Il bilancio di fine anno della guerra in Ucraina tra battaglie e propaganda

 

(Aggiornato alle ore 14,20)

Anche se Kiev definisce “disinformazione” gli annunci russi sui territori conquistati, intensificatisi negli ultimi giorni, il progressivo calo di interesse di Mosca nei confronti dei negoziati sui territori ucraini da cedere alla Russia sembra essere determinato proprio dall’andamento vittorioso dell’offensiva su tutti i fronti ucraini.

 

La battaglia dei chilometri quadrati

I dati diffusi a fine anno dai russi circa l’entità dei territori conquistati in Ucraina vengono come di consueto contestati e ridimensionati dalle fonti di Kiev e dei suoi alleati occidentali, costretti però a riconoscere che sono i più ampi dall’inizio del conflitto.

Nell’anno appena conclusosi fonti russe hanno affermato di aver conquistato (liberato per Mosca) circa 6mila chilometri quadrati di territorio ucraino (il ministro della Difesa Andrei Belusov il 17 dicembre), 6.300 kmq (il generale Valery Gerasimov il 18 dicembre) con 300 centri abitati di cui 48 nella regione di Donetsk e 89 in quella di Zaporizhia.

I dati diffusi a fine anno dal canale Telegram militare russo AMK Mapping riportano invece il controllo russo su 5.559 km² di territorio ucraino, il progresso più rilevante degli ultimi anni considerato che i russi occuparono nel 2023 (anno della grande, fallita, controffensiva ucraina) una porzione di territorio di appena 588 km² e nel 2024 presero una ben più consistente area di 3.457 km².

Rispetto alle regioni dell’Ucraina coinvolte nel conflitto, attualmente i russi sostengono di controllare completamente la Crimea, il 99,80% dell’oblast di Lugansk, l’80, 92% di quello di Donetsk (le due regioni dal Donbass sono in mani russe complessivamente per il 90.38%), mentre Zaporizhia è controllata dalle truppe russe per tre quarti (75.50%) e Kherson per 71.08%.

Le 4 regioni citate che insieme alla Crimea sono state annesse ufficialmente alla Russia da referendum del settembre 2022 e poi dalla ratifica parlamentare della Duma russa, sono cadute in mani russe per l’81.59%.

In modo più marginale le offensive russe hanno raggiunto anche altri oblast: Kharkiv è in mani russe per il 5.37%, Dnipropetrovsk per l’1.39%, Sumy per l’1.20% della loro estensione e Nikolaev (è in mani russe la Penisola di Kinburn alla foce del Dnepr) per lo 0.54%, come mostrano le mappe del canale russo AMK Mapping.

Nel complesso i russi controllano circa il 19.5% del territorio nazionale ucraino, inclusa la Crimea: quindi nel conflitto hanno quasi triplicato il 7% che controllavano prima dell’invasione del 2022, quando i territori ucraini in mani russe erano limitati alla Crimea e ad alcune porzioni delle regioni di Lugansk e Donetsk, controllate quest’ultime dalle milizie separatiste del Donbass.

Secondo il canale Telegram ucraino DeepState, (considerato dai russi vicino all’intelligence militare di Kiev) nel corso del 2025 la Federazione Russa ha esteso il controllo su ulteriori 4.336 chilometri quadrati di territorio ucraino: di fatto quindi la fonte di Kiev riconosce di aver perduto 1.223 chilometri quadrati in meno di quelli dichiarati da Mosca.

Deep State ammette che i russi hanno conquistato nel 2025 lo 0,72 per cento dell’intero territorio nazionale. Nel complesso, dal primo gennaio 2023 al primo gennaio 2026, l’aumento dell’area occupata è stato pari a 7.463 chilometri quadrati, equivalenti all’1,28 per cento del territorio ucraino. DeepState definisce il 2025 “un anno davvero difficile per le Forze di difesa”. Nel dettaglio regione per regione, l’analisi rileva un incremento della porzione occupata in diverse aree.

Dnipropetrovsk sarebbe in mani russe solo per lo 0,6 per cento (+0,6 rispetto all’anno precedente); Sumy all’1 per cento (+1); Kharkiv al 4,7 per cento (+1,3); Zaporizhia al 74,8 per cento (+2,1); Donetsk al 78,1 per cento (+10,6) e Luhansk risulta occupata al 99,6 per cento (+0,6).

La stessa fonte ucraina riconosce che la regione di Kherson è in mani russe per al 72 per cento, senza variazioni rispetto al 2024 e del resto qui i belligeranti sono divisi dal corso del fiume Dnepr.

Rispetto al 2022, DeepState rileva un ampliamento significativo dell’occupazione russa (ma meno consistente di quello annunciato da Mosca) in quasi tutte le aree coinvolte: a Kharkiv dal 1,9 al 4,7 per cento; a Donetsk dal 56,7 al 78,1 per cento; a Zaporizhia dal 72,8 al 74,8 per cento; a Luhansk dal 97,9 al 99,6 per cento.

Il totale delle aree occupate, secondo Deep State, ammonta a 116.165 chilometri quadrati, pari al 19,25 per cento del territorio ucraino che quindi è per circa un quinto in mani russe inclusa la Crimea.

