Clandestini: la Ue dà ragione ad Analisi Difesa

IFRONTEX

L’Europa sembra voler reagire ai flussi di immigrati illegali dalla Libia dopo aver subito per anni le iniziative dei trafficanti di esseri umani  prendendo finalmente in esame i respingimenti sulle coste libiche.
Complici le elezioni in programma in molti paesi europei, sono gli stessi partiti di governo che hanno consentito un’apertura senza precedenti all’immigrazione clandestina gestita dalla malavita organizzata legata ai movimenti terroristici islamici a “riconvertirsi” presentando iniziative di maggiore rigidità.

Angela Merkel si ricandida per il suo quarto mandato da Cancelliere pubblicizzando le espulsioni di poche decine di afghani dopo aver accolto in modo indiscriminato 1,2 milioni di immigrati illegali tra il 2015 e il 2016.
Stessa musica in Francia nel programma del candidato della destra alle presidenziali Francois Fillon.

In Italia il ministro degli Interni Marco Minniti parla esplicitamente di espulsioni e respingimenti mentre Roberta Pinotti, ministro della Difesa, ha detto l’8 gennaio che la lotta al loro traffico di esseri umani “va fatta già in acque libiche”, poiché “la missione europea nata per contrastare gli scafisti è ora che passi a una fase diversa: sostenere la Marina e la Guardia costiera libica perché ci siano effettivamente controlli. Non possiamo continuare a veder partire migliaia di migranti”.

Le forze di governo europee da un lato hanno l’interesse a contenere la crescita dei movimenti cosiddetti “populisti” che proprio sulla lotta all’immigrazione illegale incassano crescenti consensi, dall’altro sembrerebbero aver maturato la consapevolezza che i flussi non cesseranno mai se non si scoraggiano le partenze e non si combattono i trafficanti.

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Quanto si tratti di chiacchiere per limitare i danni alle elezioni o quanto sia un concreto ravvedimento lo vedremo presto ma l’ultima conferma del lento cambiamento di passo nella Ue è emersa da una proposta confidenziale sottoposta dalla presidenza di turno maltese in vista del vertice del 3 febbraio a La Valletta e che la France Presse ha potuto consultare.

Nel documento non si parla esplicitamente di respingimenti ma si utilizza il termine certo più politicamente corretto ma al tempo stesso non di immediata comprensione di “linea di protezione” che la Ue potrebbe istituire nelle acque territoriali libiche “per scongiurare i pericoli che corrono in mare i migranti e cautelarsi di fronte a un nuovo, massiccio flusso primaverile”.

In realtà i flussi sono massicci anche in inverno considerato che nelle prime due settimane di gennaio in Italia sono sbarcati in oltre 2 mila, il doppio dello stesso periodo del 2016, anno in cui si è registrato il record di sbarchi con oltre 181 mila persone giunte in Italia illegalmente, 505 mila negli ultimi tre anni.

Fonti diplomatiche citate da France Presse ammettono che l’Operazione Sophia, avviata nel 2015 nel Mar Mediterraneo dall’Ue e a comando italiano, ha permesso di salvare delle vite ma ha anche rappresentato un “fattore di attrazione” per i migranti, “tutelati” dal salvataggio in mare delle navi europee e dall’impossibilità di essere respinti.

Un eufemismo poiché, come già denunciò l’allora ministro degli interni britannico (oggi premier) Theresa May, la missione navale europea così come quelle italiane, da Mare Nostrum a Mare Sicuro, non hanno mai combattuto i trafficanti (a dispetto delle enormi potenzialità delle navi da guerra) ma hanno invece incoraggiato i flussi trasferendo in Italia chiunque abbia pagato i trafficanti.

Il documento prende quindi atto realisticamente delle difficoltà ad estendere l’Operazione Sophia alle acque libiche, auspicato dal ministro Pinotti, soprattutto perché il governo libico che la Ue riconosce, quello di Fayez al-Sarraj, è del tutto evanescente e non controlla neppure la capitale, quindi “manca un’autorità unica con cui accordarsi in Libia”.

“In assenza di questa possibilità, l’obiettivo operativo della Ue nel breve termine potrebbe essere la creazione di una ‘linea di protezione’ nelle acque territoriali libiche da istituire con le forze libiche come operatori di prima linea ma con un sostegno europeo forte e duraturo” precisa il documento.

