando opportunamente si afferma di voler risolvere il problema dei migranti a casa loro si dia seguito alle parole, pur comprendendo la complessità dell’argomento, con politiche ed iniziative tangibili e visibili. Magari verso quei paesi dove l’Italia ha maggiore tradizione ed interessi sia in termini politici che economici.

C’è infine un altro aspetto da considerare: la funzionalità dei canali di immigrazione illegale al terrorismo di matrice islamica. Finora anche l’intelligence ha valutato tale ipotesi più in termini di eventualità da monitorare che di evidenze acquisite. Lo stesso Minniti ha di recente affermato che è scorretto affermare un’equazione tra immigrazione e terrorismo. Casomai il legame sussiste tra terrorismo e mancata integrazione.

Illegal migrants arrive by boat at a naval base after they were rescued by Libyan coastguard in the coastal city of Tripoli, Libya, May 10, 2017. REUTERS/Ismail Zitouny TPX IMAGES OF THE DAY - RTS161IK

Un’impostazione del genere, per quanto corretta ed aderente ei fatti, potrebbe essere comunque incompleta. Se un legame sussiste tra i due fenomeni, esso va ricercato nell’intento di allargare le platee e l’humus di crescita della radicalizzazione e di rendere l’Europa una enorme banlieue, dove coltivare bacini di isolamento, contrapposizione e reclutamento.

E’ evidente che la politica italiana delle porte aperte a chiunque e comunque non poteva essere avvertita come ostacolo ad un progetto del genere. Dunque, se il terrorismo non è un insieme sconclusionato di attacchi isolati, ma l’espressione di una fine strategia generata da abili agenzie di guerra asimmetrica, consegue che l’Italia si trova ora inevitabilmente più esposta.

Fotio: Getty Images, Reuters e Marina Militare

Carlo CorbinelliVedi tutti gli articoli

Nato a Tavarnelle Val di Pesa (FI) nel 1955, è laureato in Scienze Politiche presso la Facoltà "Cesare Alfieri" dell'Università di Firenze ed in Scienze della Sicurezza presso l'Ateneo di Tor Vergata. Ha conseguito vari diplomi post-universitari nel campo delle relazioni internazionali e della tecnica legislativa. Ha prestato per 36 anni servizio quale ufficiale dei Carabinieri, con incarichi in Italia e all'estero in tutti i settori di competenza dell'Arma. Da Colonnello ha retto la Segreteria del Sottosegretario alla Difesa, Il Comando Provinciale di Perugia ed il 2° Reggimento Allievi Marescialli di Firenze. Nella riserva dal marzo 2015, svolge attività di consulente in qualità di esperto di "Security". Collabora con il Centro di Studi Strategici Internazionali ed Imprenditoriali dell'Università di Firenze.

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