Stop al gas russo: l’azzardo energetico della Ue in crisi con gli USA

 

Il 26 gennaio la Commissione Europea ha stabilito lo stop graduale alle importazioni di gas e GNL dalla Russia con divieto totale dalla fine del 2026 per il gas naturale liquefatto e dall’autunno 2027 per il gas da gasdotto mentre i Paesi europei senza sbocco al mare e con accesso limitato ai mercati globali del gas potranno continuare ad acquistare gas russo fino a gennaio 2028.

Contrarie Ungheria e Slovacchia, astenuta la Bulgaria, nazioni che restano più dipendenti dall’energia russa rispetto ad altri Stati membri e che hanno annunciato ricorso alla Corte di Giustizia europea.

La posizione di Budapest e Bratislava non ha influito sulle decisioni della UE, a differenza che per le sanzioni contro la Russia. Poiché il via libera allo stop del gas russo ha richiesto non l’unanimità ma una maggioranza qualificata.

La Slovacchia e l’Ungheria non avranno il tempo di trovare un’alternativa al gas russo nei 18 mesi che restano prima che entri in vigore il divieto totale dell’Ue sulle forniture di gas. Lo ha detto all’agenzia di stampa Tass Antonina Levashenko, capo del dipartimento di analisi delle migliori pratiche internazionali dell’Istituto Gaidar.

“Le infrastrutture della Slovacchia e dell’Ungheria non consentono loro di passare rapidamente a fornitori alternativi”, ha affermato Levashenko. “Ad esempio, il sistema energetico della Slovacchia è stato storicamente legato alle importazioni di combustibili fossili dalla Russia, garantite da contratti a lungo termine. Indipendentemente dai prestiti e dalle sovvenzioni che questi paesi potrebbero ricevere nei prossimi anni per attuare i loro piani di abbandono dell’energia russa, è improbabile che riescano a riorganizzare efficacemente i loro sistemi energetici in soli 18 mesi aumentando la capacità della rete e passando a fonti di energia rinnovabile, o cambiando rapidamente fornitori, principalmente verso gli Stati Uniti“, ha spiegato.

L’esperta ritiene che l’Ungheria e la Slovacchia potrebbero avere la possibilità di difendere in tribunale i loro contratti di fornitura di gas russo. “La prassi europea ha visto casi in cui la Corte di giustizia della Ue ha annullato alcune disposizioni legislative a seguito di azioni legali intentate da singoli Stati membri. Pertanto, è possibile che la Slovacchia e l’Ungheria possano contestare il regolamento adottato dinanzi alla Corte di giustizia dell’Ue, almeno per quanto riguarda l’integrazione del testo con garanzie finanziarie per annullare i contratti di fornitura a lungo termine conclusi tra i paesi e la Russia”, ha affermato, sottolineando che attualmente i contratti a lungo termine costituiscono la maggioranza. Levashenko ha sottolineato che il divieto della Ue interferisce con i contratti a lungo termine esistenti tra l’Ungheria e la Slovacchia “senza alcun meccanismo di compensazione finanziaria per la risoluzione anticipata di tali contratti”

Lo stop al gas russo entrerà in vigore il giorno dopo la pubblicazione delle nuove norme in Gazzetta Ufficiale.

Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Die Welt, la normativa include inoltre una clausola di salvaguardia: qualora uno Stato membro dovesse affrontare una grave emergenza energetica e dichiarare lo stato di crisi, potrebbe ignorare il divieto e acquistare gas russo come ultima risorsa.

Nonostante una significativa riduzione delle importazioni dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 e il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, il gas russo rappresenta ancora circa il 13% delle importazioni europee.

Negli ultimi anni, l’Europa è stata duramente criticata da Starti Uniti e Ucraina per aver continuato a pagare ingenti somme a Mosca per l’energia, mantenendo al contempo una linea politica dura sulla guerra. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che l’Europa ha speso più denaro per acquistare petrolio e gas russi di quanto ne abbia speso per difendere l’Ucraina.