Dati al riguardo giungono anche da una ulteriore fonte, che pur non essendo attribuibile direttamente a russi o ucraini può essere definito “indipendente” ma non certo “neutrale”: l’Istituto per lo Studio della Guerra (ISW), think statunitense di area politica neo-con e dichiaratamente anti-russo e fan di della causa ucraina.

Secondo i dati diffusi dall’Institute for the Study of the War (ISW), nel 2025 le forze russe hanno compiuto l’avanzata più significativa in Ucraina, rispetto al 2023 e al 2024, pari a 4.831 chilometri quadrati (quasi 500 kmq in più di quelli ammessi da Deep State, ma oltre 700 in meno di quanti ne riconoscano i russi di AMK) in Ucraina oltre ad aver riconquistato circa 473 chilometri quadrati di territorio russo di cui le forze ucraine avevano preso il controllo nell’oblast di Kursk e che controllavano ancora al 1° gennaio 2025.

Per l’ISW le conquiste russe in Ucraina lo scorso anno ammontano allo 0,8% del territorio nazionale ucraino. Le forze russe avevano conquistato 3.604 chilometri quadrati in Ucraina nel 2024. Il tasso medio giornaliero di avanzamento russo nel 2025 è stato di 13,24 chilometri quadrati al giorno, superiore alla media giornaliera di 9,87 chilometri quadrati al giorno del 2024.

Tuttavia, l’ISW rileva che il tasso di avanzamento russo non è stato costante per tutto il 2025: ha raggiunto il massimo a novembre, con 20,99 chilometri quadrati al giorno, ma questo picco è arrivato dopo uno dei mesi più lenti del 2025 (8,8 chilometri quadrati al giorno a ottobre) e successivamente è rallentato a 15 chilometri quadrati al giorno a dicembre.

L’ISW sostiene che nelle ultime due settimane di dicembre i contrattacchi ucraini abbiano permesso di riconquistare 125 km² nella regione di Kharkiv (nel settore di Kupyansk) e 55 km² in quella di Dnipropetrovsk: aree dove in realtà i russi stanno riguadagnando terreno dopo aver inviato rinforzi.

Meglio ricordare che l’ISW, centro studi che sostiene la necessità di continuare la guerra per indebolire la Russia e di mettere in campo un maggiore impegno occidentale a fianco di Kiev, ha perso credibilità, come ha spiegato un recente articolo di InsideOver.

Al di là della dichiarata posizione neocon, è il continuo contrapporsi alla narrazione russa che rende l’ISW un concreto supporto militante al fianco dell’Ucraina, non certo un osservatore neutrale.

Ricordiamo infatti che alla fine del 2022 l’ISW ha utilizzato le seguenti parole per la sua campagna di raccolta fondi: «Abbiamo bisogno di finanziamenti per aggiungere più membri al team e continuare il nostro lavoro nel 2023 e oltre. L’eroica resistenza dell’Ucraina contro l’invasione non provocata di Vladimir Putin salvaguarda la sicurezza di europei e americani. I notevoli successi dell’Ucraina in questa devastante guerra testimoniano la forza di un popolo libero che lotta per la sua sopravvivenza contro un brutale dittatore. L’invasione di Putin può creare pericolosi precedenti per altri aspiranti aggressori e la difesa dell’Ucraina per altri paesi liberi e indipendenti. L’Ucraina ci ispira a fare tesoro delle nostre libertà e a riconoscere i sacrifici che richiedono».

Tornando ai numeri del 2025, se Mosca afferma di aver conquistato 300 centri abitati nel 2025, l’ISW ridimensiona il dato a 196 rintuzzando nell’ultima decade di dicembre anche la percentuale di controllo di alcune aree urbane delle roccaforti ucraine in Donbass annunciate dai russi. Mosca sosteneva  il 19 dicembre di controllare il 50 per cento di Gulyapole ma per l’ISW solo il 7,3% e il 50% di Kostantynivka, per l’ISW solo il 5%.

Blogger militari russi hanno in più occasioni evidenziato come l’ISW registri solo parzialmente e con ampi ritardi i progressi territoriali russi in Ucraina per farli apparire di minore entità rispetto alla realtà.

Una tendenza riscontrata del resto da alcuni osservatori soprattutto russi anche sulle mappe del canale Telegram ucraino Deep State che spesso tardano a venire aggiornate mostrando minori conquiste russe rispetto alla realtà del momento, specie sui fronti di Dnipropetrovsk e Zaporizhia.

Ovviamente in guerra tutti tendono a mentire ma è curioso che l’ISW faccia regolarmente da contraltare a ogni dichiarazione ufficiale russa, compito che ci si aspetta dalle fonti ucraine, non da un centro studi che si dichiara “indipendente”. Se facesse lo stesso lavoro a favore della Russia sarebbe già da tempo sato tacciato di “putinismo” e probabilmente subirebbe sanzioni dall’Unione Europea.

