Gli USA spostano nel Golfo il THAAD schierato in Corea del Sud: anche Israele a corto di missili

Il recente trasferimento di componenti del sistema antimissile THAAD dalla Corea del Sud al Golfo Persico, anticipato nei giorni scorsi da Analisi Difesa, preoccupa Seul esposta alla minaccia balistica della Corea del Nord.
Il presidente sudcoreano, Lee Jae Myung, ha assicurato alla popolazione che il Paese non ha perso la capacità di difendersi dal vicino. Il ministro della Difesa, Cho Hyun, ha però già avvertito che, dopo i THAAD potrebbe toccare ai Patriot essere spostati dalla penisola alle basi americane in Arabia Saudita e negli Emirati.
“C’é il rischio che la Corea del Nord possa fare calcoli errati sullo spostamento di alcune di queste armi”, ha spiegato al Guardian il professor Choi Gi-Il, esperto di studi militari dell’università di Sangji. Pyongyang, secondo Choi, potrebbe vedere nell’episodio “un pretesto per una provocazione di basso livello per mettere alla prova la postura di difesa degli alleati”.
I sistemi Terminal High Altitude Area Defense, sono composti da sei lanciatori dotati ognuno di otto missili intercettori Talon in grado di colpire una minaccia anche all’esterno dell’atmosfera.
Uno di questi sistemi, che era stato collocato nove anni fa nei pressi del villaggio di Seongju suscitando l’ira di Mosca e Pechino, è stato di recente rimosso per essere dispiegato nella regione mediorientale per contrastare i missili balistici iraniani.
Nella guerra dello scorso giugno, gli Stati Uniti hanno sparato oltre 150 intercettori del sistema THAAD durante la guerra di 12 giorni con l’Iran, ha rilevato il Center for Strategic and International Studies, che si ritiene rappresentasse circa un quarto dell’inventario statunitense all’epoca. Si ritiene inoltre che gli Stati Uniti abbiano utilizzato intercettori Patriot per un valore di circa 2,4 miliardi di dollari nei primi cinque giorni di questa guerra, secondo alcune notizie.
Negli ultimi giorni si è registrato un netto calo nel ritmo degli attacchi missilistici iraniani contro Israele, suscitando interrogativi sul futuro delle operazioni belliche e sulle possibilità di ulteriore escalation.
Secondo la tv Al Jazeera, gli attacchi iraniani hanno subito un evidente rallentamento. Nei giorni precedenti, l’Iran aveva effettuato quotidianamente tra le 5 e le 10 ondate di lanci e questo netto ridimensionamento si presta a diverse valutazioni.

Secondo l’inviato de Al Jazeera a Teheran, alcuni osservatori militari collegano questa frenata ai recenti colpi subiti dall’Iran a opera di Stati Uniti e Israele su installazioni interne al paese, che potrebbero aver danneggiato infrastrutture critiche per il lancio di missili.
Altri analisti, invece, ritengono che il calo rifletta un cambiamento deliberato nella condotta delle operazioni: l’Iran starebbe redistribuendo gli sforzi bellici lungo l’intero ”asse di resistenza”, considerando il fronte che va dall’Iran all’Iraq fino al Libano come un unico teatro di scontro. L’obiettivo sarebbe logorare progressivamente l’avversario israeliano attraverso una pressione distribuita e coordinata tra i vari attori coinvolti.
Al Jazeera cita fonti vicine agli ambienti militari iraniani che parlano di preparativi per fasi successive ”potenzialmente più intense”, con un possibile ampliamento degli obiettivi verso quelli definiti “strategici”, o ” asset più sensibili”.
Nonostante il trasferimento dei missili e lanciatori Washington nega problemi di munizionamento per la difesa anti-missile, come del resto li ha negati il 15 marzo il comando delle Forze di difesa israeliane (IDF), che ha smentito le notizie secondo cui Israele starebbe esaurendo le scorte di missili intercettori utilizzati dai sistemi di difesa aerea nel conflitto in corso con l’Iran.
Fonti militari citate dal quotidiano “The Times of Israel” hanno smentito la carenza “critica” di intercettori. Come è naturale, i militari non hanno rivelato le quantità di munizioni disponibili ma nei giorni scorsi la testata Semafor ha rivelato che Israele aveva informato gli Stati Uniti che aveva le scorte di intercettori dei missilistici balistici a un livello critico.
Le fonti americane di Semafor hanno spiegato che Israele è entrato in guerra già a corto di intercettori, consumati in buona parte durante il conflitto della scorsa estate con l’Iran, come più volte evidenziato da Analisi Difesa.
Dall’inizio della guerra, l’Iran avrebbe lanciato circa 300 missili balistici contro Israele, (500 includendo quelli lanciati contro obiettivi statunitensi nei Paesi del Golfo un numero inferiore rispetto ai circa 500 missili impiegati durante la guerra di dodici giorni combattuta tra i due Paesi nel giugno 2025 anche se in quella guerra l’unico nemico era Israele.
Secondo le IDF il tasso di intercettazione dei missili iraniani rimane elevato e simile a quello registrato durante il conflitto del 2025 ma, ammettono che i sistemi multilivello di difesa aerea non possono garantire una protezione totale.
Foto Lockheed Martin
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