USA a corto di armi: in forte ritardo le forniture di missili Tomahawk al Giappone – AGGIORNATO

(Aggiornato alle ore 22,30)
La fornitura al Giappone di 400 missili da crociera Tomahawk ordinati agli Stati Uniti rischia di subire ritardi a causa della riduzione delle scorte americane provocata dal conflitto in Medio Oriente in cui oltre 500 missili di questo tipo sono stati impiegati per colpire obiettivi in Iran.
Lo riferisce Bloomberg, che cita fonti a conoscenza del dossier. Il contratto per l’acquisto di missili Tomahawk per un valore di 2,35 miliardi di dollari era stato firmato nel 2024. Secondo quanto riferito, Washington ha informato Tokyo che le consegne previste entro marzo 2028 subiranno ritardi. Non è ancora chiaro se questi slittamenti impediranno agli Stati Uniti di completare integralmente la fornitura entro la scadenza prevista tenuto conto che la Mtrina nipponica ha integrato i missili da crociera nelle dotazioni dei suoi cacciatorpediniere.

Secondo Bloomberg, prima dell’inizio dell’operazione contro l’Iran gli Stati Uniti disponevano di circa 4mila missili Tomahawk in magazzino, comprese versioni più vecchie e varianti antinave. Nel 2025 la RTX Corp. avrebbe prodotto circa 100 nuovi missili.
Nel corso del conflitto, aggiunge la testata, gli Stati uniti avrebbero impiegato una quantità di Tomahawk equivalente a oltre due anni della produzione complessiva.
In realtà uno studio del britannico RUSI pubblicato il 24 marzo segnalava che ben 535 Tomahawk erano stati impiegati solo nei opriumin16 giorni di guerra mentre le stime del Washington Post riferiscono di 850 Tomahawk lanciati nelle prime quattro settimane di guerra, più di ogni altro conflitto precedente come evidenzia la tabella del think-tank statunitense Center for Strategic and International Studies (CSIS) riportata qui sotto.

Nella campagna contro l’Iraq guidato dal regime di Saddam Hussein nel marzo/aprile 2003 ne vennero impiegati 802. Le riserve di Tomahawk disponibili ammonterebbero a circa 3,.000 missili e il trend attuale di impiego, osserva il CSIS, pone dei problemi di reintegro delle scorte al termine dell’Operazione Epic Fury e, più in generale, agli armamenti statunitensi nel loro complesso. Sarà necessario del tempo, in altri termini, con rischi a breve termine per la sicurezza degli Stati Uniti.
Foto RTX, US Navy e CSIS
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