Industria della Difesa e Cooperazione Europea

 

 

Ci sono libri che arrivano nel momento giusto e libri che arrivano con anni di anticipo. Il volume di Francesco Frasca, Industria della Difesa e Cooperazione Europea: Analisi delle Contraddizioni Strutturali (1960–2025), appartiene a entrambe le categorie. È un libro tempestivo, perché esce mentre l’Europa proclama di voler costruire una difesa più autonoma, più integrata, più efficiente. Ma è anche un libro in anticipo, perché mostra che le ragioni del blocco europeo non nascono ieri, né con la guerra in Ucraina, né con il ritorno della minaccia russa: sono radicate in una storia lunga, in una struttura di interessi e in una cultura politica che da oltre sessant’anni impediscono all’Europa di fare davvero ciò che dice di voler fare.

Il pregio maggiore del libro è la chiarezza brutale della sua tesi. La cooperazione europea negli armamenti non è un processo incompiuto che attende solo una correzione tecnica o qualche buona riforma istituzionale. È, al contrario, un sistema che produce la propria incompiutezza. Non siamo davanti a un cantiere lasciato a metà, ma a una macchina politica e industriale che continua a generare compromessi, ritardi, duplicazioni, veti e parziali fallimenti perché è costruita proprio su questo equilibrio instabile. Frasca non concede nulla alle illusioni consolatorie. Ci dice che il problema non è l’assenza di volontà astratta, ma la presenza molto concreta di interessi nazionali che si difendono dietro la parola cooperazione.

È qui che il libro acquista un valore che va oltre la storia dell’industria militare. Perché in fondo la difesa europea è il luogo dove l’Europa mostra con maggiore crudezza la propria verità politica: tutti riconoscono la necessità dell’unità, ma quasi nessuno è disposto a pagare il prezzo dell’unità. E quel prezzo si chiama cessione di sovranità, rinuncia al controllo industriale, subordinazione dell’interesse nazionale a un disegno comune. Proprio su questo terreno il libro colpisce nel segno.

 

Una genealogia del fallimento europeo

La forza dell’opera sta anche nella sua architettura. Frasca ricostruisce l’evoluzione della cooperazione europea nella produzione degli armamenti dal secondo dopoguerra al 2025, seguendo i grandi programmi, le istituzioni nate e cresciute nel tempo, i tentativi di coordinamento e le loro ricadute concrete. Il risultato non è una semplice cronaca. È una genealogia del fallimento, o meglio del fallimento strutturale, che si ripresenta sotto forme diverse ma con meccanismi sorprendentemente stabili. Tornado, Jaguar, Eurofighter, A400M, NH-90, fino ai programmi più recenti come FCAS e MGCS: ogni esperienza conferma che la questione non riguarda soltanto la tecnologia o il bilancio, ma il conflitto permanente tra logica industriale, sovranità nazionale e ambizioni strategiche.

Frasca insiste su un punto decisivo: i successi europei esistono, e sarebbe sciocco negarlo. Ma anche i casi migliori dimostrano che la cooperazione funziona quando il numero dei partner è limitato, quando i requisiti operativi sono abbastanza convergenti, quando la spartizione del lavoro non diventa un campo di battaglia politico. Appena queste condizioni si allargano, il sistema si inceppa. In questo senso il libro ha il merito raro di non scambiare alcune riuscite per la prova che il problema sia stato risolto. Le riuscite, semmai, servono a capire quanto eccezionali siano state.

Uno dei passaggi più convincenti riguarda il cosiddetto ritorno nazionale, cioè la pretesa di ciascun Paese di ricevere una quota industriale proporzionale al proprio contributo finanziario. È qui che la politica distrugge l’economia del programma comune.

Laddove la razionalità produttiva suggerirebbe di concentrare il lavoro dove esistono competenze, efficienza e capacità, la razionalità politica impone di distribuire la produzione in funzione degli equilibri nazionali. Il risultato è noto: costi più alti, tempi più lunghi, doppioni, complicazioni gestionali, inefficienze strutturali. Frasca mostra bene che questa non è una patologia marginale: è il meccanismo centrale che svuota dall’interno la promessa della cooperazione europea.