Anche se in termini strategici la disputa intorno a poco più di mille chilometri quadrati in una nazione estesa originariamente per oltre 603.0000 (il doppio dell’Itala) può apparire insignificante, in realtà in termini propagandistici ogni chilometro ha un suo valore specie se per difenderlo o conquistarlo sono state sacrificate molte vite e soprattutto se sulle dimensioni felle conquiste territoriali russe si costruiscono le narrazioni propagandistiche dei belligeranti .

Su ogni battaglia i russi vengono accusati da Kiev di annunciare vittorie e conquiste prima di averle realmente conseguite mentre gli ucraini tendono a non riconoscere per molte settimane (a volte mesi) di aver perduto città e roccaforti.

Ad esempio, i russi avevano annunciato il 20 novembre la presa di Kupyansk e dintorni, territori che una pesante controffensiva ucraina ha permesso di riconquistare parzialmente a metà dicembre e di cui a Mosca le fonti ufficiali non hanno fornito per molti giorni dettagli, almeno fino a quando i russi hanno cominciato a riguadagnare parte del terreno perduto.

Sul versante opposto del fronte, solo a fine dicembre gli ucraini hanno ammesso (nel silenzio dei media occidentali) la caduta della roccaforte di Seversk, nella regione di Donetsk, con un laconico comunicato in cui veniva riferita una ritirata dalla città necessaria “per salvaguardare la vita dei militari”.

In realtà anche gli osservatori più filo-ucraini come l’ISW avevano da diversi giorni certificato la conquista da parte dei russi della città che apre la strada per Slovyansk, ultimo baluardo ucraino, insieme a Kramatorsk, del Donbass. A oggi le forze russe hanno sfruttato quel successo avanzando alcuni chilometri a ovest di Seversk.

 

Perdite: la guerra dei numeri

Oltre alla “battaglia dei chilometri quadrati”, continua quella intorno alle perdite. L’ISW sottolinea che “i dati dello Stato Maggiore ucraino mostrano che le forze russe hanno subito 416.570 vittime nel corso del 2025, per una media di 78 vittime per chilometro quadrato conquistato in Ucraina e nell’Oblast di Kursk”.

Si tratta però di dati impossibili da verificare che appaiono peraltro ingigantiti a scopo propagandistico da Kiev e dai suoi alleati. Come Analisi Difesa ha più volte sottolineato, risulta difficile credere che i russi, che pure esprimono forze e potenza di fuoco molte volte superiori a quelle ucraine, subiscano perdite così elevate.

Specie ora che, come ammette lo stesso ISW (ma non lo stato maggiore ucraino che spesso riferisce di attacchi in massa russi con relative gigantesche perdite), le tattiche impiegate vedono i russi muovere sul terreno gruppi di pochi miliari per volta per non offrire bersagli paganti a droni e artiglieria.

Oltre agli ucraini anche gli europei e parte della propaganda statunitense continuano a raccontare, senza prove, di spaventose perdite russe, probabilmente con l’obiettivo di sostenere la narrazione che se NATO e Ue continueranno ad aiutare l’Ucraina i russi verranno logorati e dovranno cedere.

La britannica BBC (ora più che mai non certo neutrale) insieme all’ong di opposizione russa Mediaziona (che in Europa viene sempre presentata come “indipendente”, cioè non governativa anche se questo non significa sia neutrale) hanno evidenziato come negli ultimi 10 mesi, le perdite russe siano aumentate al ritmo più elevato dall’inizio dell’invasione su vasta scala nel 2022. I volontari di Mediazona, hanno contato un numero di necrologi su fonti russe cresciuto del 40% rispetto all’anno precedente.

Nel complesso però i nomi dei caduti russi raccolti da BBC/Mediazona dall’inizio della guerra quasi 4 anni or sono è di 160.000, cioè in media circa 40mila all’anno, in ogni caso molti meno dei 416.000 che secondo gli ucraini sarebbero morti isolo nel 2025 e tantissimi in meno dei russi uccisi secondo i bollettini ucraini che parlano ormi di oltre 1,2 milioni dal febbraio 2022.

Nonostante i loro conteggi, BBC e Mediazona ritengono però che il bilancio delle vittime russe reali sia molto più alto, supponendo tra i 243.000 e 352.000 caduti.

Due ulteriori elementi consentono di mettere in dubbio le notizie fornite da Kiev, UE e NATO circa le elevatissime perdite russe. Mentre gli ucraini devono arruolare a forza reclute per nulla motivate in un contesto in cui i disertori sono stati nel 2025 circa 300 mila: 30 mila al mese secondo Mosca con il 90% delle diserzioni che avviene nei centri d’addestramento delle reclute secondo il deputato ucraino Roman Kostenko.

Inoltre almeno 850 mila uomini in età di arruolamento si nascondono per sfuggire ai reclutatori circa 650 mila restano all’estero per non vestire l’uniforme mentre la Russia continua a combattere arruolando tra i 360 mila e i 400 mila volontari a contratto all’anno e ha già pianificato di arruolarne 409.000 nel 2026. Per quanto ben retribuiti, occorre chiedersi in quanti si arruolerebbero se venissero mandati al massacro “in assalti in massa” come sostiene lo stato maggiore ucraino?

