Le smanie bellicose di Ursula von der Leyen

Forse ispirata dall’autoreferenzialità di Donald Trump, anche il presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen sembra ormai nutrire un ego smisurato che la induce a travalicare ancora una volta i poteri della Commissione europea.
Comer accade anche al presidente statunitense, sembra che nulla affascini più del “military power” i sogni di gloria della signora von der Leyen, che è ricaduta in un errore già commesso in passato.
A inizio settembre dello scorso anno aveva affermato che esistevano “piani piuttosto precisi” per il dispiegamento di truppe europee in Ucraina ma era stata duramente ripresa dal connazionale Boris Pistorius, ministro socialdemocratico della Difesa tedesca. “La Ue non ha alcun mandato né competenza sul posizionamento delle forze armate. Andrei piuttosto cauto nel commentare considerazioni del genere. Si tratta di questioni di cui non si discute prima di sedersi al tavolo dei negoziati con le molte parti che hanno voce in capitolo” dichiarò Pistorius.
Per confermare la tendenza ad avventurarsi ben oltre i limiti del suo mandato, il 12 gennaio von der Leyen ha riferito ad alcuni giornalisti che “per l’Unione europea è fondamentare accelerare sul piano di pace in 20 punti discusso da Zelensky con Trump a fine dicembre. In questa fase i principi di base sono chiari: la prima linea di difesa sarà ed è costituita dalle forze armate ucraine e sarà compito dell’Ue fare in modo che siano ben equipaggiate”.
Per von der Leyen “la seconda linea è la Coalizione dei Volenterosi, composta da 35 Paesi, la maggior parte dei quali appartenenti all’Ue, oltre a Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Turchia”, ha detto ripresa dal Corriere della Sera. “È molto positivo che gli americani siano coinvolti, in particolare nella verifica e nel monitoraggio, ma anche con una funzione di garanzia finale. A questo punto, le garanzie di sicurezza sul tavolo sono sostanziali, solide e ben definite. Ora la Russia deve dimostrare di essere interessata alla pace”.

Affermazioni che nessuno questa volta ha criticato ma che sono ampiamente infondate e soprattutto avulse dai compiti dell’Unione Europea, che non ha competenze sull’impiego delle truppe degli Stati membri. Peraltro, molte delle affermazioni di von der Leyen non corrispondono alla realtà.
Non vi sono certezze circa le garanzie statunitensi a una forza europea schierata in Ucraina poiché finora Washington ha accettato solo di offrire una ricognizione satellitare.
Non è vero che 35 nazioni europee ed extra-europee sono disponibili a inviare truppe in Ucraina. Al contrario, la gran parte tra cui Germania, Italia e Polonia non intendono inviare neppure un soldato sul suolo ucraino. Al momento solo Francia e Gran Bretagna sembrano orientate a mettere insieme circa 10/12 mila militari a cui aggiungere forse i contributi simbolici di qualche nazione baltico-scandinava.
Del tutto insufficienti a costituire quella “seconda linea di difesa” di cui parla (senza cognizione di causa) von der Leyen, considerato che il Piano in 20 punti a cui fa riferimento il presidente della Commissione prevede forze armate ucraine, cioè la “prima linea”, di ben 800 mila militari. Un numero a dire il vero insostenibile in tempo di pace anche per nazioni ben più popolose dell’Ucraina.
I sogni di gloria militare di Ursula von der Leyen, che fu un discusso ministro della Difesa del governo di Angela Merkel, non sembrano quindi avere fondamenta concrete. A ben guardare però, tutto il dibattito sulle truppe europee in Ucraina che tiene banco da quasi un anno resta basato sul nulla, in termini concettuali ancor prima che numerici.

Per giungere a un accordo di pace, condizione necessaria a schierare in Ucraina le truppe europee, i russi pretendono da Kiev cessioni territoriali, neutralità e assenza di truppe di nazioni aderenti alla NATO sul suolo ucraino. Se vi saranno, ha precisato più volte Mosca, saranno considerate obiettivi legittimi dalle forze armate russe.
Appare quindi evidente che truppe europee potranno forse andare a combattere al fianco degli ucraini (opzione però respinta anche da “volenterosi” più accesi) ma non schierarsi in Ucraina dopo un eventuale e per ora improbabile accordo di pace-
Quindi il ”generale” von der Leyen di cosa parla? A quale seconda linea si riferisce?
La Commissione farebbe meglio a riferire sui danni probabilmente inflitti al gigantesco deposito sotterraneo di gas di Bilche-Volitsko-Uhersky, distrutto secondo fonti russe dal missile balistico ipersonico Oreschnik lanciato dai russi nei giorni scorsi. Il deposito, che ha una capacità di 17,05 miliardi di metri cubi, ovvero oltre il 50% della capacità totale di tutti i depositi in Ucraina è il secondo più grande sito di stoccaggio sotterraneo di gas naturale in Europa.

