Italia, Spagna e Francia negano agli Stati Uniti l’uso di basi per la guerra all’Iran

Su allarga la frattura tra gli Stati Uniti e alcuni partner europei della NATO dopo un mese all’attacco di USA e Israele all’Ian.
L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base aerea siciliana di Sigonella per il transito di due aerei da combattimento diretti in Medio Oriente per le operazioni contro l’Iran. la notizia, diffusa dal Corriere della Sera il 31 marzo, ha successivamente trovato conferme e l’episodio risalirebbe a qualche giorno prima.
Palazzo Chigi in una nota ha sottolineato che in seguito a tale decisione “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”.
Mei giorni precedenti sembra che anche due aerocisterne KC-135KL dell’USAF sia stata negato il permesso di atterraggio mentre erano impegnati a rifornire in volo i velivoli da combattimento operativi contro l’Iran.
Il governo “continuerà ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del governo e del Parlamento”.
Su X il ministro della Difesa Guido Crosetto ha aggiunto che: “ Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Il Governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i Governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento ed alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni.

Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Tertium non datur. In ultimo voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli USA, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”.
L’intesa bilaterale stipulata tra Roma e Washington per l’utilizzo delle basi militari in Italia (Bilateral Infrastructure Agreement” – BIA) il 20 ottobre 1954 resta segreta.
In conformità al documento “sono stati approvati nel corso degli anni vari memorandum d’intesa tecnici e locali per regolamentare diversi aspetti connessi all’uso delle singole basi”. Uno degli ultimi aggiornamenti risale al 1995. Il principio è che le basi militari utilizzate dagli Stati Uniti in Italia sono “soggette a una duplice forma di controllo operata dalle autorità militari statunitensi e italiane”.
Competenze e ruoli sono però differenti. “I comandanti delle basi sono militari italiani ma essi non hanno poteri di controllo sostanziale sulle attività poste in essere dagli Stati Uniti, poiché si limitano a decidere in materia di numero dei voli, orari dei voli, responsabilità di assistenza al traffico aereo”.
È a Washington e ai suoi comandanti che, stando al documento, compete il controllo di carattere militare sul personale, l’equipaggiamento e i tipi di attività che vengono realizzate dagli Stati Uniti”. Nel 2003, l’allora ministro della Difesa Antonio Martino sottolineò in comunicazioni al Parlamento che il BIA aveva “una elevata classifica di segretezza” e non poteva essere “declassificato unilateralmente”.

Accordi con Washington per l’utilizzo di basi militari sono stati sottoscritti anche da altri Paesi europei. Tra questi la Spagna, nel 1953, ancora prima che divenisse membro della Nato. E Madrid ha rivendicato di aver rispettato l’intesa bilaterale anche in occasione del suo diniego all’utilizzo americano di due basi (la navale Rota e l’aerea Moron) in Andalusia per mezzi militari diretti verso l’area di guerra in Medio Oriente.
Madrid “non prevede” che gli Stati Uniti lascino le basi spagnole in Andalusia, dopo l’intenzione dichiarata dal segretario di Stato Usa, Marco Rubio, di rivedere le relazioni per il divieto spagnolo di utilizzo di Rota e Moròn.
“E’ uno scenario che non prevediamo perché le basi americane stanno realizzando un importante lavoro in tempo di pace e siamo sicuri che in questi scenari continueremo a collaborare”, ha assicurato la ministra della Difesa, Margarita Robles, che ha riconosciuto di non sapere come evolverà la situazione, ma ha insistito sul fatto che il no alla guerra del governo di Pedro Sanchez “non è un ostacolo” perché la Spagna continui a essere un Paese “fermamente impegnato per la pace e il multilateralismo”.
Durante l’audizione in commissione, la ministra ha chiarito che il veto all’utilizzo delle basi per fini offensivi militari, che riguarda anche l’uso dello spazio aereo, è stato disposto da Madrid “nello stesso momento in cui è cominciato l’attacco all’Iran” di Usa e Israele, lo scorso 28 febbraio. Ha specificato che è limitato esclusivamente ai voli di supporto all’operazione Epic Fury, segnalando che la stessa posizione della Spagna “è stata adottata da altri Paesi”, non specificati.
“Questa decisione non comporta in assoluto una rottura del legame transatlantico né un abbandono della nostra responsabilità per la dissuasione e la difesa collettiva dei nostro soci e alleati” della NATO, ha insistito Robles. “Le basi continuano a funzionare con l’unico limite che in nessun caso si possa realizzare da loro alcuna azione per sostenere o favorire la guerra in Iran”, ha aggiunto.

Il 31 marzo Donald Trump ha accusato la Francia di non aver permesso agli aerei diretti in Israele, carichi di rifornimenti militari, di sorvolare il territorio francese. La Francia è stata molto inutile con noi nei confronti del ‘Macellaio dell’Iran‘, che è stato eliminato con successo! Gli Stati Uniti non dimenticheranno!”, ha scritto su Truth.
Secondo quanto riferito a Reuters da un diplomatico occidentale e da due fonti informate, la Francia avrebbe effettivamente negato lo scalo di aerei statunitensi diretti in Israele carichi di armi statunitensi destinate all’impiego nel conflitto contro l’Iran.
Una fonte militare citata da BFM TV ha precisato che non è stata introdotta alcuna restrizione al sorvolo per gli aerei militari statunitensi, aggiungendo che restano invariate le condizioni per gli atterraggi, consentiti unicamente ai velivoli di trasporto logistico sulle basi di Istres e Avord.
La reazione a Washington
Trump ha alzato ulteriormente i toni nei confronti degli alleati che non hanno aderito all’offensiva contro Teheran, invitandoli ad agire con “coraggio” e a prendere il controllo dello stretto di Hormuz, chiuso dall’Iran e cruciale per il traffico energetico globale.
“La parte più difficile è finita, andate a prendervi il vostro petrolio”, ha scritto, sostenendo che gli Stati Uniti dispongono di sufficienti risorse energetiche e non hanno urgenza di riaprire il passaggio marittimo. Il presidente americano ha criticato in particolare i Paesi dipendenti dalle forniture del Golfo, come il Regno Unito, esortandoli prima ad acquistare petrolio dagli Stati Uniti e poi a “trovare un po’ di coraggio” per intervenire direttamente nello stretto.

“Dovete imparare a combattere per voi stessi. Gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi”, ha aggiunto, lasciando intendere una possibile riduzione dell’impegno militare americano nella regione una volta raggiunti gli obiettivi principali contro l’Iran.
il segretario americano alla Guerra, Pete Hegseth, il presidente Trump “sta sottolineando che non si può parlare di una vera alleanza se ci sono Paesi che non sono disposti a sostenerti quando ne hai bisogno”.
Hegseth, senza citare alcun paese nello specifico, ha aggiunto che gli attacchi iraniani “non raggiungono nemmeno gli Stati Uniti, ma gli alleati e altri paesi, eppure quando chiediamo ulteriore assistenza o semplicemente l’autorizzazione per un sorvolo di base, ci troviamo di fronte a domande, ostacoli o esitazioni”.
Gli Usa restano “impegnati a portare avanti il conflitto alle nostre condizioni non ci sono dubbi al riguardo. Per quanto riguarda la NATO, la decisione spetterà al presidente”, ma “molte cose sono venute alla luce, il mondo ha potuto constatare ampiamente cosa i nostri alleati sarebbero disposti a fare per gli Stati Uniti quando intraprendiamo un’impresa di questa portata a nome del mondo libero”, ha concluso.
Foto: Casa Bianca, US Navy, NATO/NSRF e USAF
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