Come (e quanto) cresce la sfida tra Usa e Cina nell’Intelligenza Artificiale

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La Cina sta investendo moltissimo (e con apparente successo) nello studio dell’Intelligenza Artificiale. Ciò sta generando qualche preoccupazione in Occidente, soprattutto negli Stati Uniti che, tuttavia, restano saldamente i leader indiscussi in questo settore a livello globale. Ma la sfida è appena cominciata.

Secondo un’analisi delle più autorevoli ricerche sul tema – operata da Nikkei e dal gigante delle pubblicazioni accademiche Elsevier contando il numero di documenti citati tra il 2012 e il 2016 – due università del colosso asiatico risultano essere tra le prime 10 (Chinese Academy of Sciences terza e Tsinghua University nona) al mondo più considerate nel campo dell’Ai. Gli atenei salgono a 15 se ad essere analizzate sono le prime 100 organizzazioni.

Una delle ragioni dietro questa rapida crescita – rileva un ampio approfondimento del Nikkei Asian Review – è la capacità di attirare ricercatori cinesi di talento che hanno studiato o lavorato negli Stati Uniti, offrendo loro incentivi finanziari per cimentarsi in un ambiente florido e competitivo in casa. Ciò starebbe funzionando, alimentando la ricerca di qualità negli atenei del Paese, sia grandi sia di medie e piccole dimensioni.

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A suonare la sveglia su questo tema – ripresa dal Dipartimento della Difesa sul suo sito – è stato recentemente Eric Schmidt, presidente del consiglio di amministrazione di Alphabet, public company a cui fanno capo Google e altre società controllate, e del Defense Innovation Board. “Se gli Stati Uniti non attiveranno un sostanzioso piano di ricerca e innovazione in tema di Intelligenza Artificiale” (in particolare quella per il settore militare), ha detto recentemente il manager intervenendo durante un convegno, “il rischio è che entro il 2020” la Cina possa sorpassarli e prendere il sopravvento in uno dei settori più critici dei prossimi anni.

Schmidt non è comunque stato il primo. Negli ultimi mesi, sullo stesso argomento, hanno provato ad attirare l’attenzione diverse e autorevoli analisi. Due per tutte: una di Foreign Policy (nella quale si lamentavano alcuni tagli dell’amministrazione Trump su questo tema) e un dettagliato report di Goldman Sachs nel quale si descrivevano la crescita egli investimenti di Pechino nell’AI.

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Tuttavia, al momento, gli Stati Uniti continuano a detenere una posizione di assoluta leadership in questo campo. Solo a ottobre scorso 2016, durante la presidenza Obama, la Casa Bianca ha rilasciato un report con indicazioni e future direzioni da intraprendere per governare la crescente influenza dell’Intelligenza Artificiale nella società. Lo studio ha esaminato lo stato attuale dell’AI, le sue applicazioni esistenti e potenziali e le questioni che il progresso in questo campo potrebbe sollevare nella società e nella politica pubblica. Inoltre, al primo posto della classifica realizzata da Nikkei-Elsevier c’è un colosso statunitense, Microsoft.

La presenza americana prosegue al quinto posto, occupato dalla Carnagie Mellon University, al settimo (Massachussetts Institute of Technology), all’ottavo (da Google) e al decimo (New York University). Il Nord America conta anche sul Canada, che occupa la sesta posizione con la University of Toronto. E se l’unica nota europea è la Francia con il CNRS (quarta posizione), al secondo posto si trova un altro ateneo asiatico (Nanyang Technological University di Singapore).

Fonte: Cyberaffairs

Immagini: Cyberaffairs e Stefano Mele

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