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Ma che significa “linea di protezione”? Protezione di chi e da cosa?
Il piano prevede il rafforzamento della missione di addestramento dei guardacoste libici in atto da ottobre ma la flotta Ue dovrebbe garantire che i migranti intercettati nelle acque libiche siano “sbarcati in Libia in condizioni adeguate nel rispetto del diritto internazionale”.

Dopo anni di supina sottomissione ai voleri dei trafficanti di esseri umani, la Ue valuta quindi per la prima volta in modo ufficiale quei respingimenti finora sempre esclusi a priori ma che consentirebbero di salvare vite umane scoraggiando i flussi migratori in base al principio che nessuno sarà più disposto a pagare i trafficanti sapendo che verrà risbarcato in Libia.

Nel 2015, rispondendo all’Australia che proponeva all’Unione di adottare contro l’immigrazione illegale il suo programma “No way”, Bruxelles sottolineò che i respingimenti non erano tra le opzioni in esame e nello stesso anno, quando prese il via l’operazione Eunavfor Med poi ribattezzata Sophia, Federica Mogherini assicurò che nessun migrante sarebbe stati respinto, incoraggiando così di fatto altre centinaia di migliaia di persone a partire dall’Africa.

Oltre ad obbligare l‘Onu a gestire in Libia l’accoglienza e il rimpatrio dei migranti, i respingimenti costituiscono l’unica soluzione in grado di risolvere l’emergenza, specie in un contesto in cui espellere chi è già entrato illegalmente risulta sempre più arduo e costoso: la scorsa settimana il rimpatrio di 29 clandestini è costato all’Italia circa 120 mila euro e l’impego di 76 poliziotti, numeri e cifre simili a quelli registrai ieri per rimpatriare con un volo charter dalla Germania 26 afghani con 80 poliziotti di scorta.

La “linea di protezione” garantirebbe quindi la difesa dell’Italia dall’arrivo di nuove ondate di immigrati illegali e la salvaguardia di questi ultimi dal rischio di morire in mare.

Di fatto la Ue prende in esame quei “respingimenti assistiti” che Analisi Difesa propose ormai quattro anni or sono (cioè 600 mila clandestini fa per quanto riguarda gli sbarchi in Italia dalla Libia) come unica soluzione per ripristinare legalità e credibilità dell’Europa, scoraggiare i flussi e combattere criminalità e terrorismo islamici,

Proposta rilanciata recentemente nel libro “Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere” ma finora respinta come inumana o impraticabile per il diritto internazionale da un’Europa incapce i difendere i suoi interessi e quelli dei suoi cittadini.

La proposta maltese suggerisce inoltre di “esaminare in maniera completa” le attività delle organizzazioni non governative che nel Mediterraneo impiegano proprie navi attrezzate per il soccorso e già accusate dall’agenzia Ue Frontex di incoraggiare i migranti a compiere la traversata.

Le nuove misure a contrasto dell’immigrazione illegale sono all’esame della Commissione Europea e in particolare dell’alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, e del commissario per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos.
Del resto Malta ha sempre respinto ogni ipotesi di accogliere immigrati clandestini e i massicci flussi attesi per i prossimi mesi continueranno comunque a raggiungere l’Italia il cui governo è stato l’unico ad autorizzare navi battenti ogni tipo di bandiera a sbarcare nei nostri porti i clandestini raccolti in mare.

Anche ammettendo che la Ue faccia sul serio conviene non farsi troppe illusioni e in ogni caso c’è il rischio che passino mesi prima che i respingimenti vengano concretamente applicati. Restano poi le incognite legate alla reale cooperazione della Guardia Costiera libica (finora complice interessata dei trafficanti), al caos che regna a Tripoli e alle pressioni che in Italia non mancheranno certo di esercitare gli ambienti, per lo più di area cattolica e della sinistra, che in questi anni si sono arricchiti con il business dell’accoglienza.

@GianandreaGaian

Foto: Frontex, Marina Militare e AP

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Nato a Bologna, dove si è laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportages dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Libero, Il Mattino e Il Corriere del Ticino, con i settimanali Panorama e Oggi e con i periodici Limes, Gnosis e Focus Storia. E' opinionista delle reti tv RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7 e radiofoniche Rai, Capital e Radio24. Ha scritto Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane.

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