Blitz fallito per liberare Foley

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Per la liberazione del giornalista americano James Foley i miliziani dello Stato Islamico in Iraq e Levante avevano chiesto un riscatto record, 100 milioni. Per tentare di liberare lui e altri ostaggi Usa in mano all’Isis, Obama ha invece scelto di passare all’azione: ha inviato in segreto in Siria le teste di cuoio, ovvero i militari dei reparti scelti Delta Force e Navy Seal, che però non hanno avuto successo. Gli ostaggi erano già stati portati via. I sequestratori che hanno decapitato il reporter Usa avevano chiesto 100 milioni di dollari, secondo quanto riferito da fonti vicine alla famiglia di James Foley e da un ex ostaggio che era con lui, citati dal New York Times. Il Wall Street Journal parla di 100 milioni di euro. Ma l’Isis è arrivato a chiedere anche uno ‘scambio di prigionieri’, tra cui la liberazione di Aafia Siddiqui, neuroscienziata pachistana collegata a al-Qaeda e detenuta in Texas. Richieste impossibili. In linea con la sua strategia delle operazioni sotto copertura e raid con aerei senza pilota, Obama ha invece dato luce verde ad un’azione di commando.

Gli Usa “di recente hanno condotto un’operazione per liberare ostaggi americani detenuti in Siria”, ha rivelato il portavoce del Pentagono, ammiraglio John Kirby, senza però dire quanti siano i cittadini Usa nelle mani dell’Isis e fornendo ben pochi dettagli. Un’ammissione determinata da una fuga di notizie. Altre fonti hanno invece riferito che i prigionieri erano almeno quattro, tra cui Foley, e che il blitz è scattato il 4 luglio, l”Independence Day’ degli Stati Uniti. Prima dell’alba, decine di militari delle forze speciali sono entrati in territorio siriano. Sono arrivati a bordo di elicotteri Black Hawk modificati e pesantemente armati, con la copertura aerea di cacciabombardieri. Fonti dell’amministrazione citate in forma anonima dal Washington Post hanno riferito che il commando ha incontrato resistenza, che c’è stata anche una battaglia e che un militare è rimasto lievemente ferito.

Tra i miliziani dell’Isis ci sarebbero stati invece cinque morti. “Il presidente ha autorizzato all’inizio dell’estate una operazione per tentare di liberare cittadini americani detenuti dall’Isis”, ha detto un alto funzionario, aggiungendo che “avevamo una serie di informazioni di intelligence sufficienti per metterci in condizione di agire”. Informazioni raccolte da altri ostaggi che erano stati precedentemente liberati e avevano parlato con le agenzie di intelligence Usa. Ma “quando siamo arrivati lì era troppo tardi”, ha detto un funzionario del Dipartimento della Difesa citato dal New York Times, aggiungendo che l’operazione è scattata “nell’arco di ore, forse un giorno o due” da quando gli ostaggi erano lì. La notizia era stata data già il 4 luglio da siti web vicini all’Isis, e rilanciata via Twitter dal ‘Raqqa Media Centre’, secondo cui “la notte scorsa ieri si è assistito al sorvolo di velivoli militari Mig ed elicotteri in un’operazione di forze straniere che si presume siano americane e giordane”. Secondo la stessa fonte, il commando è atterrato “nella zona di al Akirti a Ovest del campo militare ‘Osama Bin Laden’ gestito dallo Stato Islamico”. C’è poi stata “una battaglia dura in cui i soldati dello Stato Islamico hanno resistito”. Di certo, è la prima volta che il Pentagono da’ notizia di una operazione militare delle forze Usa in Siria. La portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, Caitlin Hayden, ha anche precisato che l’amministrazione non aveva alcuna intenzione di renderla nota. “La preoccupazione per la sicurezza degli ostaggi e per la sicurezza operativa rende imperativo che sia mantenuta la massima segretezza possibile” su azioni di questo tipo, ha affermato.

Ma “ormai era chiaro che numerosi media si preparavano a riferire dell’operazione e che non avremmo avuto altra scelta che confermare” le notizie. Dopo l’esecuzione di Folet anche l’Italia ora teme per la sorte dei suoi ostaggi in mano ai jihadisti e soprattutto di  Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. E’ il Guardian a riportare, senza citarne i nomi, che “due donne italiane, una danese e una giapponese catturate alla periferia di Aleppo di recente” sono nelle mani dell’Is. Dopo il rapimento le donne sono state trasferite a Raqqa, roccaforte dell’Is nel nord della Siria, ma non è detto che il loro destino debba essere quello di Foley. L’impegno della Farnesina per una soluzione positiva della vicenda è massimo. Le famiglie delle due ragazze di cui non si hanno più notizie da luglio sono in stretto contatto con l’Unità di Crisi e, dunque, costantemente aggiornate.

Con fonti ANSA e AGI

Foto Us Navy, Stato Islamico, Internet

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