Nella guerra all’Iran i conti non tornano. Gaiani a Liberti Media

“Tutte le guerre sono combattute per denaro”. Questo diceva Socrate. Eppure i conflitti non sono solo un business ma possono anche costare molto caro in termini economici oltre che di vite umane. In questa puntata di “Guerra e Pace 2.0”, insieme al direttore di Analisi Difesa, Gianandrea #Gaiani, proviamo a fare i conti tasca agli attori di questo conflitto.
“I costi di un’operazione militare non sono facilmente calcolabili: una parte (come carburante, costi del personale, ecc.) è già prevista nel bilancio della Difesa, ma poi dobbiamo considerare i costi degli armamenti. Gli americani hanno già lanciato più di 600 missili di crociera #Tomahawk e centinaia di #Patriot che costano milioni di dollari. Quindi dobbiamo considerare questi costi a cui vanno aggiunti quelli per il loro ripristino che può anche essere ancora più salato per la crisi di carburanti e materie prime. E poi c’è l’usura dei mezzi e dei materiali.
Se pensiamo al caso dell’Ucraina, qui il costo medio di un prodotto militare è aumentato da tre a sette volte” rileva il direttore, che aggiunge: “Chi ha pianificato questa guerra, negli Stati Uniti, ha fatto male i conti”.
In effetti, la guerra all’Iran intrapresa da Stati Uniti e Israele costa parecchio ai contribuenti statunitensi. Oltre 11 miliardi di dollari nei primi sei giorni di conflitto. E Più di un miliardo al giorno nelle fasi successive. Non a caso, Donald Trump vuole dal Congresso altri 200 miliardi di dollari per finanziare il conflitto.
Ma sarà sostenibile una guerra con queste cifre? In questo scenario, gli attacchi contro i principali siti energetici del Golfo sono sempre più frequenti e distruttivi. Nel mirino sono finiti diversi siti petroliferi e del gas strategici in tutto il Golfo: Emirati, Qatar, Kuwait. Si registrano danni in impianti di primaria importanza e cresce la preoccupazione per la possibile durata delle interruzioni. Tra l’altro, Emirati e Kuwait hanno risposto ai raid con il lancio di droni e missili.
“Nelle guerre, di solito, le infrastrutture energetiche vengono colpite per paralizzare la produzione industriale di un Paese, come sta succedendo anche tra Russia e Ucraina. Ma nel caso Golfo l’obiettivo è diverso: colpire il giacimento di gas iraniano non ha solo l’obiettivo di mettere al buio parte del Paese ma distruggere una risorsa economica che viene esportata soprattutto in Cina. E la risposta iraniana ha colpito le stesse risorse energetiche dei paesi del golfo che ospitano le basi americane” spiega il direttore di Analisi Difesa.
Dal Medio Oriente all’Ucraina, anche qui i conti non tornano. Perché un documento ufficiale del centro studi del parlamento UE rivela che da febbraio 2022 a dicembre 2025 sono stati concessi a Kiev 193 miliardi di euro. Un terzo del totale, poco meno di 70 miliardi, in termini di aiuto militare complessivo.
“Quello che l’UE non considera è quanto abbiamo dilapidato per comprare energia americana che costava cinque volte quella russa e il conseguente disastro di de-industrializzazione che abbiamo subito” conclude Gaiani. Insomma, dall’Ucraina al Medio Oriente i conti di guerra non tornano.
Intervista a Liberti Media realizzata il 20 marzo
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