L’infrastruttura, gestita da Ukrtransgaz, costituisce (o forse costituiva) un elemento strategico per la sicurezza energetica dell’Ucraina e dell’Europa, facilitando l’accumulo di riserve di gas durante l’estate per l’uso invernale e supportando il transito del gas verso i mercati europei.
Kiev nega la distruzione della grande infrastruttura contenente molti miliardi di euro in gas, affermando che il missile ipersonico russo, non intercettabile da nessun sistema di difesa aerea, ha colpito un impianto ucraino per la riparazione degli aerei vicino a Leopoli.
Un obiettivo del genere poteva però essere colpito dai russi con armi meno costose e inoltre, l’improvviso e forte aumento del prezzo del gas alla Borsa di Amsterdam, determinatosi subito dopo il lancio dell’Oreshnik, induce a ritenere credibile che le riserve di gas europee siano state fortemente ridotte, in pieno inverno, dall’attacco missilistico russo.
Ufficialmente gli operatori attribuiscono il rialzo che ha portato a sfiorare i 37 euro al megawattora, alle condizioni climatiche e alle tensioni geopolitiche. Fattori però già ben presenti nelle scorse settimane. Appare quindi probabile che nessuno confermerà la distruzione del grande deposito sotterraneo di gas proprio per il suo impatto economico e strategico.

Invece di preoccuparsi della drammatica situazione energetica in cui le due commissioni europee da lei guidate hanno ridotto l’Europa, Ursula von der Leyen (ma ormai dovremmo soprannominarla “von der Rommel”) preferisce puntare tutto sulla Difesa proponendo un ambizioso bilancio UE per il periodo 2028-2034 con un forte aumento dei fondi per la difesa e lo spazio, raggiungendo circa 131 miliardi di euro, cinque volte di più rispetto al periodo precedente, oltre ovviamente ai 90 miliardi di euro promessi per quest’anno all’Ucraina.
Ma Ursula von der Leyen è riuscita negli ultimi giorni a occuparsi di un altro tema spinoso, questa volta in contrapposizione non con la Russia ma con gli Stati Uniti.
Il presidente della Commissione europea ha ribadito infatti che “la Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia. Nella nostra proposta di bilancio abbiamo raddoppiato i finanziamenti alla Groenlandia, portandoli a circa 530 milioni il che dimostra il nostro impegno per il partenariato e l’importanza della sicurezza artica».

Il 15 gennaio il presidente della Commission e europea ha aggiunto che “quello che è chiaro è che la Groenlandia può contare su di noi, politicamente, economicamente e finanziariamente”.
“Le discussioni sulla sicurezza dell’Artico sono prima di tutto un tema centrale per la NATO. Ma voglio sottolineare che l’Artico e la sua sicurezza sono argomenti principali anche per l’Ue e hanno una enorme importanza per noi. Questa è un’altra ragione per cui abbiamo raddoppiato gli investimenti e il supporto in Groenlandia”, ha ricordato. “Continueremo il nostro lavoro sulla sicurezza dell’Artico con i nostri partner e alleati, inclusi gli Stati Uniti”.
Certo che se il vertice della Ue definisce ancora gli Stati Uniti “alleati” e guarda all’Artico come un’area di interesse condiviso con Washington, significa che quanto sta accadendo in Groenlandia non sta insegnando nulla a nessuno in Europa.

Più reattivi degli europei sembrano essere i canadesi, che in queste ore stanno riallacciando importanti relazioni economiche e politiche con la Cina dopo anni di forti tensioni in un summit definito da molti “storico”.
Un cambiamento di assetto strategico determinato prioritariamente dall’aggressività e dalla tracotanza della Casa Bianca nei confronti del Canada, che Trump aveva minacciato addirittura di annessione agli Stati Uniti come la Groenlandia.
In attesa che a che in Europa si distinguano meglio amici e nemici, alla Commissione Ue sarebbe utile ricordare che la Groenlandia non fa parte dell’Unione (a differenza della Danimarca) da cui è uscita nel 1985. Nel marzo 2024, prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, von der Leyen ha visitato l’isola, inaugurato un ufficio di rappresentanza e annunciato stanziamenti per quasi 100 milioni di euro.
Curioso notare che von der Leyen considera come priorità della Ue nel 2026 l’Ucraina e la Groenlandia nonostante nessuna delle due nazioni faccia parte dell’Unione.
Foto: Ministero Difesa Tedesco, Commissione Europea, TASS e Ukrtransgaz
Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario.







