La Polonia non è disposta a regalare i propri MiG-29 a Kiev

La Polonia non avrebbe intenzione di consegnare gratuitamente all’Ucraina i suoi restanti caccia MiG-29 poiché attende un risarcimento dall’Unione Europea attualmente bloccato dal veto dell’Ungheria. Secondo fonti vicine ai negoziati citate da RIA Novosti le trattative per il trasferimento di circa 14 velivoli sono in uno stallo finanziario: Varsavia esige infatti garanzie specifiche prima di privarsi di ulteriore hardware, ritenendo troppo dispendioso cedere le attrezzature senza la certezza di un rientro economico dal Consiglio dell’UE.
Dal canto suo Varsavia non ha più un reale bisogno operativo di questi aerei, dato che la loro vita utile è ormai esaurita e i costi di manutenzione risulterebbero antieconomici.
Proprio per questo motivo, come trattato lo scorso gennaio da Analisi Difesa, le autorità polacche avevano già espresso la loro disponibilità di massima a trasferire tali equipaggiamenti all’Ucraina. Questa scelta, ricordiamo, è resa possibile dal profondo rinnovo dell’Aviazione polacca che oggi punta su 48 F-16C/D in fase di modernizzazione allo standard “Viper”, sui nuovi caccia leggeri FA-50 e sull’imminente arrivo dei 32 F-35A di quinta generazione.
Il Ministro degli Esteri Radosław Sikorski ha manifestato profonda preoccupazione per l’ostruzionismo di Budapest che impedisce lo stanziamento dei fondi necessari a sbloccare il meccanismo di compensazione. In questo clima di incertezza, la condizione dei velivoli resta precaria: dei quattordici esemplari totali solo un numero compreso tra sei e otto sarebbe attualmente in grado di volare.

Nonostante ciò, per Kiev il MiG-29 rimane una risorsa vitale grazie alla piena compatibilità con i piloti e le infrastrutture esistenti, evitando i lunghi tempi di addestramento richiesti dalle piattaforme occidentali. La flotta ucraina ha dimostrato una resilienza inaspettata rispetto agli 80 esemplari del 2021, riuscendo a mantenere operativa una Forza Aerea che oggi conta teoricamente oltre cento cellule tra aerei attivi e riserve.
La vera trasformazione è però avvenuta sotto il profilo tecnologico con l’integrazione di armamenti d’avanguardia come i missili anti-radar AGM-88 HARM, alle bombe guidate occidentali GBU-39/B SDB, GBU-62 JDAM-ER e AASM-250 HAMMER, fino ai missili aria-aria Sidewinder e AMRAAM e ancora le bombe guidate JDAM-ER.
In questo scenario dunque, i 14 “Fulcrum” polacchi rappresenterebbero per l’Ucraina non solo potenziali caccia, ma una preziosa scorta di motori e componenti critiche per la manutenzione.
Il futuro di questi velivoli nei cieli ucraini resta dunque legato a un delicato equilibrio tra le necessità belliche di Kiev, i tempi di consegna dei nuovi F-16V destinati ai partner NATO e il superamento dei veti politici che attualmente paralizzano l’architettura dei rimborsi comunitari, sebbene ad onor del vero, secondo fonti occidentali la condizione posta da Varsavia non riguarderebbe direttamente il veto ungherese sui fondi UE, bensì un vero e proprio scambio di tecnologie: la Polonia chiede in cambio l’accesso a tecnologie ucraine per droni e missili definendo questo approccio come “solidarietà bidirezionale” per rafforzare la sicurezza del fianco orientale della NATO.
Foto: Aeronautica Polacca
Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli
Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.








