Scontri al confine tra Pakistan e Afghanistan -AGGIORNATO
Islamabad/Kabul (AsiaNews) – Il Pakistan ha chiesto all’Afghanistan un rinnovato impegno diplomatico dopo i violenti scontri esplosi tra i due Paesi tra sabato e domenica, che hanno provocato la morte di decine di soldati su entrambi i fronti.
Scontri continuasti anche ieri. In Afghanistan oltre 12 civili sono stati uccisi e altri 100 feriti in una serie di scontri fra forze afghane e pakistane divampate nelle prime ore di oggi. È quanto riferisce un portavoce talebano, segnando un’ulteriore escalation della tensione fra i due Paesi vicini che avevano già fatto registrare violenze ai confini nei giorni scorsi, cui era seguita una fragile tregua che sembra già svanita.
Le violenze erano scoppiate in seguito a un bombardamento su Kabul e Paktia da parte di Islamabad, con l’obiettivo di eliminare la leadership dei talebani pakistani (Tehrik-i Taliban Pakistan, TTP) e in particolare il capo del gruppo, Noor Wali Mehsud. La sua morte non è ancora stata confermata.
Gli scontri, iniziati nella notte tra sabato e domenica, hanno interessato diverse aree di confine, tra cui le province afghane di Paktika e Helmand e i distretti di Kunar e Kurram sul lato pakistano. Secondo Islamabad, le proprie postazioni di frontiera sarebbero state attaccate dai talebani, che avrebbero condotto raid e aperto il fuoco contro più avamposti.
In una dichiarazione diffusa ieri, il ministero degli Esteri del Pakistan ha ribadito la necessità di mantenere il dialogo con il governo talebano, nonostante l’escalation militare: “Il Pakistan attribuisce grande importanza al dialogo, alla diplomazia e alle relazioni reciprocamente vantaggiose con l’Afghanistan. La lotta al terrorismo è un obiettivo comune”, ha dichiarato. “Islamabad continua a monitorare attentamente la situazione e adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare il suo territorio e la vita dei suoi cittadini”, ha aggiunto il ministero.
L’esercito pakistano ha riferito di 23 morti e 29 feriti tra i suoi militari, e di aver “neutralizzato oltre 200 talebani e terroristi”. Inoltre, ha affermato di aver temporaneamente catturato 21 postazioni di frontiera controllate dai talebani prima di ritirarsi.
Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha invece dichiarato che i combattenti afghani hanno lanciato un’“operazione di rappresaglia” dopo i bombardamenti pakistani, sostenendo di aver catturato diverse postazioni e di aver ucciso 58 soldati pakistani a fronte di 9 perdite tra i propri soldati. “Abbiamo agito sulla base di informazioni precise in risposta all’aggressione”, ha detto Mujahid, accusando l’esercito pakistano di aver alimentato il conflitto tra i due Paesi.
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I bombardamenti su Kabul dei giorni scorsi sono avvenuti mentre una delegazione guidata dal ministro degli Esteri talebano, Amir Khan Muttaqi si trovava in visita in India, esacerbando ulteriormente le tensioni. I funzionari pakistani spesso si riferiscono ai TTP come un gruppo terroristico sostenuto dall’India.
Fonti afghane riferiscono che le ostilità si sarebbero attenuate grazie alla mediazione di Qatar e Arabia Saudita, mentre l’Iran ha lanciato un appello alla moderazione e al “rispetto reciproco della sovranità”. Nei giorni scorsi, Riyadh e Islamabad (che possiede armi nucleari) avevano anche firmato un accordo di mutua difesa.
Sul volo da Washington a Tel Aviv, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha commentato: “Ho sentito notizie di scontri tra Pakistan e Afghanistan. Aspetterò di tornare per parlarne, ma mi sto preparando a intervenire: sono bravo a risolvere le guerre e a fare la pace.”
Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco, i principali valichi di frontiera (Torkham e Chaman) restano chiusi al commercio e al traffico civile, lasciando centinaia di camion carichi di merci bloccati su entrambi i lati.
Si tratta di una delle più gravi escalation militari tra i talebani e il Pakistan dal ritorno al potere dei talebani in Afghanistan nell’agosto 2021, in un contesto di rapporti sempre più deteriorati per l’accusa – ripetutamente respinta da Kabul – secondo cui il regime talebano offrirebbe protezione, addestramento e finanziamenti ai TTP. Il gruppo combatte da anni contro lo Stato pakistano con l’obiettivo di creare un proprio Emirato islamico sul modello di quello instaurato in Afghanistan, ma negli ultimi quattro anni i loro attacchi sono diventati sempre più violenti e sofisticati.
Nel tentativo di stabilizzare la situazione, un gruppo di 80 capi villaggio e leader tribali (jirga) si è recato nella valle di Tirah, chiedendo ai TTP di ritirarsi pacificamente dall’area di confine. Secondo quanto riferito dal portale Khorasan Diary, i mediatori avranno 7-10 giorni di tempo per ottenere un accordo. Durante questo periodo, un cessate il fuoco tra le forze pakistane e i talebani resterà in vigore fino a questa sera, ma gli eserciti dei due Paesi continuano a essere in massima allerta.

A livello interno, in Pakistan, la situazione è ulteriormente complicata dal fatto che il primo ministro, Shahbaz Sharif, è volato in Egitto per i colloqui riguardanti l’accordo per la Striscia di Gaza. Nei giorni scorsi rappresentanti del partito islamista Tehrik-i-Labbaik Pakistan (TLP), messo al bando nel 2021, hanno protestato contro l’accordo di pace di Trump. I disordini sono comiciati venerdì, quando il gruppo ha tentato di raggiungere la capitale, Islamabad, dalla città di Lahore, nella provincia del Punjab.