Secondo i dati, nel 2024 i Paesi europei hanno speso 23 miliardi di dollari per il carburante russo, a fronte di 19,6 miliardi di dollari di aiuti a Kiev. Sebbene la spesa sia diminuita in valore, ciò è avvenuto soprattutto per il calo dei prezzi, mentre i volumi importati sono rimasti quasi invariati

Per garantire il rispetto delle nuove regole, l’UE richiederà agli Stati membri di verificare il Paese di origine del gas prima dell’importazione. Le sanzioni previste per le violazioni sono severe: per le imprese, multe pari ad almeno il 3,5% del fatturato annuo, 40 milioni di euro o il 300% del valore stimato delle transazioni. Per i privati, la sanzione massima non dovrebbe essere inferiore a 2,5 milioni di euro.

Sul fronte politico, le critiche arrivano anche dall’estrema sinistra europea, secondo cui il provvedimento rischia di far passare la Ue dalla dipendenza dal “tiranno Putin” a quella dal “tiranno Trump”, invece di puntare esclusivamente su energie rinnovabili autoctone.

Più concretamente la rinuncia al gas russo determinata da un diktat politico e non da vantaggi economici rischia di aumentare la già evidente vulnerabilità energetica dell’Europa, da quattro anno ormai l’area industrializzata del mondo che paga a prezzo più caro l‘energia.

In termini geopolitici le crescenti tensioni tra Stati Uniti ed Europa avrebbero dovuto consigliare alla Ue una maggiore prudenza nel rinunciare alle forniture russe. Se per scelta politica o valutazioni di mercato dovesse interrompersi o anche solo rallentare il flusso di navi gasiere che trasportano gas liquido (GNL) dagli Stati Uniti l’Europa sarebbe in ginocchio tenuto conto che la dipendenza dal gas russo in quantità certe infinite e a buon mercato è stata rimpiazzata dalla dipendenza dagli Stati Uniti a prezzi quadrupli e forniture incerte.

I Paesi della Ue “hanno rinunciato alla libertà”, ha detto nei giorni scorsi la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova.

Secondo i dati forniti da Gas Infrastructure Europe (GIE) riferiscono che le riserve di gas negli impianti di stoccaggio sotterraneo (UGS) in Europa sono scese al di sotto del 45%, inferiore a 50 miliardi di metri cubi.

In questo cointesto la russa Gazprom ha evidenziato ieri che gli Stati Uniti hanno reindirizzato le forniture di gas destinate alla liquefazione e all’esportazione verso il mercato interno a causa del ciclone artico e l’Europa rischia di perdere forniture di LNG a favore del mercato interno statunitense a causa dell’aumento dei prezzi.

“Le consegne di gas naturale ai terminali di liquefazione negli Stati Uniti sono diminuite drasticamente lo scorso fine settimana, quando il ciclone artico si è abbattuto sul Paese. L’ondata di freddo ha portato al reindirizzamento del gas destinato ai terminali di liquefazione verso il mercato interno statunitense”, ha affermato la società russa del gas citata dalla TASS.

I prezzi del gas negli Stati Uniti presso il terminale Henry Hub sono più che raddoppiati in tale contesto e hanno raggiunto i 245 dollari per 1.000 metri cubi, raggiungendo il massimo da dicembre 2022, ha osservato Gazprom. “In tale contesto di prezzi, il mercato europeo è vicino a perdere quote di GNL a favore del mercato interno statunitense, come è già accaduto con alcuni mercati asiatici”, ha aggiunto la società.

Infine, tornando alle politiche europee contro l’energia russa, Reuters ha riferito che la UE starebbe valutando misure per limitare o vietare l’uso di combustibile nucleare russo, un settore in cui Mosca domina il mercato globale da decenni. Una mossa complessa, dato che la Russia è il principale fornitore mondiale di uranio arricchito, grazie anche al programma “Megatons to Megawatts” avviato dopo la Guerra Fredda.

Foto TASS

 

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