Il Bangladesh produrrà droni cinesi

Continua il rafforzamento dell’’Aeronautica del Bangladesh (BAF) che dopo aver selezionato il velivolo da combattimento Eurofighter Typhoon (trattative sono in corso con Leonardo) per rinnovare la sua linea di cacciabombardieri composta ora da 8 Mig 29 russi e una quarantina di F-7 cinesi, ha firmato il 27 gennaio un accordo con China Electronics Technology Group Corporation International (CETC) per la costruzione di un impianto di produzione e assemblaggio di droni in Bangladesh, insieme al trasferimento di tecnologia, ha dichiarato martedì sera l’agenzia di stampa ISPR.
Il Maresciallo Capo dell’Aeronautica Hasan Mahmood Khan ha partecipato alla cerimonia della firma insieme a funzionari della CETC e altri funzionari della difesa presso il quartier generale della BAF nella capitale Dhaka.
In base all’accordo, BAF e CETC International realizzeranno congiuntamente un impianto di produzione e assemblaggio di droni all’avanguardia in Bangladesh. L’Aeronautica ha affermato che i droni svolgeranno un ruolo significativo nell’assistenza umanitaria e nella gestione delle catastrofi, oltre che nelle attività militari.
“Questo patto di difesa sarà ampliato per raggiungere la completa autosufficienza nella produzione nazionale di droni, il che contribuirà a soddisfare le esigenze nazionali e internazionali. Allo stesso tempo, contribuirà in modo significativo al progresso tecnologico nazionale attraverso la formazione specializzata, lo scambio di conoscenze e la creazione di una forza lavoro aerospaziale qualificata”, si legge nella dichiarazione.
Questo accordo include anche il rafforzamento delle capacità, lo sviluppo di competenze industriali e la cooperazione tecnica congiunta, che “contribuiranno a raggiungere l’autosufficienza nella produzione di UAV a lungo termine”.
In base all’intesa, che verrà attuata per fasi, la BAF acquisirà la capacità di produrre e assemblare diverse categorie di droni, inclusi i MALE (Medium Altitude Low Endurance), droni militari o dual-use progettati per operare a media quota per periodi prolungati, e piattaforme VTOL (Vertical Take-off and Landing), droni capaci di decollare e atterrare verticalmente senza bisogno di piste tradizionali. Il costo del progetto è di 608,07 crore di taka, pari a circa 55 milioni di dollari, distribuiti su una spesa di quattro anni.

Dhaka non ha rivelato quali modelli di droni verranno realizzati, ma secondo gli osservatori potrebbe trattarsi anche dell’XY-I, un drone MALE sviluppato da CETC e presentato all’Airshow China del 2022, di fatto una copia basso costo del turco Bayraktar TB2 prodotto da Baykar e già in servizio con l’Esercito del Bangladesh in 6 esemplari, come evidenzia un articolo di Clashreport.
Il governo del Bangladesh, guidato dal presidente ad interim Muhammad Yunus, che mantiene anche la delega alla difesa, ha insistito sull’utilizzo civile che avranno i droni: secondo la comunicazione ufficiale, serviranno per l’assistenza umanitaria e la gestione delle emergenze climatiche, oltre che per missioni militari.
L’accordo, tuttavia, non prevede solo l’istituzione di una linea di produzione e di assemblaggio, ma anche lo sviluppo delle infrastrutture che ospiteranno la produzione, ovvero la base militare di Bogra, che si trova nel nord del Paese, in una posizione strategica non lontana dagli Stati nord-orientali dell’India. Da giugno dello scorso anno, a Bogra è già presente un’unità radar dell’aeronautica, installata per rafforzare le capacità difensive e di sorveglianza dell’area, che include il Golfo del Bengala, un ulteriore elemento che preoccupa Delhi.
CETC International è inoltre una società sanzionata dagli Stati Uniti e, secondo alcuni analisti, l’XY-I – in grado di svolgere ruoli di ricognizione, sorveglianza e pattugliamento ma potenzialmente anche ruoli d’attacco e di disturbo elettronico.
Come evidenzia Asia News, i rapporti tra Delhi e Dhaka, che condividono un confine di oltre 4mila chilometri, si sono raffreddati a partire dall’agosto 2024, quando l’ex prima ministra Sheikh Hasina è fuggita in India in seguito a proteste anti-governative guidate da giovani studenti universitari.
Il Bangladesh è tra i principali acquirenti di armi cinesi secondo i dati diffusi dal SIPRI, assorbendo, tra il 2019 e il 2023, circa l’11% delle esportazioni di armi della Cina. L’accordo rappresenta un cambiamento qualitativo nelle relazioni bilaterali, perché, come già avviene con il Pakistan, la produzione dei droni verrebbe delocalizzata all’interno del Bangladesh, aprendo, secondo alcuni analisti, anche alla possibilità di esportazioni verso Paesi terzi.
Inoltre, la BAF era in trattativa a ottobre per un accordo da circa 2,2 miliardi di dollari per l’acquisto di 20 caccia Chengdu J-10C con cui rimpiazzare i vecchi F-7 (coppia cinese del Mig-21), mentre più di recente ha mostrato (come diversi altri Paesi) interesse anche per gli JF-17 Thunder, i caccia multiruolo sviluppati dal Pakistan Aeronautical Complex e dalla cinese Chengdu Aircraft Corporation.
(con fonti Anadolu e Asia News)
Foto: Ministero Difesa del Ban gladesh, X e Clashreport
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