Da questo punto di vista il libro è anche una riflessione sull’impotenza politica dell’Europa. Perché tutte le istituzioni create nel tempo, dall’OCCAR all’EDA fino agli strumenti più recenti, hanno una caratteristica comune: sembrano nate per coordinare, ma non per decidere davvero. La stessa proposta, anticipata già nella tesi originaria, di un’agenzia europea con poteri vincolanti resta il fantasma che accompagna tutta la lettura: ciò che sarebbe servito davvero, e che l’Europa ha sistematicamente evitato di costruire.

Molto acuta è anche la lettura del dopo 2022. La guerra in Ucraina, che tanti hanno raccontato come una possibile occasione fondativa per la difesa europea, in questo libro assume un significato più sobrio e più realistico. La crisi non ha creato un’Europa nuova: ha mostrato la nudità di quella esistente. Magazzini insufficienti, dipendenze da fornitori esterni, incapacità di produrre rapidamente munizioni e sistemi, frammentazione degli acquisti: tutto questo non nasce nel 2022, ma esplode alla luce del 2022.

Frasca coglie con precisione il punto: la guerra non spezza il vecchio schema, semmai lo illumina. E persino i progressi recenti restano parziali, dal momento che la cooperazione negli acquisti rappresenta ancora solo il 18 per cento della spesa totale, contro un obiettivo del 35 per cento fissato dall’EDA.

 

Un libro utile proprio perché non è consolatorio

Il libro è severo, e fa bene a esserlo. Non indulge nella mitologia di Bruxelles, non si lascia sedurre dalla proliferazione di sigle, fondi, piani e dichiarazioni. Questo lo rende particolarmente utile oggi, quando l’Europa vive una stagione di retorica armata e di ottimismo di facciata.

Frasca ci ricorda che l’integrazione industriale non coincide con l’integrazione politica e che, in molti casi, l’industria privata europea si muove più velocemente e con maggiore realismo delle istituzioni. I tre scenari finali sono perciò la parte più politica del volume: convergenza sotto pressione esterna, riarmo frammentato, integrazione per accumulo industriale. E la sensazione che si ricava è che il secondo e il terzo scenario siano, oggi, molto più probabili del primo.

In definitiva, questo è un libro importante perché toglie il velo a una delle grandi ipocrisie europee. L’Europa della difesa non è bloccata per mancanza di analisi, ma per eccesso di sovranità gelosamente custodite. Non le manca la diagnosi: le manca il coraggio della terapia. Francesco Frasca offre una ricostruzione ampia, documentata e soprattutto spietatamente coerente di questa verità. Ed è proprio questa coerenza che rende il volume prezioso non soltanto per studiosi, militari o addetti ai lavori, ma per chiunque voglia capire perché il continente che parla tanto di autonomia strategica continui, nei fatti, a produrre dipendenza, frammentazione e lentezza.

È una recensione che si chiude con un’impressione netta: più che un libro sulla cooperazione europea negli armamenti, questo è un libro sulla natura profonda dell’Europa contemporanea. E forse il suo merito più grande è proprio questo: dimostrare che la difesa non è un capitolo tecnico, ma il punto in cui la verità politica dell’Unione diventa impossibile da nascondere.

 

Francesco Frasca

Industria della Difesa e Cooperazione Europea: Analisi delle Contraddizioni Strutturali (1960–2025)

Editore Lulu

Pubblicazione: marzo 2026

ISBN 9781291747454

Pagine 246

Prezzo Euro 42

 

Giuseppe GaglianoVedi tutti gli articoli

Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, con la finalità di studiare in una ottica realistica le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica (Ege). Gagliano ha pubblicato quattro saggi in francese sulla guerra economica e dieci saggi in italiano sulla geopolitica.

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