Sukhoi Su-35S in “modalità beast”: l’esame delle armi imbarcate

  

Un recente filmato rilasciato dal canale statale Zvezda TV lo scorso 17 marzo ha offerto uno spaccato tecnico fondamentale sull’impiego operativo dei caccia multiruolo Sukhoi Su-35S nelle Forze Aerospaziali russe (VKS).

Durante una sortita notturna nel settore meridionale del teatro ucraino, il caccia russo è stato osservato con una configurazione d’armamento estremamente ampia e diversificata a corto-medio e lungo raggio abbinate ad un missile antiradar che suggerisce una strategia che si può definire come di “scorta d’attacco”.

Sebbene in quel contesto il compito dichiarato fosse la protezione degli elicotteri impegnati contro obiettivi terrestri, la scelta dei missili rivela piuttosto l’intento di dominare l’intero spettro dello spazio aereo, combinando la difesa contro minacce aeree alla capacità di colpire emittenti radar nemiche.

Il carico bellico analizzato mostra una stratificazione tattica meticolosa: per il combattimento ravvicinato e gli ingaggi ad alto angolo di puntamento (off-boresight angle), il Su-35S in video monta infatti due missili aria-aria a corto raggio R-73M/74 (AA-11 Archer), essenziali per reagire a minacce improvvise, velivoli ad ala rotante, addestratori subsonici o UAV lenti che potrebbero emergere durante la scorta.

Si tratta di un missile per il combattimento ravvicinato (dogfight) e si distingue per la sua incredibile manovrabilità grazie al sistema di spinta vettoriale (TVC) che gli permette di effettuare virate strettissime subito dopo il lancio. È guidato da un sensore a infrarossi e può essere puntato semplicemente attraverso il mirino montato sul casco del pilota, permettendo di colpire bersagli che non si trovano esattamente davanti al muso dell’aereo.

Il cuore della missione è però affidato a quattro missili a medio raggio della famiglia degli R-77 (AA-12 Adder), ovvero l’R-77-1 e l’R-77M (o R-78).

Il primo rappresenta la spina dorsale dell’armamento aria-aria a medio raggio russo. È un missile “fire and forget” con guida radar attiva, caratterizzato dalle sue uniche alette posteriori a griglia che offrono un eccellente controllo aerodinamico. Rispetto alla versione base, l’R-77-1 ha una forma più affusolata e un motore potenziato che ne estende la gittata fino a circa 110 km, rendendolo il diretto concorrente degli AIM-120 AMRAAM americani.

Il secondo, l’R-77M, la cui designazione R-78 è emersa di recente all’interno della comunicazione specialistica russa e dei reportage legati al Ministero della Difesa, appare come l’evoluzione definitiva del progetto “Izdeliye 180” o K-77M. Questa nuova sigla sembra identificare la versione di serie pronta per l’impiego operativo rispetto ai precedenti prototipi contrassegnati dalla lettera “K” che indicava invece la fase di sviluppo sperimentale.

Il missile rappresenta un salto generazionale cruciale per l’aviazione russa essendo stato progettato specificamente per le stive interne del caccia di quinta generazione Su-57, sebbene sia compatibile anche con i piloni esterni del Su-35S così come mostrato nel video. Dal punto di vista tecnico la differenza più evidente rispetto alle versioni precedenti dell’R-77 riguarda l’abbandono delle iconiche alette a griglia in favore di superfici di controllo piatte e convenzionali che migliorano l’aerodinamica e riducono la traccia radar.

Le prestazioni sono state drasticamente incrementate grazie all’adozione di un radar a scansione elettronica attiva di tipo AESA che garantisce una resistenza superiore alle contromisure elettroniche nemiche e di un dual-pulse motor che estende la gittata utile fino a circa 190 km. Diverse testate di analisi militare e canali d’informazione tecnica russi hanno iniziato a confermarne l’integrazione operativa tra il 2024 e il 2025 ponendo l’R-78 come la risposta diretta ai sistemi occidentali a lungo raggio come l’americano AIM-120D o l’europeo Meteor.

In sintesi la menzione R-78 riflette il passaggio del sistema d’arma dallo stato di progetto a quello di componente attiva dell’arsenale missilistico moderno.

A estendere ulteriormente la portata dell’ingaggio interviene un singolo R-37M (AA-13 Arrow) a lungo raggio posizionato centralmente, progettato originariamente per i MiG-31 ma ora integrato pienamente sul Su-35S, con una gittata dichiarata fino a 200 km (secondo altre fonti 250 o 300 km), uno strumento concepito per tenere a distanza i bersagli di alto valore e costringere le operazioni aeree avversarie a rimanere in posizioni difensive.

La presenza di un solo missile a lungo raggio indica che il Su-35S non era in missione di caccia pura, ma incaricato effettivamente a coprire la formazione con un mix di colpi: uno per i bersagli lontani e molti altri per la difesa intermedia.

L’elemento più significativo della dotazione, infine, è il missile SEAD (Surface Emission Defence and Defense) o anti-radiazione Kh-31PM un missile supersonico antiradar evoluzione della serie Kh-31 noto in ambito NATO come “AS-17 Krypton”, progettato per distruggere i radar dei sistemi terra-aria a lungo e medio raggio. La sua caratteristica distintiva è il sistema di propulsione a statoreattore ovvero un ramjet che gli permette di mantenere velocità superiori a Mach 3 per l’intera traiettoria rendendo estremamente difficile la reazione da parte degli operatori radar nemici.

La variante “PM” in particolare, introduce una testa di ricerca a banda larga capace di operare contro una vasta gamma di frequenze radar moderne senza dover cambiare il sensore prima del decollo e vanta una gittata estesa che supera i 200 km permettendo al Su-35S di colpire i sistemi missilistici avversari da una distanza di sicurezza. La sua presenza, unita ai pod per la guerra elettronica Khibiny-M L265M10R/P (rispettivamente pod destro e sinistro), trasforma il Su-35S da semplice scorta a piattaforma multiruolo capace di azioni SEAD (soppressione delle difese aeree nemiche) selettive.

Questa configurazione asimmetrica indica che, sebbene la copertura aerea rimanga la priorità, il caccia è pronto a rispondere istantaneamente qualora i radar ucraini dovessero illuminare la formazione di volo. Non si tratta di una missione dedicata esclusivamente alla distruzione dei radar, ma di una capacità di autoprotezione attiva che permette al velivolo di operare con relativa sicurezza anche in spazi aerei contesi.

Il quadro che emerge non è quello di una routine di scorta standard, ma di un impiego avanzato del Su-35S come anello di congiunzione tra i classici Su-27 “Flanker” della guerra fredda e i sistemi di nuova generazione già pienamente operativi.

La Russia insomma continua a fare affidamento sulla flessibilità di questa piattaforma per condensare in un’unica missione compiti di difesa aerea, scorta tattica e contrasto elettronico.

In un contesto bellico dove le minacce possono giungere simultaneamente dal cielo e da terra, la capacità del Su-35S di gestire carichi bellici così eterogenei e voluminosi lo conferma ad oggi come uno dei moltiplicatori di forze più efficaci a disposizione di Mosca per mantenere la pressione tattica sul fronte, grazie anche ad una riserva missilistica superiore a quella di quasi ogni altro caccia in teatro.

Foto: Zvezda TV

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.

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