Tornando ai numeri, il 19 dicembre si è tenuto l’ultimo scambio di salme di soldati del 2025. All’Ucraina i russi hanno consegnato 1.003 corpi, mentre alla Russia ne sono stati restituiti 26.Il rapporto per l’intero anno è di 37,14 a 1.

Circa i caduti nell’esercito di Kiev, l’ong ucraina Wartears.org stima che dal febbraio 2022 i caduti in battaglia ucraini avessero raggiunto al 25 dicembre 2025 il numero di 835.000.

Il Ministro della difesa russo Belousov, nella conferenza riassuntiva di fine anno ha riferito che il 90% dei feriti russi evacuati dal campo di battaglia viene salvato e il 92% dell’equipaggiamento russo danneggiato è stato riparato. Le perdite ucraine sono stimate in quasi 1,5 milioni tra morti e feriti.

Il ministro ha aggiunto che nel 2025 l’Ucraina ha perso un terzo del proprio potenziale di combattimento residuo e che i droni FPV causano il 50% delle perdite ucraine. Belousov ha precisato che sistemi aerei e terrestri robotizzati hanno consegnato al fronte 12 mila tonnellate di materiali.

Secondo il Capo di Stato Maggiore russo, generale Valery Gerasimov, per fermare l’offensiva russa nel Donbass, da maggio a dicembre le forze ucraine avrebbero trasferito 112 battaglioni prelevandoli sia dalle riserve strategiche che da altri settori del fronte. Inoltre, ben 225mila delle 500mila perdite subite dagli ucraini (morti e feriti) nel 2025 sono state registrate nel Donbass.

Emergono nuovamente alcune notizie circa le perdite subite dai volontari stranieri che combattono per Kiev. A Yunakovka nella regione di Sumy il Raggruppamento di Forze Nord russo ha ucciso diverse decine di colombiani della 47a Brigata Meccanizzata ucraina, di recente trasferita nel settore di Kupyansk.

Secondo blogger militari russi a fine dicembre poco più di 100 combattenti statunitensi identificati sarebbero stati uccisi in Ucraina.

La questione delle perdite, su ambo i lati della barricata resta intricata e ben si presta a forzature e speculazioni propagandistiche poiché nessuna fonte neutrale è in grado di rilevare o elaborare numeri attendibili.

 

Le operazioni a Pokrovsk/Mirnohrad

Dopo aver preso Pokrovsk, i russi hanno completato il 27 dicembre la conquista di Mirnohrad ( o Mirnograd, Dimitrov per i russi), da tempo ormai completamente circondata. Lo afferma Mosca e Kiev lo nega ma anche in questo caso i fatti sono abbastanza chiari osservando le mappe e pur dando per certa la presenza di sacche di resistenza ucraina in entrambi i centri abitati.

Anzi, i russi rivelano di aver intercettato già tre piccoli gruppi di militari ucraini con ampie bandiere nazionali che avevano il compito di infiltrarsi a Mirnohgrad con la missione propagandistica di diffondere immagini che dimostrassero che gli ucraini erano ancora militarmente attivi in città.

Secondo il canale Telegram Rezident UA, lo scorso 11 dicembre Kyrylo Budanov, oggi capo dell’ufficio di presidenza di Zelensky ma all’epoca a capo del servizio segreto militare ucraino (HUR), si sarebbe recato in Qatar per incontrare dei rappresentanti russi e concordare la resa dei soldati ucraini che erano ancora circondati a Mirnohrad.

Non è noto l’esito di tali trattative ed in ogni caso nell’ultima settimana di dicembre la città è stata completamente conquistata dalle forze russe. Concluse, o quasi, le operazioni nei centri abitati di Pokrovsk/Mirnohrad/Rodynske, i russi si preparano a nuove offensive in questo settore dove sarebbero concentrate 150mila militari russi.

Nel rapporto a Putin del 27 dicembre (qui il video) sull’andamento delle operazioni militari, il comandante della 5a brigata fucilieri motorizzati russa ha illustrato le tre fasi della conquista della città iniziata il 6 settembre confermando che sono in atto le operazioni di bonifica delle ultime sacche di resistenza e le attività di sminamento e assistenza al migliaio di civili rimasti in città in attesa dell’arrivo delle forze di Mosca.

Nello stesso settore i russi hanno preso Rodynske (oggetto di contrattacchi ucraini) e continuano ad avanzare verso ovest nel centro abitato di Hryshine, utilizzato dagli ucraini per lanciare contrattacchi verso Pokrovsk e assumendo il controllo di circa la metà della roccaforte di Kostantynivka (sempre nella regione di Donetsk), il cui controllo consentirebbe ai russi di minacciare da sud Druzkhivka e Kramatorsk.

Nel briefing tenuto dal generale Valery Gerasimov, capo di stato maggiore delle forze armate russe, sono stati menzionati i successi conseguiti negli ultimi giorni anche a nord di Pokrovsk ma soprattutto è stato confermato (per la prima volta a quanto ci risulta),che l’obiettivo prioritario perseguito dall’offensiva su Pokrovsk e Mirnohrad, era avanzare successivamente verso nord per tagliare le vie di rifornimento alle roccaforti di Kramatorsk e Slovyansk, non ancora raggiunte dall’offensive a di Mosca nella regione di Donetsk.

