Perdite nella guerra in Ucraina: il rapporto del CSIS e qualche dubbio

 

In Occidente continuano a susseguirsi rapporti e studi tesi a confermare enormi perdite umane nel conflitto in Ucraina, soprattutto tra le fila russe.

Secondo una nuova analisi del Center for Strategic and International Studies (CSIS) statunitense, il numero totale delle vittime militari – tra morti, feriti e dispersi – potrebbe raggiungere i due milioni già entro la prossima primavera, segnando uno dei bilanci umani più gravi dei conflitti moderni in Europa.

Anche questo rapporto evidenzia come la Russia stia pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane. Dall’inizio dell’invasione, nel febbraio 2022, Mosca avrebbe accumulato circa 1,2 milioni di vittime militari complessive, di cui tra 275.000 e 325.000 soldati uccisi.

Solo nel 2025, secondo le stime, si sarebbero aggiunte circa 415.000 nuove vittime. Numeri che, sottolinea il CSIS, superano complessivamente le perdite statunitensi in Corea, Vietnam, Guerra del Golfo, Afghanistan e Iraq messe insieme, e risultano cinque volte superiori a quelle subite dalla Russia e dall’Unione Sovietica in tutti i conflitti successivi alla Seconda Guerra Mondiale.

Nonostante una popolazione molto più ampia rispetto a quella Ucraina, la Russia starebbe sacrificando uomini e risorse per ottenere guadagni territoriali minimi. L’analisi definisce il “costo di sangue” dell’invasione una vera e propria vulnerabilità strategica per Mosca, affermando che il Paese è “in declino come grande potenza”.

Il ritmo dell’avanzata russa, infatti, è descritto come estremamente lento, persino inferiore a quello delle offensive britanniche sulla Somme o statunitensi a Belleau Wood durante la Prima Guerra Mondiale. Secondo il CSIS, sul piano puramente militare le forze ucraine avrebbero finora retto meglio l’impatto del conflitto. Il rapporto parla di un rapporto di perdite tra due a uno e due e mezzo a uno a sfavore della Russia, il che significherebbe che, finora, sarebbero morti circa cinque soldati russi ogni due ucraini. Una stima che, pur evidenziando la durezza dei combattimenti per entrambe le parti, contrasta con le cifre fornite da Kiev.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha infatti sostenuto in passato che le perdite russe sarebbero quasi otto volte superiori a quelle ucraine. Guardando al futuro, lo studio segnala ulteriori problemi all’orizzonte per la Russia, legati al rientro di decine di migliaia di soldati da un esercito gonfiato dalle esigenze belliche.

Il CSIS avverte che molti veterani, inclusi individui con precedenti penali o fortemente traumatizzati dall’esperienza di combattimento, potrebbero contribuire a un aumento della criminalità violenta. Secondo il rapporto, casi di omicidi e aggressioni commessi da ex combattenti rientrati dall’Ucraina sono già in crescita all’interno della Federazione Russa.

Allo stesso tempo, il trauma da combattimento non risparmia l’Ucraina. Anche Kiev, sottolinea l’analisi, ha cercato di rafforzare le proprie forze armate ricorrendo al reclutamento di detenuti, un fattore che lascia presagire difficoltà sociali e psicologiche nel dopoguerra per entrambi i Paesi. Il possibile raggiungimento dei due milioni di vittime rappresenta un balzo significativo rispetto alle precedenti stime, che prevedevano circa 1,4 milioni di vittime complessive entro l’estate del 2025. Un dato che conferma come il conflitto, lungi dall’essere vicino a una conclusione, continui a consumare risorse e vite umane a un ritmo allarmante.

Anche il rapporto del CSIS sembra ribadire concetti difficilmente dimostrabili tenendo conto delle superiorità di  truppe e soprattutto di potenza di fuoco che la Russia vanta in modo progressivamente crescente sul nemico.

