Immigrazione: la pioggia di soldi per l’Africa non è una soluzione

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Nonostante gli oltre 2mila migranti illegali giunti in Italia negli ultimi giorni, continua il progressivo calo dei flussi dalla Libia dopo che l’Italia ha stretto gli accordi col governo libico di Fayez al-Sarraj: provvedimenti che negli ultimi mesi hanno limitato le partenze e aumentato il numero di migranti intercettati e portati indietro dalla Guardia Costiera libica.

Negli ultimi due giorni oltre un migliaio di migranti illegali sono stati riportati a Tripoli e affidati alle agenzie dell’Onu che li accoglieranno e provvederanno a rimpatriarli.

Gli sbarchi sono diminuiti del 30,13% rispetto allo stesso periodo (gennaio-ottobre) del 2016 e secondo i dati del Viminale sono arruvti 111.397 migranti nei primi 10 mesi del 2017 a fronte dei 159.427 dello stesso periodo dell’anno scorso: un risultato importante se sui valuta che quest’anno se ne attendevano tra 200 mila e 250 mila.

(FILES) This file photo taken on November 05, 2016 shows migrants and refugees on a rubber boat waiting to be evacuated during a rescue operation by the crew of the Topaz Responder, a rescue ship run by Maltese NGO "Moas" and the Red Cross, on November 5, 2016 off the coast of Libya. Italian Foreign Minister Angelino Alfano on April 29, 2017 said he "agreed 100 percent" with a prosecutor Carmelo Zuccaro who has repeatedly suggested charity boats rescuing migrants in the Mediterranean are colluding with traffickers in Libya. / AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO

Il calo degli sbarchi rispetto al 2016 è ancora più consistente se si considera il solo mese di ottobre con un meno 78% (5.984 arrivi contro i 27.384 dell’ottobre 2016) che raggiunge un meno 93% (1.917 persone arrivate contro 27.384 dell’ottobre scorso) se guardiamo solo agli sbarchi di clandestini provenienti dalla Libia.

Un dato che conferma l’incremento costante degli sbarchi “alla spicciolata” di clandestini in arrivo da Tunisia e Algeria che suscita timori per l’infiltrazione di criminali e terroristi nella Penisola.

Nella visita in Tunisia, il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani, ha sottolineato l’impegno a bloccare i flussi di migranti illegali dal Nord Africa promettendo un importante sostegno economico ai paesi della regione. Lunedì, davanti ai deputati del Parlamento di Tunisi ha infatti annunciato uno stanziamento di 40 miliardi nel prossimo bilancio dell’Unione europea da destinare all’Africa.

“Il Mediterraneo non deve essere un vuoto, ma un ponte tra l’Unione europea e il continente africano, perché è il crogiolo dei valori della nostra civiltà e la Tunisia svolge un ruolo fondamentale in questa particolare relazione”, ha detto Tajani nel suo discorso. “Con questo collegamento abbiamo la responsabilità di non lasciare lo sviluppo dell’Africa a una Cina che non ha la stessa concezione del rispetto per l’ambiente, i valori democratici e i diritti umani.

Dobbiamo lavorare insieme e sviluppare la nostra partnership per riflettere il grande potenziale di crescita del continente. Con 40 miliardi di euro e un’azione ancora più forte della Banca europea per gli investimenti, è possibile cambiare il destino dell’Africa. Per dare speranza e lavoro a questo continente, creando allo stesso tempo la crescita all’interno dell’Europa. Voglio che questi 40 miliardi siano nel prossimo bilancio dell’Unione europea”.

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Al netto del linguaggio diplomatico l’iniziativa suscita non poche perplessità. La Tunisia è uno dei Paesi che periodicamente riapre le rotte di migranti illegali (spesso criminali) puntando a rinegoziare al rialzo gli accordi con l’Italia. Darle altri denari significherebbe incoraggiare tale attitudine.

Difficile poi vedere una “nostra” civiltà che unisca un’Europa basata su valori cristiani e sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e un Nord Africa/Sahel islamici.

Sono decenni che l’Occidente butta denaro in Africae e la prossima elargizione di 40 miliardi di euro rischia di non raggiungere gli obiettivi sperati: cioè creare sviluppo per scoraggiare le migrazioni.

Un po’ perché parte di quel denaro tornerà in Europa sotto forma di retribuzioni a società Ue coinvolte nei vari progetti di sviluppo e una parte importante finirà nelle tasche bucate e corrotte dei governanti africani.

Anche nella migliore delle ipotesi, se avesse ragione Tajani nel sostenere che “ci vogliono 40 miliardi di euro per generare un effetto leva di 400 miliardi di euro”, nessun Paese africano assomiglierebbe comunque alla Svizzera prima dei prossimi 30/50 anni lasciando quindi intatte le ragioni che spingono molti a raggiungere illegalmente l’Europa, non tanto in cerca di lavoro ma di un solido welfare assistenziale.

Secondo il presidente dell’Europarlamento gli investimenti produttivi in Africa sono la chiave per lottare contro l’emigrazione clandestina, oltre al rafforzamento del controllo delle frontiere. “Non è con le parole che si convincono i migranti a rimanere a casa loro, bisogna offrire loro la possibilità di avere una vita decente” ha detto Tajani.

Libia COAST GUARD AFP

Affermazioni di buona volontà ma che suonano come utopie poco convincenti a chi conosce l’Africa. Sarebbe forse meglio destinare quella cifra a finanziare il rimpatrio di almeno una parte degli oltre 2 milioni di immigrati illegali giunti in Europa negli ultimi anni, dei quali 650 mila solo in Italia dalla rotta libica.

Quanto ai paesi africani, la leva finanziaria potrebbe avere un senso come premio a chi non fa partire i propri connazionali invece di donare denari a pioggia a regimi che ci manderanno comunque i loro concittadini per poi chiederci più soldi per riprendersene indietro una parte.

Resta infatti evidente che nessuna politica per l’Africa sarà credibile finché l’Europa non respingerà i migranti illegali in arrivo e non espellerà quelli già arrivati negando ogni aiuto agli Stati che speculano sull’immigrazione. In questo contesto sorprende che il ministro dell’Interno Marco Minniti abbia invitato a guardarsi “dai cattivi maestri, dagli apprendisti stregoni che dicono che c’è una mossa che risolve il problema immigrazione”.

Minniti ha inoltre espresso il timore “che la democrazia italiana possa essere messa in discussione da un’onda populista”. Come se i partiti cosiddetti “populisti” non vincessero elezioni regolarmente e in modo democratico o proponessero regimi e dittature.

Colpisce che un uomo di spessore come Minniti non si sia reso conto che l’unica vera minaccia alla libertà, alla democrazia e ai diritti in Europa è rappresentata dalla penetrazione islamica che anche il PD favorisce, non certo da quelle forze che vorrebbero arginarla.

Foto: Frontex, AFP e LaPresse

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Nato a Bologna, dove si è laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportages dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Libero, Il Mattino, Il Messaggero e Il Corriere del Ticino, con i settimanali Panorama, Gente e Oggi. Collabora con università e istituti di formazione militari ed è opinionista delle reti tv RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7 e radiofoniche Rai, Capital e Radio24. Ha scritto "Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane" ed è coautore di "Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere".

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