Si tratta dell’obiettivo ipotizzato già dall’agosto scorso da Analisi Difesa. Allo stesso tempo il rapporto a Putin reso pubblico da un video diffuso dal ministero della Difesa russo ha confermato anche con le operazioni in corso nelle regioni di Sumy e Kharkiv lungo il confine con la Russia ’mantengono l’obiettivo di creare una fascia di sicurezza a protezione delle regioni russe di Kursk e Belgorod.

Lo stesso obiettivo caratterizza la penetrazione russa nella regione di Dnipropetrovsk, in questo caso a protezione dei confini della regione di Donetsk.

Nella regione di Donetsk i russi continuano combattere nei quartieri meridionali e orientali di Kostntynivka dove la difesa ucraina resta accanita contro la penetrazione russa da sud e da est.

Poco più a nord però, dopo aver preso Seversk, i russi hanno raggiunto Lyman da est e premono su tutto il margine della linea urbana meridionale e orientale.

Blogger militari russi hanno riferito il 5 gennaio  che le truppe di Mosca stanno intensificando gli attacchi contro le linee logistiche ucraine. “La logistica sta morendo“, hanno dichiarato i media ucraini citando il sergente ucraino Stanislav “Osman” Bunyatov, del battaglione Aidar, che descrive un quadro di totale paralisi della logistica ucraina.

Le linee di comunicazione vengono sistematicamente colpite da bombe aeree ad alta precisione e qualsiasi tentativo di ripristinarle viene sventato dal lavoro incessante dei droni d’attacco. “Il numero di droni e gruppi d’attacco russi è incredibilmente elevato”,  lamenta Bunyatov.

L’approvvigionamento di unità e il trasferimento delle riserve sono di fatto bloccati. I veicoli non sono in grado di muoversi e la fanteria è costretta a percorrere lunghe distanze a piedi, sprecando energie e tempo.

Le truppe russe in questo settore si trovano a una dozzina di chilometri da Slovyansk. Riconquistare Lyman ha un valore anche simbolico per i russi che la persero nel settembre 2022 nel corso dell’unica controffensiva ucraina svilupparsi nella regione di Kharkiv.

Fonti  militari della 81ma Brigata aeromobile separata ucraina hanno reso noto il 6 gennaio che i russi stanno accumulando riserve nella foresta di Serebyansk, in preparazione a un’ offensiva contro Platonovka e Zakitne, il cui controllo consentirebbe ai russi di organizzare agevolmente il supporto logistico lungo il fiume Seversky Donets e di aprire la strada a un’offensiva su da sud verso Lyman e da nord verso Sloviansk.

Il portavoce del gruppo delle forze ucraine in quel settore, Viktor Tregubov, ha confermato che nella direzione di Lyman la Russia sta tentando sia l’aggiramento sia l’infiltrazione diretta della città.

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La battaglia per Zaporizhia

Il successo più importante i russi lo hanno conseguito negli ultimi giorni conquistando Gulyapole, perno delle due linee difensive ucraine che proteggono quanto resta nelle mani delle truppe di Kiev della regione di Zaporizhia.

Il centro abitato è stato occupato dalla 57a Brigata fucilieri della 5a Armata che insieme alla 60a Brigata in tre settimane ha condotto l’avvicinamento alla città, il passaggio del fiume Gaypur con la costituzione di una testa di ponte in città e in seguito la conquista della parte meridionale di Gulyapole per poi completare l’assalto agli altri quartieri della città.

La caduta della città (la seconda città nella regione di Zaporizhia), annunciata il 26 dicembre e confermata dai russi il giorno successivo (ma smentita dagli ucraini), potrebbe infatti mettere in crisi l’intera difesa ucraina in quella regione, una delle cinque annesse alla Russia e ormai sotto il controllo di Mosca per l’80 per cento.

I russi sembra abbiano ripreso ad avanzare a  Zaporizhia anche da sud nel settore di Orikhiv. Il 2 gennaio le autorità ucraine hanno confermato indirettamente i progressi russi nella regione emanando l’ordine di evacuazione di oltre 3mila civili (bambini con le loro famiglie) da 44 località che rischiano di venire raggiunte dai russi a Zaporizhzhia e Dnipropetrovsk, nel settore di confine tra le due regioni.

Lo ha reso noto il ministro per la Ricostruzione Oleksiy Kuleba. “Alla luce delle difficili condizioni sul piano della sicurezza, è stata presa la decisione di evacuare forzatamente oltre 3.000 bambini e i loro genitori da 44 insediamenti in prima linea nelle regioni di Zaporizhia e Dnipropetrovsk“, ha scritto Kuleba su Telegram.

L’avanzata russa in direzione della città di Zaporizhia (le ipotesi in proposito nella mappa sotto), capoluogo dell’omonima regione indicato nei giorni scorsi da Vladimir Putin come obiettivo dell’offensiva in quel settore del fronte, richiederà anche un’avanzata parallela più a nord nella regione di Dnepropetrovsk, per proteggere il fianco dell’offensiva.

