Gli Stati Uniti sequestrano due petroliere della “flotta ombra” russa: reazioni e conseguenze

 

Il sequestro di due petroliere sanzionate legate al trasporto del greggio del Venezuela, in azioni navali consecutive effettuate nelle acque internazionali del Nord Atlantico e del Mar dei Caraibi da parte della Guardia Costiera statunitense può essere interpretato sotto diverse angolazioni.

lI Comando europeo degli Stati Uniti ha annunciato il 7 gennaio il sequestro in Atlantico Settentrionale della nave mercantile russa Marinera (ex Bella 1) per “violazioni delle sanzioni statunitensi. La nave è stata sequestrata in base a un mandato emesso da un tribunale federale statunitense dopo essere stata rintracciata dall’USCGC Munro”, pattugliatore della US Coast Guard. La Bella 1 era soggetta a sanzioni statunitensi dal 2024 per i suoi presunti legami con l’Iran e il gruppo sciita libanese Hezbollah.

Le navi statunitensi inseguivano la petroliera appartenente alla cosiddetta “flotta ombra russa” da diverse settimane dopo che aveva tentato di eludere il blocco statunitense sulle navi petrolifere sanzionate in Venezuela. “Le forze statunitensi hanno abbordato la nave in mare aperto, violando la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982”, ha reso noto il ministero dei Trasporti russo.

“Il 24 dicembre 2025, la nave Marinera ha ricevuto il permesso temporaneo di navigare sotto la bandiera di Stato della Federazione Russa, rilasciato in base alla legislazione russa e alle norme del diritto internazionale. Oggi, intorno alle 15 ora di Mosca, in alto mare, al di fuori delle acque territoriali di qualsiasi Stato, le forze navali statunitensi sono sbarcate sulla nave e la comunicazione con essa è stata interrotta.

In conformità con le norme della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, nelle acque in alto mare vige un regime di libertà di navigazione e nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro navi debitamente registrate nelle giurisdizioni di altri Stati”.

La petroliera, che a quanto pare navigava con la stiva vuota, aveva cambiato diverse bandiere ma aveva ricevuto l’iscrizione temporanea nel registro navale russo il 24 dicembre scorso.

All’operazione nel Nord Atlantico si aggiunge il comunicato del Comando Sud degli Stati Uniti, che sovrintende alle attività militari in America Latina e nei Caraibi, circa il sequestro del tanker Sophia, “una petroliera della flotta ombra, senza bandiera e sanzionata, che operava in acque internazionali e conduceva attività illecite nel Mar dei Caraibi”.

Secondo KPLER, la società di trade intelligence, la nave trasportava petrolio venezuelano ed era stata identificata mentre effettuava quattro viaggi dal Paese dell’America Latina nel 2025.

La segretaria per la Sicurezza interna Kristi Noem ha precisato che entrambe le navi erano “o attraccate in Venezuela o in rotta verso la nazione sudamericana”. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che le petroliere sono state sequestrate nell’ambito degli sforzi di “stabilizzazione” per il Venezuela affinché le autorità provvisorie del Venezuela “capiscano che l’unico modo per trasportare petrolio, generare entrate ed evitare il collasso economico è cooperare e collaborare con gli Stati Uniti“.

Dopo la notizia dei due sequestri, la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA ha annunciato di essere in trattative con gli Stati Uniti “per la vendita di volumi di petrolio nel quadro delle relazioni commerciali esistenti tra i due Paesi”.

Una conferma delle dichiarazioni del segretario di Stato americano Marco Rubio, che aveva annunciato che Washington stava “per concludere un accordo” per acquisire petrolio venezuelano che “venderemo sul mercato, a prezzi di mercato, non con gli sconti che il Venezuela stava ottenendo. Quel denaro sarà poi gestito in modo tale da poterne controllare la distribuzione, a beneficio del popolo venezuelano, non della corruzione, non del regime”.