Secondo quanto riferito dalle autorità, oggi a Lahore un agente di polizia e tre manifestanti sono rimasti uccisi, ma per i membri del TLP il bilnacio delle vittime è molto più alto. Il leader del gruppo, Saad Rivzi, e il fratello, Anas, sono stati colpiti durante le manifestazioni nella città di Muridke, dove i dimostranti si sono arrestati nella loro marcia verso Islamabad. Le forze dell’ordine hanno chiuso nuovamente strade e autostrade nelle due città (erano state riaperte ieri) nel tentativo di prevenire ulteriori violenze, ma la tensione resta alta in tutto il Paese.
Foto Anadolu e Telegram
Aggiornamento – Kabul e Islamabad annunciano la tregua
Diverse organizzazioni umanitarie attive in Afghanistan hanno denunciato i raid aerei compiuti dal Pakistan contro Kabul, la capitale, e la provincia meridionale di Kandahar, da cui proviene una parte della leadership talebana. “Abbiamo iniziato a ricevere ambulanze cariche di feriti, così abbiamo appreso che ci sono state esplosioni a pochi chilometri dal nostro ospedale”, ha riferito ieri Dejan Panic, responsabile dei programmi dell’ong Emergency, che mantiene due centri chirurgici in Afghanistan, di cui uno a Kabul.
“Al momento sono arrivati 40 feriti, tra di loro anche donne e bambini. Riportano ferite da schegge, traumi da corpo contundente e ustioni. Purtroppo sono arrivate cinque persone già decedute e in uno stato terribile, mentre dieci sono in condizioni critiche. Questi numeri ci ricordano il lungo periodo di guerra che abbiamo vissuto qui, ma il bilancio è ancora provvisorio”.
Questa mattina la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) ha comunicato che “il numero più alto di vittime civili in Afghanistan si è registrato nel distretto di Spin Boldak, nella provincia di Kandahar”, epicentro delle violenze, nelle quali almeno 18 civili sono stati uccisi e 360 sono rimasti feriti.
Quello di ieri è il secondo round di scontri: le prime violenze erano esplose nella notte tra il 9 e il 10 ottobre con una serie di bombardamenti da parte di Islamabad su Kabul e altre province con l’obiettivo di eliminare il leader dei talebani pakistani (Tehrik-i Taliban Paksitan o TTP), Noor Wali Mehsud. La sua morte non è stata confermata. La scorsa settimana l’UNAMA aveva documentato “almeno 16 vittime civili (un morto e 15 feriti)”.
Le relazioni tra i due Paesi sono instabili da quando nell’agosto 2021 i talebani sono tornati al potere dopo il ritiro del contingente NATO a guida statunitense. Da anni Islamabad accusa Kabul di proteggere e sostenere economicamente i talebani pakistani, che puntano a istituire anche in Pakistan un Emirato islamico su modello di quello afghano prendendo di mira principalmente le infrastrutture statali. Anche se l’anno non si è ancora concluso, è probabile che il 2025 segnerà il maggior numero di perdite tra le forze di sicurezza pakistane mai registrate finora. Negli ultimi quattro anni il Pakistan, sotto la guida dell’ex premier Imran Khan, ha tentato (senza successo) di siglare degli accordi di cessate il fuoco con i TTP, su cui i talebani afghani dicono di non avere controllo.
Prima di ricorrere agli attacchi armati, Islamabad aveva anche provato a fare pressione su Kabul espellendo centinaia di migliaia di residenti e profughi afghani, aggravando la situazione umanitaria dell’Afghanistan, dove circa la metà della popolazione, oltre 20 milioni di persone, vive al di sotto della soglia di povertà. Anche i raid nelle province orientali, roccaforte dei TTP, erano già avvenuti in passato. Sono i bombardamenti su Kabul (avvenuti in concomitanza della visita di una delegazione talebana in India, nemica del Pakistan) ad aver aperto una nuova fase nelle relazioni tra i due Paesi. Diversi analisti ritengono che i talebani continueranno a sostenere i TTP, per cui (almeno a breve termine) è probabile che gli scontri non termineranno con questo annuncio di cessate il fuoco.
La questione si sta inoltre allargando coinvolgendo anche l’opposizione afghana, che sui social ha elogiato le azioni militari condotte da Islamabad ieri. Ma già nel corso del fine settimana il ministro degli Esteri del Pakistan – in risposta agli attacchi condotti dall’Afghanistan dopo i primi bombardamenti su Kabul – aveva per la prima volta espresso la speranza “che un giorno il popolo afghano possa essere emancipato e governato da un governo veramente rappresentativo”.
Nel frattempo, nonostante il cessate il fuoco (che ha ricevuto anche l’approvazione della Cina, principale alleata del Pakistan), il governo ha ordinato l’immediata evacuazione e la chiusura di decine di campi profughi con la conseguente espulsione di tutti i rifugiati afghani lì presenti, mentre il governo locale del Punjab ha annunciato la volontà di integrare i rifugiati afghani nel proprio sistema di tassazione in modo da poter individuare coloro che sono presenti in maniera illegale. Islamabad sta esercitando pressioni contro la leadership talebana anche mantenendo chiusi i valichi di frontiera con l’Afghanistan, dove, secondo Kabul, decine di migliaia di camion sono bloccati, un problema soprattutto per la popolazione civile che dal commercio transfrontaliero riesce a ricevere soprattutto medicine e beni di prima necessità.
Al momento non è chiaro se le potenze regionali, come gli Stati del Golfo, possano avere un ruolo di mediazione. Oggi il ministro degli Esteri e vice premier pakistano, Ishaq Dar, ha riferito di aver avuto una conversazione telefonica con l’omologo del Qatar, Mohammed bin Abdulaziz Al-Khulaifi, scambiando visioni sulla situazione regionale.
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