Possibile che le perdite russe siano cresciute nel 2024 e nel 2025 proprio mentre la loro superiorità numerica in uomini, armi, munizioni si è ingigantita al punto da soverchiare ed eliminare in molti casi buona parte delle difese ucraine prima che le truppe di Mosca entrino in contatto con le linee nemiche, come hanno raccontato molti ufficiali e militari ucraini in prima linea.

Siamo davvero certo che i russi perdano così tante truppe ma riescano comunque ad arruolare circa 400 mila volontari a contratto ogni anno?

I russi combattono con truppe volontarie, gli ucraini devono reclutare a forza gli uomini in età da soldato nelle strade che si nascondono o cercano di abbandonare il paese per sfuggire all’arruolamento e dovremmo credere che le perdite spaventose le stiano subendo i russi?

In assenza di dati ufficiali e soprattutto verificati da fonti neutrali, ognuno può dire la sua testando nell’ambito delle ipotesi o delle stime, ma alcuni fatti rendono alcune analisi e stime poco credibili almeno agli occhi di chi conosce la guerra.

Ieri l’Ucraina ha annunciato di aver ricevuto altri 1.000 corpi di propri soldati dalla Russia, presentati come quelli di soldati ucraini caduti in azione. Mosca, da parte sua, ha dichiarato di aver ricevuto i resti di 38 soldati russi da Kiev.

Nello scambio precedente, Il 19 dicembre l’Ucraina ha ricevuto i corpi di 1003 suoi militari e ha restituito ai russi appena 23 salme. Si tratta di scambi di cadaveri dei caduti concordati a scopo umanitario, per consentire alle famiglie di seppellire i propri cari.

Nel corso del 2005 i russi hanno restituito le salme di oltre 7mila militari ucraini ricevendo in cambio meno di cento spoglie di soldati russi. Un dato che potrebbe aggiungere ulteriori dubbi alle stime occidentali circa le enormi perdite russe.

Stime certo utili a sostenere che la guerra deve continuare perché logora la Russia che ormai sarebbe vicina al punto di rottura. Slogan che politici, media e centri studi sulle due sponde dell’Atlantico ci propinano da quattro anni venendo finora regolarmente smentiti dai fatti.

Simili valutazioni sul crollo imminente della Russia per le tremende perdite subite iniettano carburante nella propaganda di Kiev che vede Zelensky chiedere ai suoi soldati di “uccidere 50mila russi al mese” e costituiscono un incoraggiamento all’Ucraina a non cedere quei territori che i russi pretendono per giungere a un accordio di pace e che in realtà Mosca ha già in gran parte conquistato.

Aspetti comprensibili in un contesto bellico ma che dovremmo ben guardarci dal considerare credibili o realistici proprio perché tesi a influenzare le valutazioni dell’opinione pubblica in Occidente, invitata così a sostenere la guerra credendo ancora al collasso della Russia sotto il peso di enormi perdite militari e gli effetti delle sanzioni.

Un’ultima considerazione. Il rapporto del CSIS sostiene che i russi hanno subito perdite senza precedenti nella Storia recente, registrato 415 mila morti, feriti e dispersi nel solo 2025, hanno migliaia di veterani criminali che minacciano la sicurezza nelle città russe, muoiono a ondate per conseguire guadagni territoriali minimi mentre l’attacco all’Ucraina pone Mosca in una vera e propria vulnerabilità strategica al punto che la Russia viene definita “in declino come grande potenza”.

Se tutto questo è vero come si può continuare a sostenere, come fanno Ue e NATO (che quindi dovrebbero essere consapevoli della  disastrosa situazione militare russa), che dobbiamo riarmarci senza badare a spese (e ai debiti) in vista dell’ imminente invasione russa dell’Europa? Con cosa ci invaderebbero? Con un esercito decimato destinato a subire perdite ancora maggiori contro le forze della NATO?

Foto TASS e Forze Armate Ucraine

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario.

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