Donald Trump aveva affermato che il Venezuela consegnerà agli Stati Uniti di una quantità di “tra 30 e 50 milioni di barili di greggio venezuelano”.

Il Segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha dichiarato che Washington cercherà di controllare le vendite di petrolio venezuelano “a tempo indeterminato“. Il segretario alla Giustizia degli Stati Uniti, Pam Bondi ha precisato che i membri dell’equipaggio del Marinera “sono sotto inchiesta e saranno avviate accuse penali contro tutti i responsabili. Il Dipartimento di Giustizia sta monitorando diverse altre navi per azioni di contrasto simili: chiunque si trovi a bordo di qualsiasi nave che non obbedisca alle istruzioni della Guardia Costiera o di altri funzionari federali sarà indagato e perseguito fin dove lo consente la legge”.

L’equipaggio della petroliera Marinera, è composto da 28 persone: 20 cittadini ucraini, 6 georgiani (incluso il capitano) e 2 russi. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Ria Novosti”, precisando che l’imbarcazione era stata inizialmente noleggiata da un commerciante privato sotto bandiera della Guyana, poi avrebbe ottenuto temporaneamente la bandiera russa dall’autorità portuale di Sochi dopo aver cambiato nome e rotta verso l’Atlantico.

E possibile che i due russi a bordo avessero compiti di protezione e guardie armate: potrebbe trattarsi quindi di contractors di società russe che vengono spesso impiegati per la protezione delle petroliere della “flotta ombrasoggette a numerosi tentativi di blocco da parte delle nazioni aderenti alla NATO anche nel Mar Baltico e ad attacchi probabilmente ucraini nel Mar Nero e nel Mare Egeo.

“Considerate le informazioni in arrivo sulla presenza di cittadini russi tra l’equipaggio, chiediamo alla parte americana di garantire loro un trattamento umano e dignitoso, di rispettare rigorosamente i loro diritti e interessi e di non impedire il loro rapido ritorno in patria” si legge in una nota del ministero degli Esteri russo.

Nella stessa nota, Mosca invita Washington “a tornare a rispettare le norme e i principi fondamentali della navigazione marittima internazionale e a cessare immediatamente le sue azioni illegali contro la Marinera, nonché contro altre imbarcazioni che svolgono attività legittime in alto mare”.

All’operazione che ha portato al sequestro del Marinera nel corridoio tra Regno Unito, Islanda e Groenlandia, dopo un abbordaggio effettuato con un elicottero da un boarding team della Guardia Costiera statunitense, hanno partecipato anche assetti militari della Royal Air Force e Royal Navy britannici.

Il ministero della Difesa di Londra ha precisato che l’assistenza è avvenuta su richiesta statunitense ed è stata “pianificata in anticipo”, includendo l’uso di basi e attività di sorveglianza aerea. La nave rifornitrice RFA Tideforce ha sostenuto le forze Usa nell’inseguimento e nell’interdizione del tanker.

Il segretario alla Difesa britannico, John Healey, ha parlato di un’operazione “eseguita senza intoppi“, definendo la Marinera parte di un “asse russo-iraniano” che “alimenta terrorismo, conflitti e sofferenza dal Medio Oriente Dall’Ucraina“. Londra ha inoltre evidenziato la centralità del rapporto con la difesa degli Stati Uniti, definito “il più profondo al mondo”.

 

Valutazioni

Sul piano della geopolitica dell’energia l’iniziativa statunitense indica la volontà di Washington di allargare il controllo diretto su risorse petrolifere di altre nazioni, almeno nelle Americhe soggette alla nuova “Dottrina Monroe” varata da Trump. In quest’ambito l’eliminazione dei traffici di petrolio che gli USA ritengono illeciti diventa una priorità anche di carattere simbolico teso ad affermare con determinazione la sovranità di Washington sull’intero continente americano.

