Le reazioni nelle due Coree al blitz americano a Caracas

 

Il 4 gennaio scorso, il presidente sudcoreano, Lee Jae Myung, si è recato in visita di Stato in Cina, accompagnato da oltre 200 imprenditori: si è trattato della sua prima visita da quando ha assunto la carica di presidente.

Ma si è trattato del secondo incontro tra Lee e Xi in soli due mesi, segno del forte interesse di Pechino a rafforzare la collaborazione economica e il turismo con Seul, anche alla luce del deterioramento delle relazioni dell’altra grande economia del Nord-Est asiatico, il Giappone, hanno raggiunto il punto più basso degli ultimi anni a causa delle tensioni sulla politica nei confronti di Taiwan.

Secondo quanto riportato dalle emittenti televisive sudcoreane e cinesi, durante il vertice i due Paesi hanno firmato 15 accordi, tra cui intese sulla cooperazione in materia di tecnologia, proprietà intellettuale e trasporti.

Oltre alla volontà da parte del presidente sudcoreano di rafforzare i legami con la Cina emergerebbe anche il desiderio di Seul che Pechino svolga un ruolo di facilitatore nel dialogo con la Corea del Nord. Proprio la Corea del Nord, il 3 gennaio scorso, poche ore dopo l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela, ha effettuato il lancio di due missili balistici, aggravando le tensioni globali dopo la cattura del presidente Nicolas Maduro.

I missili, lanciati intorno alle 7:50 hanno percorso circa 900 km. L’ultimo test di un missile balistico da parte di Pyongyang risale al 7 novembre. Sempre il 3 gennaio, secondo quanto riportato dai media statali nordcoreani, Kim Jong Un, durante una visita a una fabbrica di munizioni, ha chiesto di raddoppiare la capacità produttiva di armi tattiche guidate.

Nelle ultime settimane, Kim ha effettuato una serie di visite a fabbriche di armi e ai cantieri che stanno costruendo un sottomarino a propulsione nucleare da 8-700 tonnellate, supervisionando anche test missilistici che ha definito importanti obiettivi politici in vista del Nono Congresso del Partito dei Lavoratori previsto per quest’anno.

L’ufficio presidenziale di Seul ha dichiarato di aver tenuto una riunione di emergenza sulla sicurezza esortando la Corea del Nord a cessare “gli atti provocatori che violano le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite“. Il ministro della Difesa giapponese Shinjiro Koizumi ha affermato che i lanci minacciano la pace e la sicurezza della regione e della comunità internazionale.

Mentre le forze statunitensi per l’Indo-Pacifico hanno dichiarato in una nota che “l’evento non rappresenta una minaccia immediata per il personale o il territorio statunitense, né per i nostri alleati”, aggiungendo che gli Stati Uniti si stanno consultando strettamente con i loro alleati e partner.

Lim Eul-chul, professore presso l’Istituto per gli Studi dell’Estremo Oriente di Seul, ha affermato che il lancio dei missili rappresenta il messaggio di Pyongyang volto a sottolineare come la Corea del Nord sia diversa dal Venezuela in quanto potenza nucleare e militare, pronta a rispondere con una “deterrenza aggressiva”.

Non si sono fatti attendere commenti da parte di alcuni deputati sudcoreani sulla vicenda dell’operazione militare in Venezuela. Il deputato Lee Jun-seok, leader del piccolo partito di opposizione Reform Party, ha osservato che “la logica applicata al presidente Maduro potrebbe essere applicata anche al leader nordcoreano”. Ha inoltre ricordato che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva già incriminato gli hacker nordcoreani nel 2021, definendoli come i “principali rapinatori di banche al mondo”.

Il Korea Times riporta che, secondo alcuni esperti di sicurezza, un’operazione simile contro Kim jong-un sarebbe altamente improbabile. Cheong Seong-chang, vicepresidente del Sejong Institute, ha affermato che l’espansione dell’arsenale nucleare di Pyongyang renderebbe praticamente impossibile un’azione di questo tipo. Sebbene il governo degli Stati Uniti mantenga un cosiddetto “piano di decapitazione” volto ad eliminare o catturare Kim, metterlo in atto è tutta un’altra questione.

Lo scorso ottobre, Pyongyang ha presentato il missile balistico intercontinentale a combustibile solido Hwasong-20, ritenuto in grado di colpire il territorio degli Stati Uniti.

Cheong sostiene che “nell’eventualità di una cattura di Kim jong-un da parte delle forze speciali statunitensi, Pak Jong-chon, vice presidente della Commissione militare centrale del Partito dei lavoratori della Corea, assumerebbe il controllo delle armi nucleari minacciando di lanciare attacchi contro gli Stati Uniti o la Corea del Sud, qualora Kim Jong-un non venisse immediatamente liberato. In uno scenario del genere, gli Stati Uniti non avrebbero altra scelta che restituire il leader nordcoreano”.

Lee Sang-kyu, capo della divisione di ricerca sulla sicurezza nucleare del Korea Institute for Defense Analyses (KIDA), ha stimato che Pyongyang possieda tra 127 e 150 testate nucleari. La valutazione, basata sui tassi di produzione di materiale fissile noti e sulla recente espansione degli impianti, è più del doppio delle cifre comunemente citate da altri istituti globali, che stimano le scorte nordcoreane a circa 50 testate.

A tal proposito, l’agenzia di stampa statale nordcoreana Korean Central News Agency ha riportato le parole di Kim jong-un: “ad essere onesti, la nostra attività è chiaramente volta a portare gradualmente la deterrenza nucleare a un livello altamente sviluppato. La necessità di tale azione è dimostrata dalla recente crisi geopolitica e dai complessi eventi internazionali”.

Foto KCNA

 

Nato a Cassino nel 1961, militare in congedo, laureato in Scienze Organizzative e Gestionali. Si occupa di Country Analysis. Autore del Blog 38esimoparallelo.com, collabora con il Think Tank internazionale “Il Nodo di Gordio”. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su “Il Giornale.it", “Affari Internazionali”, “Geopolitical Review”, “L’Opinione”, “Geopolitica.info”.

Login

Benvenuto! Accedi al tuo account

Ricordami Hai perso la password?

Lost Password

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: