L’FBI indaga su mille “lupi solitari”

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L’FBI sta indagando in tutti gli Stati Uniti su mille “lupi solitari”, persone che si sono radicalizzate spesso su internet e che potrebbero pianificare atti terroristici. A quelle mille inchieste – che al momento rappresentano la priorità anti-terrorismo numero uno della polizia federale statunitense – se ne aggiungono altre mille dedicate a sospetti “terroristi domestici” ossia potenzialmente pronti ad agire sul suolo statunitense.

A fornire questi dati è stato il direttore dell’FBI, Christopher Wray (nella foto) in un’audizione parlamentare.  Numeri tutto sommario molto ristretti per uno Stato che ha oltre 325 milioni di abitanti, soprattutto se si confronta con la sola presenza di pericolosi estremisti islamici in alcuni paesi europei come Francia (oltre 15mila i sospetti terroristi islamici registrati con la fiche “S” pronti a passare all’azione) o la Germania (11 mila salafiti tenuti sotto controllo dai servizi di sicurezza).

Il capo dell’FBI ha spiegato che il lavoro è reso difficile dal fatto che “non ci sono tante cose che connettono queste persone”, che in genere “scelgono target vulnerabili, usano armi facili da utilizzare” come dispositivi esplosivi, coltelli, pistole e vetture. I numeri delle inchieste all’interno degli Usa confermano quanto detto lo scorso dicembre dallo stesso Wray durante un’altra audizione al Congresso.

“La buona notizia è che il Califfato si sta sbriciolando, e questa è una cosa positiva per tutti noi. La cattiva notizia è che l’Isis sta incoraggiando alcune delle persone reclutate o potenzialmente reclutabili a stare dove si trovano e a commettere attacchi proprio sul territorio nazionale”

Nonostante le indagini citate dal direttore dell’FBI abbiano raggiunto quota 2.000, i casi in cui gli Stati Uniti hanno perseguito estremisti islamici radicali sono stati pochissimi. Stando a un’analisi della CNN, il numero di iscrizioni al registro degli indagati o di dichiarazioni di colpevolezza annunciate nel 2018 è stato pari solo a quattro. Si tratterebbe dei numeri più bassi da quando quattro anni fa Washington ha designato lo Stato Islamico come un’organizzazione terrorista straniera.

Nel 2015 si era arrivati a 57, l’anno successivo a 34 e nel 2017 a 26. Non è da escludere che le incriminazioni fatte siano superiori ai dati accessibili al pubblico così come è possibile che il numero di arresti da inizio anno vada oltre l’unico annunciato.

Il Federal Bureau of Investigation infatti non comunica l’arresto di un sospetto terrorista se sta ancora indagando su potenziali complici. “Attualmente, l’FBI vede l’Isis e gli estremisti cresciuti nel loro Paese come la minaccia terroristica principale per gli Usa”, disse Wray a dicembre anche se al terrorismo di matrice islamica si affianca quello di matrice “domestica” caratterizzato dalle stragi di massa o dagli estremismi interni agli Usa.

Nel mirino dell’FBI soprattutto molti attivisti legati ad ambienti dell’estrema destra, o altri che militano in gruppi che si battono con l’uso della violenza per i diritti degli animali o contro l’aborto. Ma – spiegano i vertici dell’Fbi – a costituire un pericolo anche molte persone che gravitano nei gruppi estremistici per la difesa dei diritti degli afroamericani o militano in formazioni di estrema sinistra.

Uno sforzo immane, dunque, reso ancor più difficile denunciano i democratici in Congresso – dalla decisone dell’amministrazione Trump di tagliare del 5% il budget dell’FBU cancellando anche lo stanziamento di 148 milioni di dollari tra aumenti salariali e delle spese, rinviando a data da definire anche i piani per un nuovo e più moderno quartier generale del bureau.

(con fonti Askanews e Ansa)

Foto AP

 

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