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Seguo
sempre con molto interesse gli articoli che pubblicate e leggo volentieri
i commenti che gli affezionati lettori vi inviano.
Oggi ho letto un articolo che mi ha molto amareggiato. Faccio riferimento
all'editoriale di Jeremy Kahn dal titolo "Why Italy shouldn't lead
the U.N. mission in Lebanon" , pubblicato
su The New Republic online in data 25 Agosto 2006
http://www.tnr.com/doc.mhtml?i=w060821&s=kahn082506
L'articolo inizia così "There's an
old joke that goes something like this: In heaven, the policemen are
British, the mechanics are German, the lovers are French, the cooks are
Italian, and everything is organized by the Swiss. In hell, the policemen
are German, the cooks are British, the mechanics are French, the lovers
are Swiss and everything is organized by the Italians.... ".
E poi procede criticando il comportamento dei soldati
italiani in molte missioni di pace sotto l'egida ONU. "When it comes to the hardwork of keeping the peace, well,
let's just say they eat better than they fight." (Eritrea, Somalia, Kosovo). Non
mancano commenti negativi al comportamento dei Carabinieri in Iraq. Riguardo
alla attuale missione in Libano, l'autore scrive :"Israel may be encouraging an Italian-led
peacekeeping force precisely because it knows the Italians are likely to
fail -- thus providing Israel
with a good rationale for the resumption of its war against
Hezbollah".
E allora chi dovrebbe guidare la missione? Se non ai Francesi, il compito dovrebbe essere
assegnato ai Norvegesi o agli Svizzeri. Ogni editorialista può avere le
proprie idee su un certo accadimento, ma non deve per onestà
professionale travisare certi fatti pur di sostenere il suo punto di
vista e cercare così di plagiare il lettore poco informato. E' reato il
plagio intellettuale. L'autore basa le sue critiche in modo non corretto
e su stereotipi culturali. E' a mio avviso un articolo meritevole di
finire nella spazzatura. Mi
aspetto una controreplica da una autorità
competente.
Pier Carlo Montecucchi
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Ho letto
l'articolo da Lei citato e ripreso anche da qualche agenzia di stampa
italiana. Concordo anche sulla definizione di "spazzatura" ma
non credo che qualche autorità competente risponderà all'editorialista
statunitense né credo sia il caso di dare autorevolezza, rispondendo, ad
analisi che tirano in ballo persino le barzellette. Critiche alla
missione in Libano sono possibili e noi per primi ne parliamo su questo
numero di settembre ma su temi ben più concreti.
La ringrazio per l'attenzione con la quale da tanto tempo segue ANALISI
DIFESA.
GG
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Vista
la vostra competenza e disponibilità vi pregherei
di rispondere ad alcuni quesiti sorti durante una discussione
sull'attuale conflitto israelo-libanese.
A quanto mi risulta, il settore difesa
dello stato di Israele (fornitura,ricerca e sviluppo), escludendo la
strettissima collaborazione con gli USA, punta il più possibile
all'autosufficienza. Pare vi siano
state recentemente aperture verso l'industria italiana (Aiad,
Microtecnica..) per quanto concerne un
sofisticato sistema di "jamming". La prima curiosità che vi
prego di soddisfare è appunto se questo progetto sia decollato o meno, e
se vi siano altre forme di collaborazione tra l'industria della difesa
italiana quella israeliana.
La seconda è se il sistema di identificazione
del punto di impatto dei missili nemici, sviluppato da Israele unendo
tecnologie fotografiche a
elaborazioni informatiche, sia già in utilizzo (penso potrebbe
esser loro molto utile).
Grazie della disponibilità e ovviamente i più vivi complimenti!
F.P.