I russi avanzano infatti anche nella regione di Dnipropetrovsk, sia per ampliare la fascia di sicurezza a difesa dei confini con l’oblast di Donetsk, sia per sostenere l’offensiva confinante regione di Zaporizhia (nella mappa sotto).

Un report della CNN di fine dicembre conferma che la situazione delle truppe ucraine nel sud del Paese sta peggiorando a causa della pressione crescente russa che impone il ritiro da alcune aree.

Un ufficiale ucraino ha dichiarato che le battaglie sono intense e che il nemico sta operando in piccoli gruppi di fanteria, cercando di sfondare le posizioni meno protette. I problemi per gli ucraini sono aggravati dalla carenza di fanteria e dalle difficoltà di rotazione dei reparti, esposti a bombe d’aereo e droni nei movimenti da e per la pima linea.

Gli analisti citati da CNN osservano che le Forze Armate ucraine sono sempre più costrette a fare affidamento sui droni per compensare la carenza di personale. Tuttavia, nelle aree urbane edificate, questo ha un effetto minore perché l’ambiente urbano offre protezioni ai russi che avanzano.

CNN rileva inoltre il fronte meridionale (Zaporizhia) soffre di carenze di truppe e mezzi poiché la priorità è stata accordata ad altri settori del fronte (come Kupyansk), elemento che ha portato a un trasferimento insufficiente e tardivo di riserve.

 

Cosa succede nel settore di Kupyansk?

Nella regione di Kharkiv, resta invece contesa e incerta la situazione a nel settore di Kupyansk, mentre le truppe di Mosca, dopo aver subito un contrattacco ucraino che ha avuto parziale successo prima di metà dicembre, stanno riguadagnando terreno nel centro urbano e nella valle del fiume Oskol.

Meduza, sito d’informazione filo-ucraino, rilevava il 12 dicembre le penetrazioni ucraine nel nord e nel sud di Kupyansk lasciando intendere che la città restava contesa e quindi per lo più da considerarsi nella “zona grigia”, cioè non attribuibile a nessuno dei contendenti.

Restavano quindi molti dubbi sulla rapida riconquista russa di Kupyansk ma anche sul fatto che gli ucraini avessero davvero ripreso il controllo di gran parte dei quartieri urbani episodio sempre negato da Mosca che ha riconosciuto alcuni successi tattici del nemico ma ha definito esagerate le valutazioni di Kiev.

Le difficoltà dei russi in questo settore sembra abbiamo raggiunto il culmine poco prima di Natale. I blogger militari russi del Canale Telegram Rybar riferivano il 22 dicembre che “una parte significativa della testa di ponte sulla riva occidentale del fiume Oskol è andata perduta: le formazioni ucraine si sono incuneate tra Zakhidne e Kalynove.

È confermata la perdita del fragile controllo su Kondrashivka, Radkivka e la periferia di Moskivka. A Kupyansk stessa, la situazione è, per usare un eufemismo, più che critica, anche sulla riva orientale. La difesa russa è sporadica e non è completamente crollata solo grazie al lavoro sfinente degli operatori di droni. Il nemico ha ripreso il controllo sui dintorni dell’impianto di lavorazione del latte, e Kucherivka e Petropavlivka rimangono sotto il controllo stabile delle forze ucraine”.

Secondo Rybar, che critica la faciloneria con cui i comandi russi annunciano conquiste territoriali ancora da consolidare, “le perdite territoriali non sono ingenti: su 11 villaggi ufficialmente liberati, le Forze Armate russe ne controllavano in realtà solo tre.

Tra Sobolivka, Sadove, Kurylivka, Petropavlivka, Kucherivka, così come Kondrashivka, Radkivka e Moskivka, fino a poco tempo fa solo gli ultimi tre avevano un controllo relativamente stabile”.

Le critiche espresse da Rybar ai comandi militari sembrano essere fondate nel settore di Kupyansk dove il 16 dicembre Leonid Sharov, portavoce Raggruppamento di Forze Ovest (Zapad) aveva riferito all’agenzia di stampa TASS che “la città di Kupyansk è sotto il controllo della Sesta Armata” aggiungendo che le forze russe stanno respingendo gli attacchi lanciati dall’esercito ucraino contro gli insediamenti vicino a Kupyansk.

Anche le mappe russe diffuse dai canali Telegram dei blogger militari mostravano il ritorno dei russi in gran parte dell’esteso centro urbano, impegnate a respingere nuovi contrattacchi ucraini che da ovest puntano a penetrare in città.

Il presidente Vladimir Putin ha affermato durante la conferenza stampa di fine anno il 19 dicembre che le truppe russe in questo settore avanzeranno verso ovest “dopo la liberazione di Kupyansk-Uzlovoi”, la cittadina a sud di Kupyansk il cui controllo permetterà di completare l’accerchiamento delle forze ucraine sulla riva sinistra del fiume Oskol.

