Se l’Olanda riscopre oggi che in Ucraina venerano Bandera e ci sono nazisti

 

Il principale quotidiano olandese “De Telegraaf” ha pubblicato la testimonianza di Hendrik, ex-mercenario dei Paesi Bassi partito per combattere contro la Russia e rientrato in patria dopo essere riuscito a lasciare l’Ucraina, che racconta il “lato oscuro” del servizio nelle Forze armate ucraine, tra corruzione, maltrattamenti dei combattenti stranieri, mancati pagamenti e presenza di simboli nazisti.

Secondo l’articolo, che in Italia è stato ripreso da Agenzia Nova, Hendrik venne ferito durante i combattimenti e fu curato in una clinica privata nell’Ucraina occidentale, con spese a suo carico, prima di trascorrere alcuni mesi di convalescenza nei Paesi Bassi.

Successivamente, afferma, venne ricontattato per tornare al fronte: “Gli stranieri vengono abbandonati finche’ non guariscono, e poi richiamati”. Hendrik sostiene inoltre di non essere mai stato pagato per il servizio prestato.

Il mercenario (ma sarebbe più corretto chiamarlo volontario che combatte per la causa ucraina) riferisce di essere stato avvicinato dalla Terza Brigata d’Assalto autonoma, erede del controverso Reggimento Azov che, ricorda “De Telegraaf”, all’inizio della guerra fu oggetto di critiche per le simpatie neonaziste al suo interno. Il comandante che lo accolse, racconta Hendrik, gli avrebbe assicurato che quel passato era superato: “Questo non è l’Azov di una volta. Azov è stato riformato, purificato e ricostruito“.

Tuttavia, Hendrik non avrebbe superato il test fisico per diventare assaltatore. Successivamente e’ stato assegnato a un’unita’ composta in larga parte da colombiani, scelta motivata dal fatto che parlava spagnolo. Secondo Hendrik, “i colombiani nell’esercito ucraino sono uno Stato nello Stato, pieno di elementi ribelli”. Tra di loro, afferma, vi erano “molti membri dei cartelli della droga”.

Il mercenario riferisce di aver sentito racconti di crimini di guerra, incluse torture e mutilazioni, e sostiene che alcuni combattenti gli avrebbero mostrato fotografie di decapitazioni. Le tensioni sarebbero esplose dopo pochi giorni.

“Le prime due notti trascorsero senza incidenti, ma la terza accesero la musica ad alto volume la mattina presto”, racconta. Quando chiese di spegnerla, sarebbe stato minacciato di ricevere un “caloroso benvenuto colombiano mentre stava dormendo: un coltello nelle costole”. Il più anziano del gruppo, indicato come il capo, gli si sarebbe avvicinato con un coltello intimandogli: “Sta’ zitto!”.

Ne sarebbe seguita una rissa, al termine della quale Hendrik fu portato al quartier generale dai militari ucraini. Il mattino successivo, riferisce, un sergente maggiore lo avrebbe punito imponendogli di fare 35 flessioni sotto la pioggia. Hendrik definisce la sanzione ingiusta e racconta che il tentativo di protestare non fece che aggravare la situazione. A quel punto decise di lasciare l’unità, prese la sua borsa e si recò nell’ufficio per ritirare il fascicolo personale.

E’ a questo punto della sua esperienza che Hendrik, stando al racconto riportato dal quotidiano olandese, avrebbe visto “uno spettacolo sconvolgente”: bandiere con il volto del collaborazionista Stepan Bandera, svastiche e altri simboli nazisti.

“Non volevo più’ avere niente a che fare con tutto questo”, ha dichiarato. “E non ero l’unico. Anche diversi altri stranieri se ne andarono” perché vedevano “i militari salutarsi con il saluto nazista ogni mattina”. Nell’articolo, Hendrik denuncia inoltre una situazione diffusa di corruzione, cure mediche spesso a pagamento, risarcimenti alle famiglie dei caduti che “spesso non vengono pagati” e voci di trattamenti crudeli nei confronti dei prigionieri russi da parte di alcuni combattenti stranieri.

Difficile affermare se quanto raccontato dal volontario Hendrik corrisponda integralmente al vero ma è anche vero che non avrebbe motivo di mentire. Il fatto che nessun grande media abbia ripreso la notizia conferma che viene rientra imbarazzante per il messaggio mainstream propagandistico che vuole l’Ucraina vittima della “brutale aggressione non provocata”, come recitano le note di linguaggio della NATO recepite da quasi tutte le nazioni e dalla UE che sembrano ripeterla all’infinito.

