I programmi di ammodernamento della Marina Egiziana

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La temperatura nel Mediterraneo si sta alzando. Lo direbbe qualsiasi climatologo ma anche un qualsiasi analista militare poiché non c’è dubbio che la situazione complessiva del Mediterraneo si stia facendo nuovamente complicata, con focolai di crisi conclamati, altri potenzialmente pronti a esplodere in qualsiasi momento e con minacce alla sicurezza collettiva di assoluto rilievo.

Non a caso il Mare Nostrum è tornato a essere centrale nelle scelte strategiche di molti Paesi e ciò anche in virtù della sua importanza economica: sia sul fronte dei traffici commerciali che lo attraversano, sia su quello delle risorse energetiche che si trovano sotto di esso e sia quale punto di snodo verso altre regioni.

Diventa quindi inevitabile che ciò si traduca in un processo di rafforzamento degli strumenti militari dei Paesi che vi si affacciano (ma non solo quelli) e che questo rafforzamento si rivolga, ancora più nello specifico, a chi sul mare opera direttamente e cioè le Marine Militari.

Tra i protagonisti di questa fase, sia pure per ragioni talvolta diverse, troviamo alcuni Paesi dell’Africa settentrionale; non solo dunque Marocco e Algeria ma anche (anzi, soprattutto) l’Egitto, resosi protagonista di uno “shopping” veramente impressionante, destinato a cambiare il volto della sua Marina fino a farla diventare, per molti versi, la più importante della regione Mediorientale.

 

 La Marina Egiziana

Prima di affrontare nel dettaglio i principali programmi di ammodernamento della Marina Egiziana (Al-Quwwat al-Bahriyya al-Misriyya), appare utile fornire qualche indicazione introduttiva. Giusto poche note, anche perché le informazioni disponibili non sono poi molte; in parte per una trasparenza attestata su livelli piuttosto bassi e in parte perché, in definitiva, nell’ambito dell’imponente apparato militare del Cairo, lo strumento navale finisce con il ricevere relativamente meno attenzioni rispetto a quelli terrestre e aereo.

Premesso ciò, il primo dato comunque di rilievo è che già oggi per consistenza numerica e capacità complessive (soprattutto per il primo dei 2 aspetti), la Marina Egiziana è comunque tra le più importanti della Regione. Laddove sul fronte più deficitario, quello delle capacità, la corsa al suo miglioramento è comunque già in atto.

Degno di una riflessione più puntale il capitolo dei compiti assegnati perché in prima battuta vengono, ovviamente, quelli più “tradizionali” come la difesa del Paese contro tutte le minacce, la sicurezza delle aree di responsabilità assegnate e delle migliaia di chilometri di coste nonché il supporto alle operazioni delle altre Forze Armate, Esercito in particolare. Nello specifico però, è la missione di protezione delle linee di comunicazione marittima ad assumere una grande rilevanza; con la doverosa sottolineatura della particolarità rappresentata dal Canale di Suez. Quest’ultimo, infatti, non solo è un’infrastruttura dalla rilevanza strategica enorme in quanto arteria fondamentale per lo svolgimento dei traffici marittimi mondiali ma costituisce anche una formidabile fonte di entrate per lo stesso Egitto.

Argomento, quello del Canale di Suez che risulta utile anche per introdurre un’altra particolarità della Marina Egiziana, rappresentata dalla necessità di mantenere 2 dispositivi navali: uno nel Mediterraneo e uno nel Mar Rosso, ai quali viene per l’appunto affidata la missione di difenderne gli imbocchi e garantire quindi la libertà di navigazione.

Tuttavia, fino a oggi, questo aspetto non aveva trovato una sua corrispondenza dal punto di vista dell’organizzazione; ciò perché, di fatto, esisteva un unico comando navale che gestiva tutta la flotta nel suo complesso dalla base principale di Alessandria.

Dal 5 gennaio 2017 tuttavia, la situazione è cambiata; alla presenza del Presidente al-Sisi è stato infatti inaugurato il nuovo Comando Meridionale, presso la rinnovata base di Safaga. Una scelta dettata dalla crescente importanza assunta dal Mar Rosso, in funzione della necessità garantirne la sicurezza degli accessi, per difenderne i 1.500 chilometri di costa e, in qualche modo, anche per “proiettare potenza” in un’area di crescente importanza per Il Cairo; prova ne sia la scelta di partecipare alla coalizione di Paesi guidati dall’Arabia Saudita che, nel marzo del 2015 è intervenuta militarmente in Yemen.

Nell’area di competenza di questi Comando si trovano altre 2 basi; Hurghada e Suez, con installazioni minori presso Berenice.

Ad Alessandria, comunque la base più importante per la Marina Egiziana anche per la completezza di strutture/infrastrutture, ha sede invece il Comando Settentrionale; responsabile della difesa dei 1.000 Km di costa di un Mediterraneo che rimane uno scenario a dir poco complesso, le altre basi che ne fanno parte sono quelle di Porto Said e Marsa Matruh.

Per ciò che riguarda la consistenza numerica, nessuna indicazione da fonti ufficiali; tuttavia, recenti analisi condotte da esperti israeliani, indicano in circa 20.000 il numero di uomini in servizio (con una larga percentuale di coscritti), ai quali vanno aggiunti 14.000 riservisti. Sebbene esistano stime inferiori, le dimensioni della Marina Egiziana fanno ritenere complessivamente più corrette quelle appena indicate.

 

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Giovanni MartinelliVedi tutti gli articoli

Giovanni Martinelli è nato a Milano nel 1968 ma risiede a Viareggio dove si diplomato presso l’Istituto Tecnico Nautico per poi lavorare in un cantiere navale. Collabora con Analisi Difesa dal 2002 occupandosi di temi navali in generale e delle politiche di Difesa del nostro Paese in particolare. Fino al 2009 ha collaborato con la webzine Pagine di Difesa.

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