“La città di Kupyansk è stata posta sotto il nostro controllo già diverse settimane fa. Le nostre truppe controllano la città. Per ora non si stanno muovendo verso ovest perché è stato loro assegnato un compito molto importante: eliminare il gruppo nemico sulla riva sinistra del fiume Oskol e conquistare un altro insediamento, Kupyansk-Uzlovoi, che in realtà è una stazione di smistamento”, ha affermato Putin ripreso dalla TASS, dipingendo una situazione tattica che a quanto pare era ben diversa dalla realtà.

Dopodiché, e questo senza dubbio avverrà, le nostre unità concluderanno questa operazione di combattimento e si muoveranno anch’esse verso ovest“, aveva aggiunto.

In realtà a oggi Kupyansk-Uzlovoi sembra restare in mani ucraine anche se nell’ultima settimana i russi sembrano aver ripreso il controllo di alcune aree e soprattutto hanno ristabilito una continuità territoriale tra le loro forze in città e le linee russe a nord, come riconoscono anche le mappe dell’ISW, ripristinando i collegamenti con il reparto che era rimasto isolato nel centro urbano, composto secondo fonti ucraine da appena 200 militari.

Sembra confermato che i russi abbiano perso posizioni a est e a sud di Kupyansk grazie alle quali sembravano poter accerchiare tutte le brigate ucraine nella valle del fiume Oskol.

Oggi quell’opzione appare sfumata ma il progressivo rafforzamento delle forze russe nel settore dovrebbe indurre gli ucraini a valutare il ritiro verso ovest di quelle brigate prima che tornino a rischiare l’accerchiamento. Kiev non può permettersi oggi di sacrificare preziose unità combattenti per difendere linee che potrebbero rivelarsi in breve tempo precarie.

Blogger militari russi sostengono che l’esercito russo stia riversando riserve in località vicine a Kupyansk, incluso un consistente dispiegamento di droni dell’unità specializzata Rubicon. Le forze russe hanno ripreso l’iniziativa, respingendo un contrattacco delle forze ucraine a Kupyansk.

I blogger valutano che le truppe ucraine, avanzando rapidamente con piccole squadre d’assalto nell’area residenziale sono state rapidamente prese di mira dall’artiglieria e dall’aviazione russa che impiega in gran numero bombe guidate plananti. Gli osservatori russi valutano che gli ucraini abbiano commesso lo stesso errore compiuto dai militari di Mosca, penetrati a Kupyansk senza riuscire a consolidare le loro posizioni.

Una incapacità che avrebbe in parte vanificato il successo conseguito dagli ucraini con la riconquista di importanti porzioni della città contesa, che resta anche ora in buona parte nella “zona grigia”, dove sono cioè presenti forze ucraine e russe ma senza che nessuno sia in grado per ora di assumere il reale controllo del centro urbano conteso.

Al momento le valutazioni rese pubbliche sono molto divergenti come confermano le mappe che pubblichiamo. L’ISW (sopra)  attribuisce ai russi il controllo di parte del centro città con forze alimentate logisticamente da nord mentre il canale russo Rybar (sotto) invece sostiene che gli ucraini abbiano un buon controllo sull’area urbana di Kupyansk e continuino ad attaccare i russi nell’area industriale.

Ieri i russi hanno annunciato una nuova avanzata a sud est della città che avrebbe portato alla riconquista di Podoly: uno sviluppo che, se confermato, riaprirebbe ai russi l’opportunità di prendere Kupyansk-Vuzlovyi e circondare ampie forze ucraine.

La battaglia per la città sembra quindi destinata a continuare ancora a lungo. Pur tra molte difficoltà, i russi in questo settore stanno costringendo Kiev a impegnare un buon numero di riserve che avrebbero potuto forse difendere meglio i centri del Donbass recentemente caduti in mano russa.

Una valutazione emersa anche tra i blogger militari russi che sul Canale Telegram Slavyangrad scrivevano il 6 gennaio che gli ucraini “dopo aver ridistribuito le riserve in direzione di Kupyansk, stanno riscontrando una carenza di personale, il che consente alle truppe russe di superare le loro difese in diversi settori”.

 

Civili da evacuare o filorussi?

Come a Zaporizhia anche nel nord-est dell’Ucraina, dove il confine russo-ucraino incontra quello bielorusso, Kiev punta e a evacuare i civili e sembra temere l’intensificarsi dei bombardamenti che potrebbe preludere a nuovi attacchi terrestri russi attraverso la regione di Chernihiv.

Le autorità ucraine hanno infatti ordinato l’evacuazione di 14 insediamenti in questa regione. “Al consiglio di difesa è stata presa la decisione di evacuare obbligatoriamente 14 villaggi di confine”, ha dichiarato il 30 dicembre il leader regionale Viacheslav Chaus, aggiungendo che “la zona di confine è sottoposta a bombardamenti quotidiani. Nonostante la minaccia reale, 300 persone vivono ancora lì”.

