Orsi e Spagnolini assolti. E ora chi paga i danni?

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I giudici della terza sezione della corte d’appello di Milano hanno assolto ieri gli ex vertici di Finmeccanica (ora Leonardo) e Agusta Westland, Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini “perché non vi è prova sufficiente”. Orsi e Spagnolini erano accusati di corruzione internazionale e false fatturazioni in relazione al presunto pagamento di una tangente a pubblici ufficiali indiani per ottenere una commessa da 556 milioni di euro per 12 elicotteri AW-1091 nel paese asiatico.

In primo grado Orsi e Spagnolini erano stati assolti dal tribunale di Busto Arsizio dall’accusa di corruzione e condannati solo per le false fatture. Nel processo di appello invece, chiuso nell’aprile 2016, i due manager erano stato condannati per entrambi i reati: Orsi a 4 anni e 6 mesi e Spagnolini a 4 anni. La Cassazione, invece, aveva disposto un nuovo processo d’appello.

La procura generale aveva di recente chiesto la conferma delle condanne, tenendo conto però della prescrizione dell’annualità 2008 in merito alla contestazione di false fatture. I giudici, invece, hanno dato ragione alle difese degli imputati che avevano chiesto l’assoluzione. Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 90 giorni.

La corruzione, per la procura di Milano, si è consumata dal 2005 al 2010, anno – a dire dell’accusa – dell’ultimo pagamento. Stando alle contestazioni, Orsi e Spagnoli, che si sono succeduti nella carica di amministratore delegato di Agusta Westland, avrebbero corrotto – attraverso degli intermediari – Sashi Tyagi, l’allora capo di stato maggiore dell’aeronautica militare indiana, per ottenere l’abbassamento della quota di volo indicata nel bando di gara, modifica necessaria a far vincere la gara ad Agusta Westland.

I giudici, nel loro verdetto, hanno evidenziato invece che “non vi è prova sufficiente” contro i due imputati accusati di corruzione internazionale e false fatture. Nel processo si sono costituite parti civile il governo indiano e l’Agenzia delle Entrate.

La sentenza “chiude una vicenda che doveva, fin dalle prime battute, essere chiara anche agli investigatori: non esiste alcun accordo costruttivo, non vi è prova alcuna che il denaro sia pervenuto a Tyagi, né si è mai dimostrato che i funzionari indiani abbiano in qualche modo interferito nella gara” ha affermato Ennio Amodio, difensore di Orsi.

“Con tutto il danno fatto all’azienda quello che hanno fatto a noi è il meno” ha commentato Bruno Spagnolini.

La sentenza, a cinque anni di distanza dall’arresto dei due manager, non cancella il prolungato danno procurato all’immagine, al prestigio e alla credibilità di Finmeccanica/Leonardo e in generale all’industria della difesa nazionale.

(con fonte Adnkronos)

Foto: Sintesi Visiva /Il Sole 24 Ore

 

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