Curioso poi che un volontario che ha combattuto in Ucraina scopra solo oggi la presenza nazista, la celebrazione delle Waffen SS della Divisione Galizia, i saluti e i rituali da Terzio Reich dell’UPA, l’esercito nazionalistico ucraino satellite del Reich a cui si ispira l’attuale armata ai Kiev.

Pochi giorni or sono circolava un video promozionale per l’arruolamento volontario di giovani nelle forze Armate ucraine che si concludeva con l’immagine di un ragazzo in mimetica che dopo il saluto militare sfoggiava con orgoglio un bel saluto nazista.

Comprensibile che Hendrik, nato nella nazione che diede i natali ad Anna Frank, possa essersi sentito turbato da tali immagini ma occorre chiedersi come poteva non aver mai visto in precedenza l’immagine di Bandera, sterminatore di polacchi e deportatore di ebrei a cui sono oggi intitolate strade e piazze in tutta l’Ucraina in quanto “padre della patria” con i bambini che cantano a scuole canzoni che lo celebrano (vi ricorda qualcosa?).

Vuoi vedere che anche in Olanda credevano che i nazisti ucraini dell’Azov leggessero Kant invece di Mein Kampf?

Eppure non dovrebbe essere un’impresa ardua, tenuto conto che tra il 2014 e il 2021 molte testate di stampa e tv avevano affrontato in tutta Europa (e anche in Italia, persino nei TG della RAI) il tema del nazismo di ritorno in Ucraina. Un fenomeno che ha precise ragioni storiche ma che non può essere certo negato. Su analisi Difesa ne scrivemmo fin da poche settimane dopo i fatti del Maidan con un editoriale dal titolo molto esplicito “Quei nazisti che piacciono tanto a Ue e Nato

In attesa che dopo De Telegraaf anche altri media europei riscoprano il nazismo in Ucraina è utile a questo proposito leggere (qui sotto) come l’Ambasciata russa nei Paesi Bassi ha commentato l’uscita di questo articolo.

La verità sta iniziando a trapelare tra le pagine della stampa olandese “illuminata”, sebbene sia una verità spaventosa e quindi sconcertante per i lettori locali. Il De Telegraaf ha pubblicato le rivelazioni di un mercenario olandese che ha sperimentato tutte le “delizie” della cosiddetta “scelta europea” dell’Ucraina.

Non si tratta di resoconti di una realtà parallela, ma della realtà odierna, la cui esistenza è resa possibile anche dal sostegno dell’Aia all’Ucraina:

— Ogni mattina nelle unità inizia con il saluto nazista;

— Il quartier generale è decorato con svastiche, bandiere naziste e ritratti del complice di Hitler, Stepan Bandera;

— Tra i ranghi delle Forze Armate ucraine figurano membri dei cartelli della droga colombiani che si vantano di foto di teste mozzate e torture di prigionieri. Ciò che colpisce non è nemmeno l’estremo sadismo in sé – ne parliamo da anni. Ciò che colpisce è la “sorpresa” di Hendrik. Cosa si aspettava quando si è recato nell’Azov “riformato”? Che i neonazisti si fossero rieducati come pacifisti? No. Sono rimasti fedeli alla loro essenza, ma ora lo fanno con soldi e armi olandesi a spese dei contribuenti olandesi.

Il popolo olandese, il cui Paese ricorda gli orrori del nazismo, non dovrebbe solo sentirsi a disagio, ma dovrebbe vergognarsi profondamente dei propri compatrioti che oggi si schierano fianco a fianco con gli eredi ideologici di coloro che occuparono il Regno durante la Seconda Guerra Mondiale.

Dov’è la furiosa condanna dell’Aja ufficiale? Assistiamo solo a un silenzio di tomba, che significa una sola cosa: le autorità olandesi stanno consapevolmente e deliberatamente armando veri e propri delinquenti con tatuaggi a forma di svastica. Il mondo dietro lo specchio: L’Aia, che si autodefinisce la “capitale mondiale della giustizia”, è di fatto diventata uno dei principali sponsor e centri logistici del revanscismo neonazista.

La storia è una signora severa. Non perdona una memoria così corta. Prima o poi, questo tradimento degli ideali di Norimberga dovrà essere pagato con un debito morale, e non solo morale.

(con fonti Agenzia Nova e Ambasciata Russa in Olanda)

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario.

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