Secondo il canale Telegram Rezident UA, il comandante delle forze armate ucraine, generale Oleksandr Syrsky, avrebbe riferito del rischio che i russi aprano un nuovo fronte a Chernihiv (Chernigov per i russi) impiegando 4 o 5 brigate schierate sul confine nella regione di Bryansk. Syrsky avrebbe lamentato l’assenza di riserve per presidiare il nuovo eventuale fronte.

Le truppe russe hanno invaso negli ultimi giorni di dicembre anche alcune aree lungo il confine tra Russia e Ucraina nelle regioni di Sumy e Kharkiv.

Il 5 dicembre le Forze armate russe hanno annunciato di aver preso il controllo dell’insediamento di Grabovskoje nella regione di Sumy con i reparti del Raggruppamento di Forze Nord.

In tutti i settori dove avanzano i rapporti russi riferiscono di soccorsi portati ai civili che si sono rifiutati di obbedire agli ordini di evacuazione ucraini e hanno preferito sfidare la battaglia per attendere l’arrivo dei russi.

Non deve stupire che in queste regioni (ovvero in tutta la cosiddetta Nova Rossya) buona parte della popolazione non sia ostile alla Russia. Lo ha confermato recentemente anche quanto riferito da Konstantin Mashovets, uno dei più attenti analisti militari ucraini.

“I residenti delle zone di prima linea stanno attivamente aiutando le forze russe a infiltrarsi nelle posizioni dell’esercito ucraino, fornendo riparo, cibo e vestiti”, ha scritto recentemente Mashovets ammettendo che i civili che vivono ancora nelle zone presidiate dalle forze ucraine stanno “cooperando massicciamente con il nemico”. Gruppi di ricognizione e sabotaggio russi, resti di unità d’assalto e singoli soldati sarebbero nascosti dagli abitanti.

“Queste persone li fanno cambiare in abiti civili, li nascondono nei seminterrati, li alimentano, danno loro acqua e persino conducono ricognizioni”, scrive Mashovets.

Secondo lui, il controspionaggio ucraino nel settore di Konstantynivka individua tra i 5 e i 12 soldati russi al giorno che si sono infiltrati nelle zone arretrate ucraine con l’aiuto locale. Aggiunge che una simile cooperazione su larga scala è stata vista in precedenza a Kupyansk e Pokrovsk, sottolineando che un’infiltrazione così profonda e sostenuta sarebbe impossibile senza il supporto di volontari locali che potremmo definire “partigiani”.

Non è la prima volta che emergono le attività filorusse della popolazione dell’Ucraina orientale e meridionale e del resto in alcune regioni, come quella di Odessa, sono attivi gruppi di insorti filo-russi.

Il fatto che oggi la questione venga evidenziata da analisti ucraini conferma che questo conflitto è anche una guerra civile, aspetto che Kiev e la propaganda politica e mediatica filo-ucraina in Europa hanno sempre negato con forza. Del resto il supporto della popolazione o di parte di essa potrebbe assumere un valore strategico per il prosieguo dell’offensiva russa contro le ultime roccaforti ucraine nella regione di Donetsk, tra Kostantynivka e Slovyansk.

 

Conclusioni

I successi russi, dovuti alla crescente superiorità in truppe, mezzi e potenza di fuoco, hanno permesso a Putin di affermare il 27 dicembre che “se le autorità’ di Kiev non vogliono risolvere la questione pacificamente, risolveremo tutti i problemi che ci attendono con l’operazione militare speciale e con mezzi militari”.

Del resto i russi continuano ogni notte a martellare infrastrutture energetiche, aree industriali e basi militari e soprattutto il porto di Odessa con missili balistici, da crociera e droni. Attacchi contro i quali le difese aeree ucraine risultano sempre meno efficaci.

Lo stesso Zelensky ha reso noto che nella settimana di Natale i russi hanno lanciato 1.300 droni d’attacco, 1.200 bombe aeree e 9 missili contro l’Ucraina. Nel 2025 sono state impiegate dalle forze russe 60mila bombe plananti, 2.400 missili balistici e da crociera e circa 100mila droni a lungo raggio del tipo Geran e similari.

Secondo dati Ucraini, negli ultimi 8 mesi del 2025 sono stati effettuati oltre 100 attacchi contro le infrastrutture ferroviarie ucraine, oltre il doppio degli anni 2023 e 2024 messi assieme. La priorità di questi attacchi riguarda le regioni orientali, a ridosso della linea del fronte, col chiaro intento di azzoppare il rifornimento logistico alle forze di Kiev.

Secondo i dati forniti dal generale Gerasimov, l’Ucraina ha ricevuto come aiuto militare estero dall’inizio della guerra nel 2022 oltre mille corazzati, 6.500 blindati da combattimento, 2mila pezzi d’artiglieria, oltre 200 tra aerei ed elicotteri e circa 100mila droni.

Secondo l’agenzia di stampa britannica Reuters la NATSU (Nato Security Assistance and Training for Ukraine) nel 2025 avrebbe inviato circa 220mila tonnellate di aiuti militari all’Ucraina.

 

Ha contribuito a questo articolo Lukas Fontana

Foto:  Forze Armate Ucraine e TASS

Mappe: ISV, Rybar, RVvoenkor, Z-Komitet

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario.

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