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L'autonomia
nel settore industriale militare è da sempre un must per Israele,
perseguito anche con il denaro fornito dagli USA. Negli ultimi anni i
rapporti con l'Italia sono stati potenziati. L'Aeronautica Italiana ha comperato kit per bombe intelligenti israeliane e
Israele ha acquisito sistemi elettronici. La delicatezza della questione
ha finora impedito che venissero resi noti dati
specifici circa i prodotti “made in Italy”. Circa la difesa contro gli
ordigni Hezbollah ricordiamo che Israele dispone
di un valido scudo antimissile utilizzabile contro vettori balistici ma
difficilmente adattabile all’impiego contro razzi campali che volano a
quote più basse e con traiettorie rapide e brevi. In Israele si sta
lavorando su un sistema radar che permetta di individuare i razzi in
arrivo e si cerca di modificare il software dei missili antimissile Patriot per intercettare i razzi. Difficile però
ipotizzare sistemi in grado di fermare salve di decine di razzi
contemporaneamente (in un mese di guerra ben 4.000 razzi hanno colpito
Israele). In futuro potrebbe essere schierato il sistema laser THEL che
potrebbe colpire i katyusha prima del loro impatto al suolo e dovrebbe
diventare operativo nel 2008.
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C’è
una dichiarazione che lascia sbalorditi enunciata in pubblico da parte
del premier Libanese Siniora: ringrazia calorosamente hezbollah per il
sacrificio speso nella difesa del Libano dall'attacco di
Israele.
Orbene,
il diritto internazionale vieta la rappresaglia e la responsabilità
collettiva, ma come si fa a non dare tutte le ragioni possibili ad Israele quando sferra un attacco su vasta scala contro
il Libano, quando i suoi governanti, legittimamente eletti, siedono al
fianco di partiti ed esponenti chiaramente terroristi e razzisti? Il
Libano da anni ospita le milizie hezbollah volute e finanziate da Siria
ed Iran nel silenzio internazionale, che preferisce girare la testa
dall'altra parte quando vi sono palesi
violazioni del diritto da parte araba, mentre è pronto a scagliarsi
contro Israele quando si difende con forza e coerenza, come noi, al suo
posto, non saremmo neppure in grado di pensare di fare.
A lungo andare, a costo di gravi lutti, non si potrà fare a
meno di fare i conti con i nodi gordiani siriani ed iraniano che
rappresentano da molto tempo i veri bubboni purulenti della zona
mediorientale e che, diciamolo apertamente e senza ipocrisie, andrebbero
rimossi chirurgicamente.
Certamente non sostituendoli con regimi
capeggiati da ex presidenti della Coca Cola, altrimenti....
Israele è un pò tutti noi, nel bene e
nel male e fa bene a difendersi con le unghie e con i denti, anche se il
Libano paga un conto carissimo anche per la Siria e l'Iran, veri
promotori della crisi internazionale che si vive.
I Libanesi, piuttosto, dopo l'assassinio
del suo premier a seguito di un attentato organizzato dai servizi segreti
siriani, sui quali una commissione internazionale indaga nel silenzio
generale e senza troppe speranze di giungere ad un traguardo di
giustizia, dovrebbero guardare in faccia la realtà e rendersi conto che
sono loro fuori dal mondo e dalla legalità e che
dovrebbero sbarazzarsi di hezbollah per avere la pace ed uscire dai
giochi. Invece, difendono il
partito di dio e le conseguenza sono le bombe.
Anzi, si può dire che Israele stia facendo il
minimo rispetto alle sue potenzialità belliche e forse è ora, dato che i
tempi stringono, che l'azione intrapresa sia ancor più accelerata ed
approfondita, al fine di sradicare hezbollah definitivamente prima che il
pietismo umanitario di tipo peloso imponga un armistizio, che non servirà
a nulla se non ad hezbollah a riprendere fiato ed a procrastinare la
soluzione dei problemi ad un lontano futuro.
Così
si andrà avanti ancora in questo modo, salvaguardando l'Occidente che non
vuole vedere non vuole sentire non vuole parlare e dire pubblicamente
come stanno le cose ai cittadini che hanno di diritto di sapere che anche
questa guerra non è il comodo frutto del sionismo, ma un piano mirato di
Siria ed Iran, contro i quali dovrebbe rivolgersi
l'azione dell'Occidente.
Avv.
Maurizio Reggi
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