Il GCAP triplica i costi iniziali: per l’Italia 18,6 miliardi invece di 6

Il GCAP ancora non vola ma i costi previsti per lo sviluppo sono triplicati in 5 anni registrando un incremento peraltro comune a molti prodotti del settore Difesa in Europa dopo l’inizio della guerra in Ucraina nel 2022.
Rispetto ai costi stimati nel 2021, è aumentato da 6 a 18,6 miliardi di euro l’impegno necessario all’Italia per la progettazione e sviluppo del sistema di combattimento aereo con caccia di 6a generazione (aereo e droni gregari).
Il decreto del Ministero della difesa, in esame alla commissione Difesa della Camera, sul programma pluriennale di ammodernamento e rinnovamento per “lo sviluppo di una architettura complessa e interoperabile basata su un ‘Sistema di Sistemi’ di Combattimento Aereo di 6a generazione”, in cui rientrano il Programma GCAP e droni avanzati, “destinata al prospettico rinnovamento dei velivoli F2000 Eurofighter dell’Aeronautica Militare”.
Il programma, avviato nel 2021, ha un orizzonte ipotizzato fino al 2050, articolato in quattro fasi. I 6 miliardi messi in conto per le prime due fasi sono aumentati a 18,6 – come si legge nel provvedimento – “tenendo conto dell’incremento dei costi di maturazione tecnologica, sperimentazione, sviluppo e design”.
L’impatto, riferiscono fonti vicine al dossier citate ieri dall’ANSA, si inserisce in un contesto di profonda trasformazione, segnato in particolare dalla rapida evoluzione dell’Intelligenza artificiale e dall’aumento dei costi dei minerali critici.

“Le ricadute economiche e industriali – si spiega nella scheda illustrativa che accompagna il decreto – saranno particolarmente rilevanti, con benefici attesi per tutto l’ecosistema della Difesa nazionale”.
Due miliardi sono posti a “parziale copertura” della prima fase, dei restanti 16,6 una “prima parte” è “finanziata per 8,769 miliardi con gli stanziamenti iscritti sul Bilancio del Ministero della Difesa nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente”, scansionati nel decreto in 12 esercizi finanziari dal 2026.
Questa stima è legata al “perfezionamento di tutte le specifiche attività in cooperazione internazionale sottoscritte dalla GCAP Agency” con Regno Unito e Giappone, i Paesi partner nel programma di sviluppo di caccia di 6a generazione, e alle attività complementari nazionali, come “test avionici, adjunct demo, armamento flessibile/avanzato e contromisure, flight test lab., infrastrutture capacitive, collaborative working environment, etc”.
Questi investimenti, viene rimarcato sempre da fonti vicine al dossier, avranno ricadute sul sistema industriale, anche per il know-how riversabile su altri ambiti, anche non militari. Nella scheda illustrativa, fra le ricadute economiche ed occupazionali del programma, che coinvolge anche PMI, università e centri di ricerca, si indicano “la crescita della filiera aerospaziale nazionale; l’avanzamento di competenze nei settori Intelligenza artificiale, simulazione, sensoristica, propulsione, cyber defence; la creazione di occupazione ad alta specializzazione e I ‘indotto tecnologico sul territorio come Lazio, Piemonte, Lombardia, Campania, cui si aggiungono rispetto alle previsioni del 2021, anche aziende ubicate in Umbria e Friuli Venezia Giulia.
L’Osservatorio Milex sulle spese militari evidenzia che i costi del GCAP “fanno impallidire perfino il programma di riarmo più costoso della storia militare italiana, l’F-35 con il suo costo di 18,3 miliardi per sviluppo e acquisizione di 90 aerei”.
Alle commissioni Difesa e Bilancio di Camera e Senato viene chiesto quindi di approvare un impegno finanziario aggiuntivo per il GCAP – che non potrà accedere ai fondi europei SAFE – di 8,769 miliardi di euro per i prossimi dodici anni, dei quali quasi 600 milioni nel triennio 2026-2028.
L’Osservatorio precisa che “con questo nuovo Decreto, sale a 33,7 miliardi l’ammontare complessivo degli impegni finanziari pluriennali per programmi di riarmo che la Difesa ha richiesto al Parlamento dall’inizio della XIX Legislatura”.
Critica la posizione delle opposizioni al governo. I parlamentari di M5S delle commissioni Difesa di Camera e Senato hanno chiesto chiarimenti.

“Mentre la Meloni in visita a Tokyo fa diplomazia industrial-militare discutendo gli sviluppi del programma congiunto italo-anglo-giapponese per il caccia di sesta generazione Gcap/Tempest, in Commissione Difesa riceviamo da Crosetto la richiesta di autorizzare altri 8,7 miliardi di spesa per questo programma poiché i costi sono triplicati rispetto alla previsione che era stata approvata dal Parlamento solo quattro anni fa: da 6 a oltre 18 miliardi.
Una spesa che, come evidenzia l’osservatorio Milex, coprendo solo la fase di ricerca, progettazione e sviluppo del velivolo, non il costo di acquisto dei futuri aerei ad oggi incalcolabile, fa di questo programma il più costoso della storia militare italiana, surclassando anche l’F-35 con i suoi 18 miliardi per 90 aerei. Una spesa che non potrà nemmeno essere finanziata con i prestiti europei del SAFE.
Non mettiamo in dubbio il valore di questo programma, ma non è accettabile che le nostre commissioni vengano usate come un bancomat che eroga miliardi come noccioline, senza nemmeno fornire un’approfondita e dettagliata spiegazione di questo enorme aumento della spesa prevista. Sono soldi dei cittadini ed è nostro compito garantire che non vengano buttati via in questa folle corsa al riarmo”.
Il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, aggiunge: “Sono fondi da mezza legge di bilancio che avviene senza un dibattito pubblico nel chiuso delle commissioni parlamentari, senza alcun passaggio dall’aula“. AVS chiede “uno stop a questi programmi approvati nel buio delle commissioni e che, per impatto economico, sono destinati a gravare su più generazioni. Tra l’altro non potranno essere neanche finanziati tramite i fondi europei del Safe, essendo un programma non europeo e i costi genereranno nuovo debito pubblico gravando sul bilancio ordinario dello Stato”.

Il velivolo italo-nippo-britannico GCAP/Tempest è stato uno dei punti dell’incontro tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e la premier giapponese Sanae Takaichi.
“Dall’inizio di questo governo lavoro per intensificare le relazioni col Giappone perché è per noi una nazione che, nonostante la distanza geografica, è molto affine sia sui valori di riferimento sia anche sulle sfide che affronta. È una nazione con la quale la cooperazione avviene su materie che sono molto strategiche, è una cooperazione di alto valore aggiunto, come dimostra per esempio il progetto del GCAP.
Parliamo di tecnologia, innovazione, difesa, ma non solo. Ieri abbiamo parlato di come rafforzare la nostra cooperazione per esempio su alcuni domini che sono la geopolitica del futuro, penso allo spazio, penso all’esplorazione dei fondali marini“, ha detto ieri Giorgia Meloni incontrando la stampa presso l’ambasciata d’Italia a Tokyo. “In un contesto nel quale le certezze diminuiscono, avere alleati e rafforzare la cooperazione con quelle nazioni che sono affini e solide può fare la differenza”, ha aggiunto.
Foto GCAP e Governo Italiano
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