Al Manar e la guerra psicologica di Hezbollah

Cop-Al-Manar

Per la Novantico Editrice è appena stato pubblicato l’ultimo libro dello storico Federico Prizzi intitolato “Al Manar – La Guerra Psicologica di Hezbollah” edito all’interno della collana editoriale “La Guerra Psicologica” diretta dallo stesso Prizzi. Presentato il 3 Novembre alla 52ª edizione di Militalia, la fiera del collezionismo militare che annualmente è ospitata nel Parco Esposizioni di Novegro, ha già riscosso un ampio consenso di pubblico. Questo libro, basato su una lunga ricerca sul campo nel Libano meridionale, è il seguito di un altro libro di successo dedicato alla guerra psicologica moderna e all’analisi del controllo dei media, ovvero, “I Manifesti Armati – Analisi delle tecniche di attrazione nella Guerra Psicologica” pubblicato nel 2010. Come dichiarato dallo stesso Prizzi in una recente intervista alla rivista di Geopolitica “Il Nodio di Gordio”: “Il libro nasce quasi per caso, infatti mi trovavo in Libano per una ricerca storico-religiosa sulla figura di El Khader conosciuto come il “verde”, un “essere sovraumano” sempre giovane e immortale, molto venerato nei paesi islamici del Medio Oriente. Un personaggio che mi ricordava il “Viso Verde” di Meyrink e che è perfettamente identificabile con il Profeta Elia della tradizione ebraica e con il Sant’Elia di quella cristiana. Ebbene, aggirandomi tra mausolei e resti archeologici, mi interessai anche alla Guerra civile libanese (1975-1990) e al relativo conflitto interetnico. Raccolta una buona documentazione su quei tragici eventi, decisi di pubblicare il mio studio all’interno del libro di Emilio Del Bel Belluz “Don Emilio e la Falange Libanese” […]. La ricerca sulla guerra civile libanese mi fece entrare in contatto con tutta una serie di bandiere, simboli, striscioni, manifesti e volantini di cui non comprendevo inizialmente il significato. Decisi così, grazie a una interprete che mi accompagnava nei miei giri per il Libano meridionale, di approfondire anche quest’ultimo aspetto. Ne parlai con Luigi Cazzadori, il mio editore, al quale proposi di scrivere un libro sulla guerra psicologica di Hezbollah […]. Il mio fine era quello di fornire a un eventuale lettore alcune chiavi di lettura per l’interpretazione delle tecniche tipiche delle Psycological Operations (PSYOPs). Un libro utile soprattutto oggi, in un mondo globalizzato, dove la manipolazione delle informazione e quella dei mezzi di comunicazione sono all’ordine del giorno”. Ed è proprio grazie all’analisi degli eventi bellici che sconvolsero il Libano nel 2006, con la cosiddetta “Guerra dei 33 Giorni”, che il Prizzi ci descrive i mezzi, le tecniche e i contenuti con cui Hezbollah e Israele si sono affrontati per vincere una guerra psicologica feroce e implacabile.
Tanto è vero che quest’ultima, chiamata anche la Sesta Guerra arabo-israeliana, può essere considerata oggigiorno l’esempio più concreto di guerra psicologica asimmetrica nell’Era dell’Informazione. Questo perché, pur non rappresentando la prima guerra mediatica del XXI˚ secolo, fu caratterizzata dalla capacità di entrambi i belligeranti di trasportare efficacemente la loro lotta sullo scacchiere internazionale al fine di ottenere il consenso dell’opinione pubblica mondiale. Capacità che però ha visto il “Partito di Dio”, unico caso in tutto il mondo islamico, raggiungere nettamente i proprio obiettivi mediatici in termini di consenso anche nel mondo occidentale. Consenso che, con una sapiente e articolata combinazione di vittorie campali e di gestione delle informazioni, ha fatto crollare il mito dell’invincibilità del Blitzkrieg israeliano.
Perno di questa strategia mediatica è stato sicuramente la rete satellitare di Hezbollah: Al Manar. Al Manar, che vuol dire in arabo “il faro” è, come evidenzia il suo stesso slogan, “Qanat al-muqawamah” ovvero la “TV della Resistenza”. Cioè, è la televisione che si pone non solo come organo ufficiale della resistenza anti-israeliana, ma in supporto di tutte le insorgenze che combattono ancora oggi contro gli eserciti occidentali in Medio Oriente e contro i disvalori della Modernità. In linea pertanto con la visione politico-religiosa, enunciata da Khomeini, della lotta contro “il Grande Satana”.
Inoltre, con un budget annuale pari alla metà di quanto disposto dalla rete qatariota Al Jazeera, con un audience giornaliero tra i dieci e i quindici milioni di telespettatori si pone tra le prime quattro reti televisive più importanti del Medio Oriente, tanto da essere vista anche dagli stessi cittadini israeliani. Pertanto, senza anticipare altro sui contenuti del libro, il testo presenta e descrive in maniera agevole e scorrevole tutti i mezzi della propaganda sciita in Libano, confrontandola con quella israeliana, e fornendo anche delle interessanti chiavi di lettura utili al lettore italiano per comprendere l’attuale guerra civile siriana. La validità delle analisi e dei contenuti del libro è anche dimostrata dalle autorevoli prefazioni di studiosi italiani, turchi e libanesi come: Daniele Lazzeri (Direttore Responsabile della rivista di geopolitica “Il Nodo di Gordio”), Franco Cardini (Professore ordinario di Storia Medievale presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane), Mohamed Noureddine (Director of Center For Strategic Studies di Beirut) e Talal Khrais (giornalista libanese di Al Manar accreditato in Italia presso il Ministero degli Affari Esteri).
Perciò anche questa volta il Prizzi, dopo i suoi noti studi di Storia Contemporanea svolti in Asia e nei Balcani, è riuscito a  spiegare in modo chiaro e avvincente un conflitto moderno fortemente condizionato dalle nuove tecnologie.

Emilio Del Bel Belluz

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