La guerra in Medio Oriente spinge l’Asia a un ritorno al carbone

Il conflitto con l’Iran ha interrotto le forniture di gas attraverso lo Stretto di Hormuz, facendo raddoppiare i prezzi in Asia. Dal Bangladesh al Giappone, i governi stanno riaprendo le centrali a carbone per contenere i costi, rimandando – almeno per il momento – la transizione energetica.
AsiaNews – La difficoltà di ricevere rifornimenti energetici dal Medio Oriente sta spingendo diversi Paesi asiatici a tornare al carbone, rallentando ulteriormente la transizione energetica. Il Qatar, secondo esportatore mondiale di gas naturale liquefatto (GNL), ha sospeso le forniture attraverso lo Stretto di Hormuz, al centro del conflitto che Stati Uniti e Israele hanno lanciato contro l’Iran.
Di conseguenza i prezzi del GNL in Asia sono raddoppiati raggiungendo il livello più alto degli ultimi tre anni, ma secondo gli esperti potrebbero salire ancora perché molti contratti sono legati al prezzo del petrolio con un ritardo di circa tre mesi. E l’impatto delle recenti interruzioni probabilmente si protrarrà a lungo.

Shell, il più grande operatore mondiale nel commercio di GNL, ha stimato che la crescita demografica in Asia contribuirà ad aumentare la domanda di combustibile dell’85% entro il 2050. Lo scorso anno i consumi sono stati di 422 milioni di tonnellate metriche. Già oggi Paesi come Giappone, Singapore, Thailandia, Taiwan, Pakistan e Bangladesh generano un terzo o più della loro elettricità dal gas naturale.
Il Giappone, in particolare, ha sempre svolto il ruolo di intermediario, importando e riesportando GNL verso i Paesi del sud-est asiatico, che dal 2010 hanno cominciato ad aumentare le importazioni in conseguenza al calo delle riserve interne. Secondo i dati dell’Asia Pacific Energy Research Center, think tank con sede a Tokyo, in Thailandia, per esempio, la percentuale di elettricità ricavata dal GNL è passata dal 2% del 2011 a circa il 50% del 2022.
Quando, però, come dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, anche le nazioni europee si rivolgono al mercato mondiale di GNL superando le offerte delle economie più piccole, le nazioni asiatiche sono costrette a riaprire le loro centrali a carbone. In Thailandia era accaduto nel 2022 e si sta ripetendo ora: il governo ha predisposto una serie di sussidi per ammortizzare i prezzi, ma ha anche chiesto alle centrali elettriche a carbone di lavorare a pieno regime. La stessa situazione si sta verificando anche nelle Filippine e in Vietnam, e diversi governi hanno ridotto la settimana lavorativa a quattro giorni nel tentativo di ridurre i consumi.
Mentre l’Indonesia si trova particolarmente in difficoltà con l’avvicinarsi della fine del Ramadan, che si festeggerà nel fine settimana. Per l’Eid al-Fitr circa 100 milioni di persone si mettono in viaggio per visitare le proprie famiglie e i consumi aumentano. Le scorte di gas dovrebbero durare per 12-15 giorni, ma il governo non ha ancora annunciato misure in risposta alla crisi. Già prima dello scoppio della guerra, per mantenere i prezzi bassi, Jakarta spendeva 22,5 miliardi di dollari in sussidi alla popolazione.
Foto: Tasnim
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