L’operazione contro le petroliere va quindi probabilmente interpretata come l’ulteriore affermazione dell’egemonia statunitense nell’Emisfero Occidentale, dove il nuovo documento strategico di sicurezza nazionale (National Security Strategy) di Washington prevede l’espulsione dell’influenza degli attori extra-continentali, quali Cina e Russia.

Il ministero degli Esteri russo ha denunciato che la Guardia Costiera statunitense ha bloccato la Marinera a 4.000 km dalle coste statunitensi e ha esortato i Paesi occidentali a rispettare la libertà di navigazione. Tema peraltro tanto caro agli occidentali quando a violarla sono le forze navali cinesi nello Stretto di Formosa o negli arcipelaghi contesi del Mar Cinese Meridionale.

A Mosca non sono mancate le dichiarazioni di fuoco contro l’azione condotta dalla Guardia Costiera statunitense anche perché, come riporta il Wall Street Journal, la Marina Russa aveva inviato un sottomarino e altre unità navali a scortare la petroliera mentre l’agenzia Reuters ha riferito che l’abbordaggio americano è avvenuto mentre navi russe si trovavano nelle vicinanze del Marinara.

Il primo vicepresidente della Commissione Difesa della Duma (il Parlamento russo) Alexei Zhuravlev, ha definito il sequestro della petroliera russa da parte dei militari americani come “un attentato al territorio russo” e ha chiesto che gli Stati Uniti vengano fermati con una forte ritorsione.

Attaccare con i siluri, affondare un paio di navi della guardia costiera americana – che stanno sorvegliano le proprie coste a diverse migliaia di chilometri di distanza, Credo che gli Stati Uniti, che si trovano in una sorta di euforia di impunità dopo l’operazione speciale in Venezuela, possano essere fermati ora solo con un colpo del genere.”

Diversi ambienti nazionalisti russi esortano il Cremlino a rispondere con durezza alla provocazione degli Stati Uniti e sui blog non mancano le critiche in tal senso a Vladimir Putin ma è difficile che Mosca replichi in modo manifesto e ora.

Al di là delle ipotesi di chi sostiene vi sia un’intesa tra USA, Cina e Russia per avere ognuna mano libera nel proprio “giardino di casa”, l’iniziativa statunitense contro il Venezuela e le minacce ad altre nazioni sudamericane (Messico, Cuba, Colombia) ha coinciso con la mancata concessione di tangibili garanzie di sicurezza all’Ucraina, come chiedeva il recente vertice dei “Volenterosi” europei, rimasti soli nell’offrire truppe e supporto militare a Kiev dopo l’ipotetica firma di un accordo di pace al momento del tutto improbabile.

Un successo per Putin, che il 27 dicembre ha dichiarato che potrebbe valutare ormi inutile un negoziato per ottenere territori ucraini che i suoi militari stanno comunque conquistando. Anche per questo il Cremlino potrebbe non avere alcun interesse ad alimentare un confronto militare con Washington che del resto è stata ben attenta a definire “russe” le due petroliere sequestrate.

Inoltre, considerato che il governo del Venezuela è ancora nelle mani degli uomini di Nicolas Maduro, Russia e Cna potranno avere l’opportunità di sostenerlo direttamente o indirettamente, ostacolando le mire egemoniche di Trump sull’emisfero ovest.

L’iniziativa di Trump contro Caracas è stata del resto duramente criticata anche dal Congresso, dove i democratici compatti e alcuni repubblicani hanno votato una risoluzione per limitare i poteri del presidente nel paese sudamericano, risoluzione su cui Trump minaccia di porre il veto criticando apertamente i repubblicani che l’hanno votata.

Putin può inoltre gioire nel vedere americani ed europei sempre più ai ferri corti, in seguito non solo al blitz di Caracas ma soprattutto alla pretesa di Trump di strappare la Groenlandia alla Danimarca.

Foto: US Coast Guard, Ministero Difesa Britannico,  Moran Security Group e RIA Novosti

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario.

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